mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Truffe, occhio ai falsi funzionari Inps
Pubblicato il 22-10-2018


Entrate Inps

CONTINUA IL TREND POSITIVO DELL’ISTITUTO

Le entrate dell’Inps nei primi sette mesi del 2018 (c.d. riscossioni della produzione, esclusi i trasferimenti dallo Stato ed altri enti) ammontano a 119.351 milioni di euro, in deciso aumento (+4,07%) rispetto al medesimo lasso di tempo del 2017, quando erano stati incassati 114.686 milioni di euro. L’incremento conferma il trend positivo che già si era registrato lo scorso anno in confronto al 2016 (+1,5%), quando nel periodo gennaio-luglio il totale delle riscossioni era stato di 112.988 milioni di euro.

Particolarmente rilevante è la crescita delle entrate contributive delle aziende con dipendenti, la cui gestione di cassa al 31 luglio 2018 evidenzia un rialzo degli incassi pari al 4,65% rispetto a quanto rilevato al 31 luglio 2017 (67.044 milioni di euro contro 64.062 milioni).

All’ascesa delle entrate contributive concorre, oltre ad una riduzione delle agevolazioni e ad un innalzamento del monte salari (dovuto sia ad un aumento delle retribuzioni che ad un ampliamento dell’occupazione), l’attività svolta dall’Istituto allo scopo di favorire il tempestivo e puntuale accertamento dei contributi dovuti, attraverso lo sviluppo di procedure automatizzate che favoriscono le iniziative di controllo condotte dalle sedi territoriali dell’Inps. In questo quadro, l’utilizzo del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) anche per il controllo delle aziende che beneficiano delle agevolazioni contributive di legge rappresenta uno dei fattori di crescita delle entrate contributive.

In termini generali, sul totale delle riscossioni spicca il dato del recupero dei crediti effettuato direttamente dall’Ente assicuratore, senza l’intervento degli Agenti della riscossione: l’incremento del 7,36% in confronto al corrispondente periodo dell’anno precedente evidenzia una spontanea convergenza dei contribuenti verso i crediti accertati dall’Inps.

In forte ascesa (+8,63%) anche l’incasso dei crediti tramite concessionari. A tale risultato ha contribuito la massiccia operazione di notifica via Pec degli avvisi di addebito inesitati condotta a partire dagli ultimi mesi del 2017 e che ha consentito la notifica di avvisi di addebito per un totale di oltre 147 milioni di euro.

Da ultimo, quale frutto delle recenti campagne di accertamento sui datori di lavoro domestici c.d. “silenti”, si rileva al 31 luglio 2018 il salto delle riscossioni dei contributi dei lavoratori domestici, da 667 a 778 milioni di euro (+5,75%), rispetto allo stesso lasso di tempo dell’anno precedente.

Inps

NUOVO SERVIZIO CIG

Dal 1° novembre aziende e consulenti potranno verificare sul portale istituzionale dell’Inps il consumo di ore di cigo e controllare se il periodo che intendono richiedere rispetta i limiti di legge. Inserendo il numero di matricola, l’identificativo dell’unità produttiva, la data iniziale di un eventuale periodo da richiedere e il relativo numero di settimane, il servizio fornirà l’indicazione della capienza, in base ai dati presenti negli archivi informatici dell’autorizzato.

Sarà inoltre eliminato l’elenco dei lavoratori dell’unità produttiva interessata alla cigo, il cosiddetto file Csv, obbligatoriamente allegato finora alla domanda di autorizzazione. Le informazioni verranno infatti reperite dai dati forniti con i flussi Uniemens dei sei mesi precedenti l’inizio del periodo di cigo richiesto. L’azienda dovrà solo indicare i nominativi dei lavoratori beneficiari dell’integrazione salariale.

Per maggiori informazioni e per i dettagli operativi si rimanda opportunamente al messaggio Inps n. 3566 e relativi allegati.

Cassazione

PENSIONE DI INVALIDITÁ ANCHE GLI IMMIGRATI DI BREVE PERIODO

L’erogazione della pensione di invalidità civile a uno straniero non può essere subordinata al possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo.

Lo ricorda la Corte di cassazione con l’ordinanza 23763/2018 relativa al contenzioso in atto tra una persona disabile e l’Inps. La Corte d’appello di Genova, nel 2012, ha riconosciuto il diritto alla pensione di invalidità civile, da parte della richiedente, solo dalla data in cui ha ottenuto il permesso di soggiorno di lungo periodo.

Respinta, invece, la domanda per il periodo precedente perché secondo la corte di secondo grado, nonostante le sentenze della Corte costituzionale in materia (306/2008, 11/2009, 187/2010, 329/2011), è illegittimo subordinare le prestazioni di natura assistenziale a un determinato reddito, mentre è consentito legare l’erogazione delle stesse alla presenza non episodica sul territorio italiano da parte del richiedente.

La Corte di cassazione non condivide la tesi della Corte d’appello in quanto la Corte costituzionale (sentenza 40/2013) ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 80, comma 19, della legge 388/2000 anche nella parte che «subordina al requisito della titolarità della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato dell’indennità di accompagnamento e della pensione di inabilità». E ancora, ricordano i giudici, è in contrasto con il principio di non discriminazione stabilito a livello di Unione europea qualsiasi differenza tra cittadini e stranieri legalmente soggiornanti in uno Stato fondata «su requisiti diversi da quelli previsti per la generalità dei soggetti».

L’ordinanza conclude, quindi, che «ai fini del riconoscimento di prestazioni sociali volte a rispondere ai bisogni primari della persona, nel nostro ordinamento» non è consentita, in base agli articoli 2 e 3 della Costituzione, alcuna differenziazione tra italiani e stranieri che hanno titolo al soggiorno in Italia.

Truffe

OCCHIO AI FALSI FUNZIONARI INPS

Non solo mail, ma anche telefonate e porta a porta. Obiettivo? Ottenere dati bancari e personali attraverso la comunicazione di un falso rimborso.

E’ quanto scoperto dall’Inps che, “venuto conoscenza di diversi tentativi di truffa ai danni degli utenti”, ha segnalato il fatto alle autorità competenti. Tentativi che “hanno preso la forma di false email aventi a oggetto rimborsi contributivi” e anche “telefonate da parte di sedicenti funzionari Inps che comunicavano la restituzione all’utente di somme non dovute. In tutti i casi, il fine fraudolento è quello di ottenere dati bancari e personali”.

Per questo, l’Istituto ribadisce che “non acquisisce, né telefonicamente né via email ordinaria, le coordinate bancarie o altri dati che permettano di risalire a qualsivoglia informazione finanziaria relativa agli assistiti” e “invita i propri utenti a non dare seguito a nessuna richiesta che arrivi per email non certificata, per telefono o tramite il porta a porta”.

Previdenza

SENZA RIFORMA IN PENSIONE PIÙ TARDI

Come è noto, l’adeguamento previsto per l’anno prossimo porterà, in assenza di modifiche, ad un innalzamento dei requisiti previdenziali per tutti i trattamenti oggi a disposizione per smettere di lavorare.

Nel dettaglio, per la pensione di vecchiaia contributiva sarà richiesta un’età pari a 71 anni, oltre a 5 anni di contributi. Per la pensione di vecchiaia ordinaria, invece, l’età pensionabile è aumentata di 3 mesi, diventando così pari a 67 anni per tutti, mentre il requisito contributivo è rimasto invariato (20 anni).

Gli stessi anni di contributi sono richiesti anche per la pensione anticipata contributiva per cui, invece, l’età anagrafica diventa 64 anni visto l’incremento di 3 mesi.

Per quanto attiene la pensione anticipata ordinaria, invece, bisogna fare una distinzione tra uomini e donne. I primi potranno accedervi una volta maturati 43 anni e 3 mesi di contributi, mentre per le seconde basteranno 42 anni e 3 mesi. In entrambi i casi non è previsto alcun requisito anagrafico.

Si segnala, poi, un incremento di 5 mesi della quota 41 per lavoratori precoci, per i quali dal 1° gennaio 2019 saranno necessari 41 anni e 5 mesi di età per andare in pensione.

Infine, l’aumento dei requisiti per la pensione di vecchiaia comporterà anche una variazione per l’Ape Volontario, poiché questo può essere richiesto quando ci si trova a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento dei requisiti per la pensione. Quindi, dal 1° gennaio, non si potrà accedere al prestito pensionistico con meno di 63 anni e 3 mesi di età.

Carlo Pareto

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