domenica, 18 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Prevenire è meglio
Pubblicato il 24-10-2018


I risultati delle elezioni in Baviera hanno registrato la sconfitta dei Partiti tradizionali e l’affermazione di movimenti monovalenti (Verdi) e di formazioni più o meno sovraniste. La Baviera è il Land tedesco più ricco, crescita alta, piena occupazione e avanguardia tecnologica. Mi domando: – Come mai, sono stati puniti i partiti, che la governavano? Evidentemente, i Partiti sconfitti hanno perso la capacità attrattiva. Come vecchio militante socialista, non posso non essere “arrabbiato” verso quelli, che hanno fatto essiccare i valori nobili della politica e verso quelli, che incominciarono a iniettare nell’opinione pubblica il seme del populismo. Come attenuanti elenco la loro superficialità nel valutare le tendenze sociologiche e il pensare di gestire le scelte neoliberiste. Ora, si tratta di curare un corpo sociale, che presenta diverse malattie. Per fare ciò, è necessario conoscere le cause remote e capire gli effetti del dinamismo scientifico ed economico della società. Inoltre, bisogna essere sempre vigili , per poter intuire il pericolo delle tendenze fuorvianti e contro riformiste. Per le persone, ci vogliono Medici e visite periodiche, per la società, ci vogliono Politici e continui approfondimenti. Palomba sosteneva che, per essere un buon politico, bisogna conoscere molte discipline e coltivare nobili valori, senza i quali tutto si essicca o si deforma. Faceva alcuni esempi: “la via dell’amore sfociò in Sodoma e Gomorra” e la virtù della Carità è diventata “fare l ‘elemosina”. La storia è piena di Politici essiccati o deviati. Oggi, è più difficile essere un buon politico, per le infinite e mutevoli interdipendenze tra le culture e le mentalità dei popoli. Tzvetan Todorov divideva il mondo in diversi gruppi: della paura, dell’appetito, del risentimento e dell’indecisione. Recentemente è stato aggiunto quello della speranza. Il gruppo dei Paesi dell’Occidente viene chiamato il “Gruppo della paura”. Negli ultimi decenni, gli elementi provocatori della paura sono aumentati e non sono facilmente individuabili, per la loro natura di carattere psicologico o virtuale. Come non considerare profetiche le parole di Todorov : “La paura dei barbari ci può rendere barbari” e, per paura, “Il rimedio può essere peggiore del male”. Nei Paesi europei, fino alla caduta del muro di Berlino, la politica cercava di conoscere la realtà e assimilarla per trasformarla. Le organizzazioni politiche gareggiavano nel proporre cose tese a neutralizzare le ansie sociali, creare tranquillità economica e sconfiggere la povertà. Le Religioni svolgevano una funzione tesa a neutralizzare il pericolo di degenerazioni laicistiche o radicaleggianti. La fine dell’Urss, fece pensare alle forze politiche dei Paesi dell’Europa occidentale che tutto ciò a cui aspiravano fosse a portata di mano, grazie al liberismo. Sottovalutarono il pericolo dei mercatisti, per i quali l’Europa dei mercanti era il loro Eldorado. Non fu preso in considerazione quanto affermato da Heckscher : “ I mercatisti sono amorali in un duplice senso, sia nelle loro aspirazioni che nei mezzi per il raggiungimento dei loro fini”. Anche le forze sindacali asciugarono, nella stufa degli interessi personali, l’europeismo sindacale , che si estrinsecava nel partecipare a lotte in difesa dei diritti civili, sostituendolo con il corporativismo delle categorie. Le forze politiche scomparivano o perdevano l’identità, diventando associazioni monovalenti e populiste, ignorando che, abbandonando il proprio campo, sarebbero state sconfitte, come profetizzato dall’autore de “L’arte della guerra”. Per i nostri giorni, trovo illuminanti le recentissime parole di Marino Niola: “La società, da sempre, si nutre di ideologie e di idoli. Purtroppo, l’arte, la politica e la Religione sono state sostituite da modelli usa e getta. La comunità è diventata community, sempre più povera di valori”. Ma c’è dell’altro. Nel secolo scorso, tra i lavoratori e la società c’era un legame forte, quasi matrimoniale. Un lavoratore si sentiva coinvolto anche da problemi, non direttamente suoi: scuola, sanità, cultura, territorio, ecc. Con la fine del Fascismo, le corporazioni furono eliminate dalla volontà di cooperazione sociale e dall’unità operativa dei lavoratori. La seconda metà del ‘900 vide il miracolo economico, la crescita della democrazia, della solidarietà sociale e del prestigio internazionale. Non a caso, negli anni ’80, Craxi ebbe un ruolo importante in ambito internazionale. In una situazione di tranquillità sociale e di fiducia nel futuro, non c’era spazio per i populismo. Nell’ultimo decennio del secolo, anche per effetto del giustizialismo del PCI, le cose precipitarono. Le liberalizzazioni e le privatizzazioni diventarono Credo e Paternostro. Iniziò il processo di indebolimento del mondo del lavoro e di disgregazione della società. Nel campo dei servizi (luce, gas, telefonia, banche, finanza, poste) sono stati licenziati dipendenti tradizionali e sostituiti da “consulenti” precari. Migliaia di giovani sono diventati Partita IVA. La forza di coesione dei sindacati è andata scemando, tanto che, nel 2017, hanno perso oltre 500.000 iscritti. L’immigrazione incontrollata ha fatto esplodere l’insicurezza, che si aggiunge alle diseguaglianze, alla corruzione, agli scandalosi vitalizi e alla disoccupazione giovanile. L’insieme non lascia ben sperare. E, le stelle stanno a guardare.

Luigi Mainolfi

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento