domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Toninelli vuole fermare la Tav. Buemi: irrespondabili
Pubblicato il 30-10-2018


toninelli

Dopo le recenti vicende e proteste sulla TAP, il M5S cerca di recuperare il proprio elettorato con la TAV. Ma ormai, lo sfaldamento di M5S sarebbe già iniziato.

Con 23 voti favorevoli e 2 contrari il Consiglio comunale di Torino ha approvato l’ordine del giorno M5S che esprime contrarietà alla Tav ed ha chiesto di sospendere l’opera in attesa dei risultati dell’analisi costi/benefici.

L’assessore ai Rapporti con il Consiglio e all’Ambiente, Alberto Unia, ha detto: “La Giunta comunale è assolutamente favorevole a questo atto. L’atto dice solo che abbiamo bisogno di dati e di sapere se c’è una sostenibilità economica dell’opera”.

Si sono registrati momenti di tensione dinanzi al portone d’ingresso del municipio. Gli agenti hanno sbarrato l’ingresso creando una barriera tra i No Tav e un nutrito gruppo di manifestanti che invece sono a favore dell’opera. Fra questi il consigliere regionale di Forza Italia, Andrea Tronzano che ha detto: “Speriamo che (il presidente della regione) Chiamparino monitori la situazione e alla fine prevalga il buon senso”.

La seduta consiliare è stata sospesa per qualche minuto dal presidente a causa della protesta dei consiglieri di centrosinistra che hanno esibito cartelli con le scritte  ‘Torino dice Si alla Tav’. Tra i consiglieri, anche l’ex sindaco Piero Fassino. È stata convocata la conferenza dei capigruppo.

Questa vicenda che si è discussa ieri a Torino ha un valore nazionale. Per il movimento cinque stelle ha preso posizione il capogruppo alla Camera Francesco D’Uva, che ha affermato: “Nel contratto di governo abbiamo messo nero su bianco le nostre intenzioni rispetto alla Tav Torino-Lione e non c’è ragione di procedere diversamente. Nel rispetto degli accordi con la Francia, l’opera si ridiscute integralmente e intanto è in via di completamento, come previsto per tutte le grandi opere, l’analisi costi-benefici che, ricordiamo, il ministro Toninelli ha affidato a un pool di esperti indipendenti e qualificati. Anche in questo caso, il faro per noi è l’interesse della collettività a fruire di opere utili e non inutilmente dispendiose. Sull’Alta velocità Torino-Lione trarremo le nostre conclusioni alla luce dei risultati dell’analisi costi-benefici”.

A sostegno di quanto dichiarato da D’Uva, il leader dei cinque stelle, Luigi Di Maio, a Marcianise ha detto: “Con il vicepremier Matteo Salvini non c’è nessun chiarimento da fare: per quanto mi riguarda la Tav, quindi la rinegoziazione del progetto Tav è dentro il contratto di governo”. Di Maio era a Marcianise per la presentazione di Mercitalia Fast, il nuovo servizio merci ad alta velocità del Gruppo Fs Italiane.

Viviana Ferrero, consigliere al Comune di Torino per M5S ed esponente della No Tav della Valle di Susa, ha affermato: “Oggi per me come valsusina, e anche storica esponente del movimento No Tav, chiedere in aula come Comune di Torino al Governo di attuare una politica rigorosa pubblica e verificabile di analisi costi e benefici è un traguardo che dà significato a 20 anni di mia vita politica, non partitica, fatta di presidi, marce, articoli, dibattiti pubblici sul No Tav. E in questo momento voglio ringraziare proprio Alberto e Bianca Perino come simbolo di quella umanità che non ha mai smesso di credere a un modello diverso. Ringraziare i tecnici della commissione tecnica Torino Lione senza nominarli, ma con un ringraziamento singolo ad ognuno di loro, per aver portato avanti con determinazione la forza dei numeri. Tutto questo mi dà grande speranza. Dopo così tanto tempo è una speranza concreta e realizzabile”.

La Tav Torino Lione – commenta il responsabile giustizia del Psi Enrico Buemi – è stata decisa da tempo. I lavori sono in corso ormai da più anni. Non ci sono più giustificazioni per non realizzare l’opera di importanza strategica per l’Italia e l’Europa del sud. Chi si oppone ha la responsabilità politica giuridica ed economica dei danni che ne deriveranno. Il referendum sarebbe un alibi per questi irresponsabili debosciati”

Il fronte pro-Tav è capeggiato dagli imprenditori piemontesi appoggiati dalla Confindustria. Sullo stesso lato della ‘barricata’, in maniera insolita, PD e FdI. Circa duecento imprenditori e sindacalisti hanno partecipato al presidio davanti al Comune. Davanti al Palazzo di Città ci sono stati i presidenti delle nove associazioni d’impresa (Api, Unione Industriale, Amma, Ascom, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Collegio Costruttori, Confapi) che sono entrati nella Sala Rossa (l’aula consiliare) per assistere al dibattito. Presenti anche la Cisl e la Fim. I rappresentanti degli imprenditori hanno incontrato Valentina Sganga, capogruppo del M5S a Palazzo di Città, e  poi i capigruppo degli altri partiti.

Al termine dell’incontro con le associazioni d’impresa, la capogruppo penta stellata al Comune di Torino, Valentina Sganga, ha detto: “È stato un primo momento di confronto che speriamo proseguirà. Ci è stato chiesto il rinvio della discussione dell’odg ma non ci sono ragioni perché questo avvenga. Quello che dispiace è constatare che solo oggi ci sia stata questa esigenza di incontro quando sono più di due anni che il Movimento 5 Stelle amministra la città”.

Sulla stessa linea, Andrea Russi, presidente della commissione consiliare Attività produttive, ha sottolineato: “Mi sarebbe piaciuto avere prima questo incontro. Abbiamo fatto ben due commissioni pubbliche a cui era  stato invitato il fronte del sì, ma nessuno si è presentato. Oggi le categorie hanno detto che l’opera è fondamentale, ma non hanno portato dati tecnici. Noi volevamo  un Consiglio aperto, ma minoranze hanno sempre votato contro”.

Ad onor del vero, si ricorda agli lettori che, nel Consiglio comunale di Torino, su 40 consiglieri, 23 sono del M5S e l’opposizione non ha nessun margine decisionale).

Gli imprenditori si sono mobilitati per opporsi a chi vuole lo stop della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, considerata determinante per il futuro della città e della regione subalpina. E la sfida del mondo delle imprese ha trovato l’appoggio di esponenti del PD pronti a una iniziativa aperta a tutti i cittadini. Nella Sala Rossa si sono presentati con cartelli dalla scritta: “Sì Tav. Per Torino, per il Piemonte, per l’ambiente”.

Tra i presenti è stato notato anche l’ex senatore del Pd Stefano Esposito, da sempre sostenitore della grande opera. In consiglio comunale per le imprese si sono dati appuntamento Corrado Alberto, presidente API Torino, Dario Gallina, presidente dell’Unione industriale di Torino, Giorgio Marsiaj, numero uno dell’Amma, che riunisce le aziende metalmeccaniche, Maria Luisa Coppa, a capo dell’Ascom, Giancarlo Banchieri, alla guida di Confesercenti torinese. E poi Dino De Santis, presidente di Confartigianato, Andrea Talaia di Cna, Antonio Mattio, al timone del Collegio costruttori di Torino e Alessandro Frascarolo di Confapi cittadina.

La Confindustria ha ribadito con forza l’assoluta necessità di completare i lavori della Tav. Poi ha annunciato che proprio a Torino convocherà un Consiglio generale straordinario allargato alla partecipazione dei Presidenti di tutte le Associazioni Territoriali d’Italia per protestare insieme contro una scelta, il blocco degli investimenti, che mortifica l’economia e l’occupazione del Paese.

Maurizio Marrone, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia e Augusta Montaruli, parlamentare FdI, hanno annunciato e ricordato: “Ottimo il segnale Sì Tav lanciato dai presidenti delle organizzazioni imprenditoriali con la loro partecipazione al Consiglio Comunale, ma purtroppo non è sufficiente, dal momento che la Sala Rossa è impantanata nel corto circuito ideologico del no-tutto a cinque stelle. La vicenda olimpica con le fiaccolate inascoltate di fronte a Palazzo Civico hanno già dimostrato l’irresponsabile sordità del Sindaco Appendino e della sua maggioranza. Per questa ragione, lanciamo un referendum propositivo comunale ad iniziativa popolare, ai sensi dell’art. 17 bis dello Statuto della Città di Torino, e invitiamo tutte le associazioni di imprese, artigiani, industriali, i sindacati dei lavoratori e le forze politiche che hanno a cuore lo sviluppo e l’occupazione del capoluogo piemontese a costituire insieme il Comitato Promotore ‘#nonperdereiltreno’, che il Regolamento comunale prevede essere di almeno dieci residenti torinesi. Già mesi fa avevamo proposto a Chiamparino di indire un referendum regionale, ma ha perso mesi di tempo con un incomprensibile attendismo. Ora, alla luce dell’immobilità del Consiglio Regionale e dell’ostilità ideologica del Consiglio Comunale torinese, siano i cittadini a riprendersi la parola con l’iniziativa popolare referendaria, dando una lezione ad una classe dirigente locale irresponsabile. Aspettiamo con fiducia le adesioni, a partire dalla Lega, che potrà così sciogliere una volta per tutte le ambiguità sulla Tav”.

Fortunatamente è emersa una trasversalità sulla Tav per difendere lo sviluppo e gli interessi del Paese che transitano anche dal miglioramento delle infrastrutture per i trasporti. E’ incomprensibile il negazionismo del M5S che cerca di immobilizzare il Paese e bloccare le opportunità di crescita (Olimpiadi a Roma, Olimpiadi invernali a Torino, Tav, Tap, Pedimontana, la Gronda a Genova, etc…).

Ma purtroppo, Danilo Toninelli, il ministro alle Infrastrutture ed ai Trasporti, durante la trasmissione televisiva ‘Porta a Porta’ ha dichiarato:  “Ci metteremo d’accordo con la Francia per non fare la Tav. Mi risulta che Macron abbia escluso la Tav dalle priorità infrastrutturali proprio dopo aver valutato costi e benefici. E non ha stanziato risorse per finanziare il percorso dalla galleria a Lione”.

Vespa gli aveva ricordato il protocollo firmato il 27 settembre 2017 da Gentiloni e Macron. Toninelli ha contestato la tesi del commissario per la Tav, Paolo Foiella, secondo cui il blocco dell’opera costerebbe all’Italia oltre due miliardi di risarcimento danni.

Il ministro Toninelli ha così risposto: “ Tutto sbagliato, io sto aspettando le risposte dei tecnici, ma sulla Tav si dovevano fare soltanto gallerie esplorative per la ricerca geognostica in modo da valutare i materiali necessari all’opera. Invece hanno fatto un buco grande quanto il tunnel. In ogni caso la geognostica è costata all’Italia soltanto 617 milioni. Il rimborso di due miliardi? Lo vedremo. Ma dalle prime avvisaglie direi che non è assolutamente una cifra che sta in piedi”.

Invece, il presidente dell’Unione Industriali di Torino, Dario Gallina, il numero uno di Assolombarda, Carlo Bonomi ed il presidente di Confindustria Genova, Giovanni Mondini, hanno lanciato un grido d’allarme in un appello congiunto dove hanno scritto: “Rimettere in discussione la Tav rappresenta un colpo mortale allo sviluppo del Nord Ovest. Se da una parte comprendiamo le esigenze di rispettare le promesse elettorali, d’altra parte c’è il diritto di tutti i cittadini italiani di vivere in un Paese che non venga penalizzato dal punto di vista sociale ed economico. Rimettere in discussione Tav e Terzo Valico è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nordovest, delle sue imprese, dei suoi occupati, della possibilità di realizzare una migliore coesione sociale. In queste ore decisive per le scelte del nuovo governo e dei territori, lanciamo insieme a nome di oltre 545mila imprese un grande appello alla responsabilità sul futuro del nostro Paese. Queste due opere infrastrutturali sono fondamentali e interconnesse. La prima supporta, sulla direttrice est-ovest, il surplus commerciale italiano di circa 10 miliardi di euro sui 70 complessivi di interscambio con la Francia, per oltre il 90% realizzato oggi via gomma, e consente anche, fatto importantissimo, la connessione alla Via della Seta, il grande asse che collegherà Oriente ed Occidente del mondo. La seconda sull’asse verso il Centro Europa abbatte il vantaggio finora conseguito dai porti nordeuropei sul primo porto commerciale container d’Italia. Alla politica locale e nazionale chiediamo di smettere veti ideologici, buoni forse in campagna elettorale, ma da cui deriva solo un aggravarsi del ritardo e dei costi logistici che frenano le imprese del Nordovest. Dateci la possibilità di far crescere questo Paese, dateci la possibilità di tornare a far grande l’Italia”.

A questo punto, cosa farà il governo sulla Tav? Lo sapremo il mese prossimo, forse entro la prima decade. Intanto, crescono sempre di più le tensioni interne al governo.

S. R.

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