sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tap, ancora una figuraccia dei Cinque Stelle
Pubblicato il 29-10-2018


tapIl premier Giuseppe Conte ha comunicato ai sindaci pugliesi: “Avanti sulla Tap: l’interruzione dell’opera comporterebbe costi insostenibili”.

Conte, ha anche sottolineato: “Sul gasdotto abbiamo fatto tutto quello che potevamo, non lasciando nulla di intentato. Ora però è arrivato il momento di operare le scelte necessarie e di metterci la faccia. Prometto un’attenzione speciale alle comunità locali perché meritano tutto il sostegno da parte del Governo”.

Il vicepremier Matteo Salvini ha esultato: “Avere l’energia che costerà meno a famiglie e imprese è fondamentale, quindi avanti coi lavori”.

Ma c’è l’ira dei No Tap. Il leader del movimento No Tap, Gianluca Maggiore, dopo il via libera al gasdotto Tap in Salento annunciato dal premier Conte, ha detto: “Una perdita di tempo, una presa in giro per calmare gli animi. E’ chiaro che la nostra battaglia continuerà, come è chiaro che tutti i portavoce locali del M5S che hanno fatto campagna elettorale qui e che sono diventati addirittura ministri grazie ai voti del popolo del movimento No Tap, si devono dimettere adesso”.

In precedenza, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, aveva fatto sapere: “In data odierna ho trasmesso al premier Giuseppe Conte le valutazioni di legittimità svolte dal Ministero dell’Ambiente sulla Valutazione di impatto ambientale rilasciata dallo scorso governo sul progetto Tap… Anche nei punti contestati non sono emersi profili di illegittimità, indipendentemente dal merito, in quanto la Commissione Via, unico soggetto titolato a pronunciarsi, ha ritenuto ottemperate le prescrizioni. La valutazione fatta dal Ministero dell’Ambiente esula dal mio pensiero personale e dal mio convincimento politico, se l’opera sia giusta o no. Ma nella fase attuale ogni valutazione da parte del Ministero deve essere fatta solo ed esclusivamente sulla base del principio della legittimità degli atti e non sul merito tecnico dei medesimi, in quanto non consentita dall’Ordinamento. Il lavoro è durato ininterrottamente per più giorni, durante i quali sono state esaminate oltre mille pagine di documenti e c’è stata anche una nuova interlocuzione con Ispra su alcuni aspetti delle varie fasi della procedura. È bene sottolineare che parliamo di un procedimento già autorizzato e concluso nel 2014, su cui si è espresso il Consiglio di Stato con sentenza 1392 del 27 marzo 2017, confermandone definitivamente la legittimità. Tuttavia, come è stato detto, abbiamo ascoltato tutte le osservazioni provenienti dal territorio, sia dai portavoce del Movimento 5 Stelle sia dal comune di Melendugno, Abbiamo valutato se tutte le autorizzazioni fossero state emesse a norma di legge”.

In una lunga lettera aperta inviata ai cittadini di Melendugno, il premier Giuseppe Conte ha spiegato che sulla Tap si va avanti: “Interrompere la realizzazione dell’opera comporterebbe costi insostenibili, pari a decine di miliardi di euro. In ballo ci sono numeri che si avvicinano a quelli di una manovra economica. Chi sostiene che lo Stato italiano non sopporterebbe alcun costo o costi modesti non dimostra di possedere le più elementari cognizioni giuridiche. Se il Governo italiano decidesse adesso, in via arbitraria e unilaterale, di venire meno agli impegni sin qui assunti anche in base a provvedimenti legislativi e regolamentari, rimarrebbe senz’altro esposto alle pretese risarcitorie dei vari soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera e che hanno fatto affidamento su di essa. Il Progetto Tap è frutto di un Accordo intergovernativo sottoscritto da tutti e tre questi Paesi il 13 febbraio 2013. Questo Accordo è stato ratificato dall’Italia con la legge n. 153 del 19 dicembre 2013. L’Italia, in virtù di questo Accordo, ha assunto la veste di soggetto investitore, ai sensi dell’allora Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT). Il Progetto Tap gode, inoltre, della qualifica di ‘Progetto di interesse comune’ e per questo ricade nell’ambito delle previsioni di cui all’allegato VII del Regolamento europeo n. 1391/2013, che riconosce una corsia preferenziale a questi progetti imponendo agli Stati Membri di adoperarsi per consentirne una più celere realizzazione. Si aggiunga che il decreto legge n. 133 del 12 dicembre 2014 ha riconosciuto al Progetto Tap la natura di ‘progetto strategico’ e quindi opera da realizzare con urgenza ai sensi del d.P.R. n. 327 dell’8 giugno 2001. L’autorizzazione ‘unica’ per la realizzazione del Tap è stata concessa dal Ministro dello Sviluppo Economico il 20 maggio 2015”. Conte è entrato nei dettagli scrivendo: “Possiamo prefigurare che lo Stato italiano rimarrebbe sicuramente esposto alle seguenti pretese risarcitorie: a) del consorzio Tap e dei suoi azionisti (Socar, BP, Snam, Fluxys, Enagas, Axpo) per i costi di costruzione e di mancata attuazione dei relativi contratti e per il mancato guadagno da commisurare all’intera durata della concessione (25 anni); b) delle società importatrici del gas (tra cui: Edison, Shell, Eon e altri ancora) che hanno già comprato il gas a prezzi scontati e che mirerebbero a trasferire allo Stato italiano i maggiori costi di approvvigionamento per i prossimi 25 anni; c) degli shipper di gas che si ritroverebbero a perdere margini per vendite in Turchia anziché in Italia. Le variabili per poter quantificare l’esatto ammontare dei danni sono molteplici e alcuni dati essenziali sono nella esclusiva sfera di controllo delle società coinvolte nel progetto. E’ certo però che, interrompendo il progetto Tap, lo Stato italiano verrebbe coinvolto in un contenzioso lungo e perdente, i cui costi potrebbero aggirarsi, in base a una stima prudenziale, in uno spettro compreso tra i 20 e i 35 miliardi di euro”. Poi ha precisato: “Ingenerosi con M5S, date la colpa a me”.

“Vendiamo l’anima alla Lega”. E’ uno degli sms che rimbalza su alcuni cellulari dei parlamentari M5S più imbestialiti per il via libera del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Le parole del presidente del Consiglio non sono bastate a placare la rabbia dei parlamentari grillini, quelli pugliesi, o meglio i salentini eletti nei territori alle prese con l’opera, ricevuti a Palazzo Chigi nelle settimane scorse. Ma a fremere sono gli eletti da tutto il Paese. Un deputato campano si è lamentato: “Perché il ‘vaffa’ alla Tap era una nostra bandiera, ma la sacrifichiamo all’altare di un governo che ci sta cannibalizzando…”.

E’ stato un fine settimana di passione per il Movimento. Meno di una settimana fa  Beppe Grillo, dal palco di Italia 5 Stelle al Circo Massimo, invitava la politica a “non abbandonare una visione. Vogliamo il gas che passa sotto quei cazzo di ulivi della Puglia o non lo vogliamo?”, chiedeva il fondatore del M5S. E alcuni parlamentari, in queste ore di nervosismo estremo, a quanto si apprende, valutano di tirarlo in ballo, chiedendogli un intervento diretto per salvaguardare il Movimento. Una deputata pugliese ha commentato: “Dopotutto Grillo è il nostro garante. E se è pur vero che ora siamo al governo, è altrettanto vero che questa è una battaglia del M5S”.

Luigi Di Maio, capo politico del M5S e vicepremier, ha detto: “Abbiamo le mani legate. Ci sono venti miliardi di euro da pagare di penali. Più del reddito di cittadinanza e quota 100 messi insieme. Il punto è che le sanzioni le abbiamo scoperte solo dopo due mesi di accesso agli atti, tanto ci è voluto una volta entrati nei ministeri competenti”.

Carlo Calenda, ex ministro del Mise, lo ha attaccato duramente: “Di Maio si sta comportando da imbroglione, come su Ilva. Non esiste una penale perché non c’è un contratto (fra lo Stato e l’azienda Tap) ma, in caso, una eventuale richiesta di risarcimento danni da parte dell’impresa visto che sono stati fatti investimenti a fronte di un’ autorizzazione legale. Di Maio sta facendo una sceneggiata e sta prendendo in giro gli elettori ai quali ha detto una cosa che non poteva mantenere. Anche con il parere dell’Avvocatura di Stato su Ilva che gli dava torto e che ha tenuto segreto, Di Maio ha mentito e in un paese normale un ministro che lo fa due volte si deve dimettere”.

Ma è difficile tenere a bada il malcontento. Un chiarimento tra Di Maio e il gruppo dei parlamentari al momento non è in programma, visto che la partita l’ha condotta e chiusa lo stesso Conte, coinvolgendo gli eletti nelle zone interessate dall’opera: non solo deputati e senatori, ma anche consiglieri regionali e comunali.

Un coinvolgimento che tuttavia non è bastato, se oggi, tra i pugliesi, c’è chi lamenta di aver appreso la linea dalle agenzie di stampa. Una parlamentare pugliese ha detto: “Il ministro Costa ha dichiarato di aver trasmesso le valutazioni sull’opera al premier e di non aver riscontrato profili di illegittimità. Sarebbe stato corretto dare le spiegazioni a noi, prima di apprendere dai lanci di agenzia come sarebbe andata a finire…”.

Ma le proteste sono andate oltre. Durante la manifestazione è stata bruciata una bandiera del Movimento 5Stelle che, prima e durante la campagna elettorale delle politiche era schierato in maniera decisa contro l’infrastruttura e i manifesti con le foto dei leader dei grillini. Come è già accaduto ieri, via social, alcuni aderenti al Movimento hanno distrutto le proprie tessere elettorali. Il movimento No Tap, in una nota, ha scritto: “In questo momento può sembrare che le speranze di veder bloccato il gasdotto Tap siano appese alle iniziative dei parlamentari del movimento 5stelle che hanno ancora a cuore il bene di questo Paese e delle comunità che lo abitano”.

Ma, i No Tap, con le loro proteste non stanno facendo né il bene del Paese e neanche quello dei loro figli. Le proteste vanno fatte quando sono ben fondate. Quelle sulla Tap e sulla Tav sono proteste strampalate.

S. R.

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