martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Massimo Ricciuti:
Il sovranismo e la lezione texana
Pubblicato il 09-10-2018


Ok. Lo spread è a trecento. I giornalisti sono da togliere dai piedi. La realtà è un’opinione (e su questo c’è da discutere) ed è vera solo quella espressa dal governo. In effetti, dopo quello che sta accadendo ormai in tutto l’occidente, ci sarebbe davvero da fare un’unica cosa seria: rimettere in discussione le antiche teorie analitiche e affrontare di petto un mondo inedito che scappa via dal futuro. Ma per fare questo occorre coraggio, cultura e molta ma molta umiltà. Chiariamo subito che da soli non si va da nessuna parte. Occorre procedere a una ridefinizione delle culture politiche e avviarsi lungo una strada piena di incognite ma obbligata.
In Brasile fallisce il ciclo “socialista” iniziato da Lula e torna la destra tipica del sud america. Quella che ama i generali, i golpe, gli assassini (anche nella nostra europa comincia a andare di moda trovare giornalisti/e , di solito provenienti da est, uccisi perché non hanno taciuto). Ma, nello specifico sudamericano, bisogna ammettere che c’è sempre stata una fortissima tendenza verso forme di personalismo estremo che si trasformano in una sorta di culto della personalità che si declina a sinistra o a destra. E’ la formula perònista, tipica di quel continente. Un populismo “lavorista” o “militarista”. Che però ci fa riflettere su cosa stia succedendo anche qui, da noi. Possiamo dire che in fondo si tratta di un superamento del razionalismo illuminista da cui discendono tutte le nostre classiche teorie politiche. Abbiamo sempre pensato che l’uomo agisse (e votasse) in base a un ponderato esame dei suoi interessi. Invece non è più così. E’ evidente che vi sono altri aspetti dell’umano che sollecitano pulsioni più profonde e, addirittura, ancestrali. Ecco l’entrata in scena delle narrazioni millenaristiche, fortemente identitarie e che fanno leva su quello che abbiamo non nelle tasche, non nella testa, ma nel buio più profondo dell’anima. Ci sono altri aspetti dell’ “umano” cui le destre riescono a cogliere e a strumentalizzare. Cosa fare? Cominciamo con l’evitare che le pulsioni identitarie continuino a persistere anche nelle nostre categorie politiche. Destra e Sinistra esisteranno sempre. Ma mentre la destra ha preso a costruire un’egemonia rimettendosi in gioco e spiazzando tutti, dalle nostre parti si continua a mettere i puntini sulle i e a fare il gioco di chi è più puro e duro quando invece sarebbe doveroso cogliere questa crisi epocale per produrre una grande opportunità di cambiamento. Incominciando dal socialismo liberale e riformista e poi coinvolgendo anche tutto l’asse che comprende l’ALDE e le culture ambientaliste (dal momento che è in atto una rivoluzione che riguarda la trasformazione del lavoro e del rapporto lavoro-uomo-ambiente).
Infine , per gli amichetti sovranisti e fautori dell’uscita dall’euro, ecco una storiella.
Nel 1837 , la Repubblica del Texas, appena proclamata, emise le sue prime banconote. Non disponendo di riserve auree, lo Stato (sovrano) prometteva di pagare ai portatori di queste banconote un interesse del 10 per cento annuo. Nel 1839, il valore di un dollaro dello Stato “sovrano” texano era sceso in poco più di un anno a 40 dollari statunitensi. Di lì a poco la “gente” si ribellò al governo e iniziò a premere per chiedere l’annessione del Texas agli Stati Uniti. Nel 1845, quando il Texas rinunciò alla sua “sovranità” e entrò a far parte dell’Unione, il dollaro texano aveva recuperato gran parte del suo valore raggiungendo i livelli degli altri Stati confederati. Infine, nel 1850, gli Stati Uniti cancellarono i 10 milioni di dollari di debito pubblico del Texas.
Studiate, sovranisti, studiate.

Massimo Ricciuti

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