sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ue, i populisti si preparano per il voto
Pubblicato il 08-10-2018


salvini-lepen

In vista delle prossime elezioni europee i populisti stanno già iniziando a scaldare i motori. La prima mossa strategica è quella di confondere le idee agli elettori giocando sulle insoddisfazioni procurate dalla crisi, attuando una abile propaganda demagogica.

Al convegno dell’Ugl ‘Crescita economica e prospettive sociali in un’Europa delle Nazioni’ c’è stata la presenza di Marine Le Pen e del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha detto: “Se volessi pensare male direi che dietro lo spread di questi giorni c’è una manovra di speculatori alla Soros che puntano al fallimento di un Paese per comprare le aziende sane rimaste, a prezzi di saldo. A nome del governo dico che non toneremo indietro. Chi vuole speculare sull’economia italiana sappia che perde tempo. Condivido con Le Pen valori, principi, coerenza orgoglio. A fine maggio avremo la rivoluzione del buon senso. Condividiamo la stessa idea dell’Europa, dell’agricoltura, del lavoro, della lotta all’ immigrazione. Siamo contro i nemici dell’Europa che sono Juncker e Moscovici, chiusi nel bunker di Bruxelles.  I cittadini votano al di là dei titoli dei giornali e dello spread. Io sono attento come vicepremier all’evoluzione dei mercati, ma il diritto al lavoro e alle pensioni viene prima”.

Marine Le Pen ha detto: “L’Ue ha calpestato i valori della solidarietà,  ora siamo in un momento storico. A maggio riusciremo ad arrivare a un’Unione che parta da nuovi valori contro la mondializzazione. E’ una lotta che portiamo avanti con Matteo Salvini convinti della necessità di un’alternanza in Europa”.

In mattinata, in un’intervista a RTL 102.5, Matteo Salvini ha anche detto: “La pace fiscale riguarderà tutti i debiti fino a 500mila euro e sarà un intervento a saldo e stralcio non solo su interessi e sanzioni ma anche ‘sul capitale’, non sarà una classica rottamazione ma un intervento a gamba tesa. La pace fiscale che voglio portare fino in fondo è quella di milioni di italiani costretti a vivere da fantasmi che hanno fatto la dichiarazione dei redditi e poi gli è andata male e si portano dietro la cartella che non pagheranno mai”.

Alla conferenza stampa con Marine Le Pen, Matteo Salvini ha affermato: “Questo non è un incontro elettorale, lavoriamo insieme ad un progetto comune di Europa e futuro da anni. Siamo qua per ridare senso e anima a un sogno europeo che i burocrati europei hanno svuotato: i salvatori dell’Europa stanno qua, non stanno a Bruxelles. Penso che questo ‘Fronte della libertà’ lavorerà per avere un progetto comune e un’idea di futuro comune per l’Europa dei prossimi trent’anni e anche, se possibile, candidati comuni a ricoprire i ruoli più delicati, ma riconoscendo libertà ai singoli popoli, Paesi e governi: vedo una comunità che fa poche cose e le fa bene, tra queste poche cose difende i confini esterni, poi però sulle politiche commerciali, agricole, sull’età pensionabile, sui modelli di sanità, scolastici e di famiglia lascia che siano i singoli paesi a fare singole scelte. Non c’è la famiglia o il modello di commercio imposto da Bruxelles. Terremo in vita le poche cose buone, a partire dai valori fondanti e alle radici comuni europee: questa Europa si è perfino vergognata di riconoscere le radici giudaico-cristiane che non sono una scelta politica, ma una verità storica e quando neghi la tua storia non hai un gran futuro davanti”.

Da un’altra platea, quella della Coldiretti, l’altro leader populista italiano, il vicepremier Luigi Di Maio ha replicato alle istituzioni europee preoccupate della manovra di bilancio affermando: “Ci aspettavamo che questa manovra non piacesse a Bruxelles. Il governo non ha nessun piano B e nessuna volontà di arretrare.

Reddito e pensioni di cittadinanza non si toccano, la flat tax è blindata e la legge Fornero deve diventare un ricordo. Adesso, subito, altrimenti è meglio andare tutti a casa. Le previsioni non si fanno sui se, siamo convinti che quello sarà il tasso di crescita e con quella crescita noi riusciremo a ripagare il debito e ad abbassare il deficit. Per il Mef la crescita si attesterà all’1,5% nel 2019, all’1,6 nel 2020 e all’1,4 negli anni successivi. Ecco perché dice di non temere il primo confronto con l’Ue, in programma per il 15 ottobre prossimo. Dopo tanti anni abbiamo scritto una manovra del popolo, e per questo non si può essere preoccupati. Questa Europa qui tra 6 mesi sarà finita, a maggio ci sono le elezioni. Come il 4 marzo scorso c’è stato un terremoto alle elezioni politiche in Italia, a maggio ce ne sarà un altro alle europee”.

Questo concetto è stato sposato e rafforzato anche dall’altro socio di maggioranza, il vicepremier e segretario leghista Matteo Salvini che afferma: “L’Europa dei banchieri, quella fondata sull’immigrazione di massa e sulla precarietà, continua a minacciare e insultare gli italiani e il loro governo? Tranquilli, fra sei mesi verranno licenziati da 500 milioni di elettori. E nel frattempo noi tiriamo dritto”.

Poi, Di Maio ha annunciato: “Nella legge di Bilancio dovranno entrare misure per rendere più trasparente e veloce la sanità, poi altre per l’export, il made in Italy e la sburocratizzazione, per aiutare le persone ad andare in pensione, a trovare lavoro e avere meno tasse, soprattutto partite Iva e Pmi. Non solo, perché dobbiamo abolire un bel po’ di leggi: io ne cancellerò 240 nel Codice del lavoro, che riassumerà in un unico testo la foresta di norme esistenti. Niente, però, che non sia nel ‘contratto’ di governo: per noi è sacro e va al oltre ogni numerino o provvedimento europeo”.

Stavolta, però, Bruxelles non è rimasta ferma a subire in silenzio. Anzi, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha replicato: “Il fatto che i due vicepremier italiani abbiano cominciato a esprimersi in modo sconcio sull’Unione europea come istituzione fa capire molte cose”.

Il braccio di ferro è solo all’inizio, e questa settimana il presidente della Camera, Roberto Fico, volerà a Bruxelles, dove lunedì incontrerà Moscovici e il giorno dopo proprio Juncker: tasterà con mano il livello dei rapporti con le istituzioni europee.

Purtroppo, i sondaggi elettorali prevedono in Europa una crescita elettorale dei populisti a scapito dei popolari e dei socialisti. Le falsità demagogiche sono in aumento, poi, alla fine, il prezzo di politiche scellerate lo pagheranno gli italiani e gli europei. Insomma, il populismo spara sulla ‘Croce Rossa’ additandola come il peggior nemico ed il popolo crede che fa bene.

Salvatore Rondello

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