domenica, 18 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

“Ti presento Sofia”, commedia sentimentale sulla diversità
Pubblicato il 16-10-2018


Ti-presento-sofia-filmMara … ti presento Sofia; anzi, Sofia si presenta. Potremmo dire così – parafrasando il film (del 1989, per la regia di Rob Reiner) “Harry, ti presento Sally” -, per introdurre l’ultima commedia di Guido Chiesa; con Fabio De Luigi e Micaela Ramazzotti. Molto divertente, è la storia di un padre (Gabriele, De Luigi); sposato, poi divorziato e con una figlia, – Sofia (Caterina Sbaraglia) -, è convinto di aver chiuso con l’amore, dedito solamente alla sua bambina e al suo negozio, perché “troppo complicato” per avere una storia o un’altra relazione. “È solo una scusa, sei tu il problema, non Sofia”, tuonano i suoi amici (come il medico Beppe, alias Bob Messini), che cercano di fargli conoscere altre donne. Invece Gabriele è tutto casa e Chiesa (in omaggio al regista) ,- come si suole dire-. Tutto casa e negozio: ex musicista, ha una piccola ‘bottega’ di strumenti; dove lavora con il fratello minore immaturo Chicco (Andrea Pisani), che ha cresciuto lui, dopo che il padre li ha abbandonati.
Dunque pensa solo a far quadrare i conti (e ad ogni incontro con altre donne mostra sempre tutte le foto di Sofia e non parla che di lei). Tutto prosegue in una tranquilla e classica routine standard, almeno finché non incontra di nuovo – dopo circa dieci anni – una sua amica di gioventù (ed ex fiamma): Mara (Micaela Ramazzotti). Quest’ultima è una fotografa che gira il mondo, ama la sua indipendenza e, soprattutto, non ama i bambini. Tra loro inizia una storia, ma Gabriele non può dirgli di Sofia, così come non può dire a Sofia di Mara; anche perché la sua ex moglie Adriana (Caterina Guzzanti) è di nuovo incinta del suo nuovo marito Max (Daniele De Martino). Ma il ritorno di Mara non sarà il solo nella sua vita, così come quella di Caterina Guzzanti non sarà l’unica partecipazione straordinaria nel film. Infatti Gabriele rivedrà anche quel padre illusionista che tanto odia: Oscar, interpretato da Sheldon Shapiro.
E, anche per questo, la musica ha un ruolo preponderante in “Ti presento Sofia”. Se quest’ultima già di per sè in una commedia serve a dare ritmo e colore, qui lo è ancor di più. La colonna sonora giusta avrebbe dovuto prevedere e includere – a ragion veduta – la canzone di Alvaro Soler “Sofia”. Invece, oltre a segnalare la presenza degli Afterhours e di Manuel Agnelli, il brano – molto melodico (che si preannuncia esso stesso un tormentone) – che ne fa da cornice è quello che canta Sofia, che fa più o meno così: “One way or another….”, ovvero – tradotto dall’inglese – “una strada o l’altra”. Perché, in fondo, la cosa che accomuna i tre personaggi è la ricerca di stabilità, di cui hanno bisogno. Anche quelli come Mara, che – si scoprirà – più che odiare i bimbi, odia i bugiardi. Mai mentire in amore, perché le bugie hanno le gambe corte. E Gabriele non potrà tenere il suo ‘segreto’ per sempre. Provare a cambiare in continuazione l’arredamento di casa, quando accoglie la figlia o la sua donna, non gli servirà a sfuggire i problemi. Ed è così che la verità che si palesa è una sola: fuggire dai e i problemi, non basterà ad evitarli e sfuggirgli eternamente. Eppure, è come se ognuno cercasse la sua strada, un modo o un altro per cambiare la propria vita in meglio (che sembra come se apparisse loro un po’ troppo monotona) – come dice la strofa della canzone di Sofia -. Più che un triangolo qualsiasi, i tre sono di fronte alle loro paure: quella di scappare sempre davanti alle difficoltà, di non riuscire ad esprimere quello che provano e di essere abbandonati, lasciati soli e feriti ancora una volta. Per questo andare in analisi non sarà sufficiente. La paura di sbagliare e di dover scegliere incombono.
Ma non si deve per forza scegliere tra figlia e amata, tra padre e ‘matrigna’. Per questo la somma perfetta di tre sembra fare uno: un solo cuore, un solo amore, anche se diverso – in differenti forme -. La domanda che ci si deve porre, che sembra essere alla base del film e di partenza, non è: che cosa devo fare? Che faccio ora, in mezzo al caos sentimentale in cui ci si ritrova? Ma quello che fa notare Gabriele a Mara: sai quanto è bello amare, vivere, avere una storia con una persona diversa da te? Sai quanto può arricchire? L’altro ha sempre qualcosa che tu non hai. In fondo, non è male! Sembra quello che hanno pensato sia Mara che Sofia. È l’intraprendenza e la complicità di quel “sono cose nostre” che si dicono. Nemiche e amiche per affetto di Gabriele. Così c’è sempre una via di mezzo percorribile. E prima o poi si cresce tutti, anche gli apparenti immaturi come Chicco (molto legato al padre però); e finalmente riuscirà ad aprirsi con la donna che ama: Piera (Chiara Spoletini). Ancora una volta tutto siglato dalla musica, a sancire questo; come la canzone che Chicco scrive per il fratello Gabriele. E così si scopre che tra padre e fratelli, cioè un fratello che per lui è stato come un padre perché gli ha fatto da papà, c’è quello che lui chiama e battezza ‘patello’. Così come potremmo creare il neologismo di ‘mamica’, cioè mamma-amica per Mara, da parte di Sofia.
L’eccezione che conferma la regola: chi odia i bimbi, impara ad accettarli, perché sono loro che – con il loro istinto – portano quello scompiglio salvifico alle nostre vite. Sarà infatti Sofia stessa a ‘smascherare’ sia Gabriele che Mara, presentandosi all’improvviso (come dicevamo all’inizio) – senza preavviso, come lo era stato il ritorno di Mara – a casa del padre, spacciandosi per la sua sorella più piccola, per aiutarlo. Anche così piccola, saprà dare il suo contributo. Così come una cinica come Mara, non è poi così spietata e cattiva, ma anche lei è stata ferita.
L’interpretazione straordinaria degli attori ne fa una commedia riuscita. Caterina Guzzanti, simpaticissima, doppiamente incinta per ben due volte. Chiara Spoletini sembra quasi doppiata da Serena Rossi (con un potente accento napoletano come quello dell’attrice in “Song’e Napule”). Andrea Pisani tira fuori la stessa voce di Eugenio Franceschini. Micaela Ramazzotti è perfetta per la parte, disinvolta e molto fresca nella sua lunga capigliatura. Fabio De Luigi ha il personaggio che sembra costruito apposta per lui e lo calza a pennello.
Tutto questo ne fa molto di più di una semplice commedia umoristica e degli equivoci quasi. Più che una commedia sentimentale su un intreccio amoroso, sembra una commedia sulla (accettazione della) diversità, che rende tutto migliore, più bello e… che rende sempre tutto pazzesco – come cantava Chiara Galiazzo in “Nessun posto è casa mia”. Un modo per vedere la genitorialità e l’essere figli con uno sguardo diverso, ma con entrambi i punti di vista forniti. Senza giudicare né criticare. E in questo ha aiutato molto il fatto che il film sia stato scritto a sei mani, con il contributo di tre genitori anche. Il regista definisce la sua opera “una commedia sentimentale, con uno spirito rock, con l’ambizione di andare oltre i cliché”. È la liberazione di tre personaggi “bloccati”. in apparenti sicurezze e certezze. Per imparare a non rinunciare, a non scappare, ad aprirsi, a dichiararsi, a non rassegnarsi.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento