sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Visco: conseguenze gravi dallo spread alto
Pubblicato il 31-10-2018


Visco-Giornata Mondiale Risparmio-banche

La prima giornata mondiale del risparmio si è svolta novantaquattro anni fa, nell’ottobre del 1924 a Milano, presso la sede della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde che organizzò il I Congresso Internazionale del Risparmio.

Ai lavori parteciparono le Casse di Risparmio di 26 Paesi con lo scopo di studiare gli Istituti ed i mezzi per la raccolta e per la tutela del Risparmio.

Il risparmio venne proposto come base dell’educazione non solo economica della società, da intendere quindi come disciplina fondamentale di tutta la comunità, per un uso migliore, individuale e sociale, della ricchezza.

Nella comunanza di tali ideali e propositi e a ricordo della prima riunione mondiale degli Istituti di risparmio, si decise che da quel momento in poi il 31 ottobre, giorno di chiusura del Congresso, sarebbe stato dichiarato in tutti i Paesi ‘giorno del risparmio’: non giorno di ozio, ma di lavoro e condotta ispirati all’ideale del risparmio ed inteso a diffonderne con l’esempio, con la parola e con l’immagine, i principii.

L’art. 47 della Costituzione della Repubblica Italiana recita:

“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

Quindi, oggi è un giorno speciale dedicato alla celebrazione del risparmio.

La 94 edizione della Giornata Mondiale del Risparmio dal titolo “Etica del risparmio e sviluppo”, organizzata da Acri, si è svolta oggi presso l’Aula Magna dell’Angelicum – Pontificia Università San Tommaso d’Aquino.

Hanno Partecipato, tra gli altri, Giovanni Tria, ministro dell’Economia e delle Finanze; Ignazio Visco, governatore Banca d’Italia; Giuseppe Guzzetti, presidente Acri; Antonio Patuelli, presidente Abi.

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, ha lanciato un allarme spiegando: “Per le conseguenze gravi di un prolungato rialzo dei rendimenti dei titoli di stato su banche e famiglie. Il loro incremento deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie direttamente o indirettamente che detengono 100 miliardi di titoli pubblici mentre le banche e società a cui affidano i loro risparmi ne hanno 850 miliardi. Per le banche, gli effetti si vedono sull’aumento del costo della raccolta, caduta delle azioni (-35% da maggio). All’ampliamento del premio di rischio sui titoli di Stato ha contribuito l’incertezza sull’orientamento delle politiche di bilancio e strutturali e sull’evoluzione dei rapporti con le istituzioni europee. Sono riemersi i timori degli investitori nazionali ed esteri per la dinamica del debito pubblico e per il rischio di una sua ridenominazione. Il debito pubblico dell’Italia è sostenibile. Tuttavia deve essere chiara la determinazione a mantenerlo tale, ponendo il rapporto tra debito e prodotto su un sentiero credibile di riduzione duratura. La normalizzazione della politica monetaria è un processo molto delicato. L’Italia può comunque fronteggiare un’uscita dal regime di bassi tassi di interesse senza rischi per l’attività produttiva o per le finanze pubbliche, a condizione che la politica di bilancio rimanga ancorata alla stabilità e che prosegua il processo di riforma volto al rafforzamento dell’economia. I costi sociali delle riforme possono essere attenuati anche con l’intervento pubblico. Se ne può discutere in sede europea ma le differenze di opinioni non devono però tradursi in un conflitto istituzionale. Nel 2019 dovranno essere collocati titoli pubblici per quasi 400 miliardi di euro e che un clima di fiducia reciproca è indispensabile perché possa essere condotto a termine il processo di riforma della governance economica europea”.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio, ha detto: “Il deficit non salirà come paventato da alcuni interlocutori, istituzionali e non, perché le stime del governo sono basate su una previsione di crescita tendenziale. Il governo italiano non vuole in alcun modo l’uscita dell’Italia dall’euro o dall’Unione europea. Lo spread, il differenziale di rendimento Italia-Germania, non è giustificato se si guarda ai fondamentali dell’economia italiana. Lo spread mette sotto pressione le banche, nonostante il sistema sia solido e vi sia stata un’importante riduzione delle sofferenze. Il dialogo con l’Europa deve continuare perché un’Italia che cresce non fa bene solo all’Italia ma fa bene anche all’Europa”.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato ai partecipanti della Giornata Mondiale del Risparmio, ha scritto: “I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato. Esso, unito all’equilibrio dei bilanci pubblici, espressamente richiamato dalla costituzione, è condizione essenziale dell’esercizio dell’effettiva sovranità del paese. La gestione del risparmio da parte dello Stato, delle imprese bancarie, degli intermediari finanziari, costituisce il motore di uno sviluppo responsabile e sostenibile, un elemento centrale dell’esercizio del credito e deve obbedire a regole di assoluta trasparenza, di saggia amministrazione delle risorse, di protezione di depositi e investimenti”.

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nel suo intervento, ha affermato: “Combattiamo ogni ipotesi di aumento delle imposte sulle banche che indebolirebbe la ripresa, oltretutto quando, nel 2019, la Bce realizzerà nuovi stress test sulle banche. La pressione fiscale non è una variabile indipendente ma un fattore che incide su tutta la catena produttiva delle imprese di ogni genere e delle famiglie”.

Il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, ha affermato: “Il risparmio privato, e non solo, non può venire sacrificato sull’altare del debito pubblico. E’ innanzitutto responsabilità del Governo di non mettere a rischio il risparmio degli italiani. Il risparmio privato degli italiani è considerato da Moody’s elemento di forte stabilità del sistema. Questo risparmio nelle ultime settimane è già stato significativamente ridotto”.

Anche quest’anno, per la 94° Giornata mondiale del risparmio, Acri (l’Associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa) ha presentato i risultati dell’indagine sugli Italiani ed il Risparmio, che da diciotto anni realizza insieme a Ipsos per questa manifestazione.

I risultati dell’indagine sono suddivisi in due macroaree: la prima, comune a tutte le rilevazioni (dal 2001 al 2018), che consente di delineare quali siano oggi l’atteggiamento e la propensione degli Italiani verso il risparmio, evidenziando i cambiamenti rispetto al passato; la seconda focalizzata sul tema specifico della Giornata, che quest’anno è “Etica del risparmio e sviluppo” per porre l’attenzione su alcune tendenze che stanno emergendo.

In una nota di presentazione del rapporto si legge: “Gli italiani stanno vivendo una fase di incertezza. Consapevoli di elementi di miglioramento rispetto al passato sperano in una situazione più positiva per il futuro, anche se in maggioranza ritengono che la crisi durerà ancora qualche anno. Più positivi risultano i giovani fino ai 30 anni nel Centro Sud, molto meno i 31-44enni del Nord Est, per i quali si registra un calo di fiducia. In questo contesto la tensione al risparmio rimane molto forte, con segnali di ulteriore rafforzamento, soprattutto in un’ottica cautelativa. Cresce anche il valore sociale che al risparmio viene attribuito: l’80% degli italiani ritiene, infatti, che sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese. In un presente che appare complesso e contraddittorio, le scelte di consumo diventano più guardinghe e accorte, frenando la tendenza al recupero dei consumi che si era registrata negli ultimi anni.
Le prospettive dell’Italia sembrano fortemente legate all’Europa: se da una parte è forte la delusione per i progressi del processo di unificazione europea (il 53% ha una bassa fiducia), dall’altra ancor più che in passato si ritiene fondamentale la scelta europeista del Paese (il 66% ritiene che l’uscita sarebbe un danno per il Paese, in crescita rispetto al 61% del 2017; chi ritiene l’uscita un vantaggio scende dal 17% al 14%). Allo stesso tempo sempre più italiani sono convinti che, in una prospettiva di medio periodo, rimanere nell’euro sia la scelta più idonea (il 56% ritiene che sarà un vantaggio, contro il 29% che preferirebbe non avere l’euro in futuro).

Per molti italiani, il 2018 sembra essere un anno di attesa. Sospesi tra un passato recente, rispetto al quale si rendono conto dei miglioramenti, e grandi aspettative per il futuro, vivono la situazione attuale con incertezza, anche perché la crisi non sembra mai definitivamente superata (si attendono in media ancora 4 anni di crisi); il presente appare complesso e contraddittorio. Altro elemento di contraddizione è l’aumento delle famiglie che non hanno avuto nessuna difficoltà a mantenere il proprio tenore di vita (sono il 37%, erano il 35% nel 2017, il 32% nel 2016) e parimenti la crescita di quelle che dichiarano di essere state colpite direttamente dalla crisi riguardo al lavoro: nel 2017 erano il 19%, nel 2018 salgono al 24%.

L’incertezza che stanno vivendo gli italiani ha degli effetti evidenti sulle decisioni di risparmio e di consumo: la tensione al risparmio, ovvero il desiderio di risparmiare, è molto forte e riguarda l’86% degli italiani, come lo scorso anno, ma ben il 38% addirittura non vive tranquillo se non mette da parte dei risparmi (+1 sul 2017), e il 39% delle famiglie afferma di essere riuscito effettivamente a risparmiare (+2 punti percentuali sul 2017), mentre diminuiscono coloro che consumano tutto il reddito: sono il 37% contro il 41% del 2017. Al contempo aumentano lievemente le famiglie in saldo negativo di risparmio: dal 21% del 2017 al 22% attuale; in quest’ambito decresce il numero di coloro che intaccano il risparmio accumulato (dal 16% dello scorso anno al 14% attuale), ma aumentano coloro che ricorrono a prestiti (sono l’8% contro il 5% del 2017). L’aumento del risparmio lordo delle famiglie (+18% rispetto allo stesso periodo del 2017) è riscontrato anche dall’Istat (che rileva lo stock di risparmio, non il numero dei risparmiatori).

Gli italiani sono piuttosto soddisfatti (13% molto soddisfatti e 54% abbastanza soddisfatti) di come gestiscono i propri risparmi. L’investimento ideale non esiste più: gli italiani si dividono in 3 gruppi quasi omogenei: il 30% ritiene che l’investimento ideale proprio non ci sia (-3 punti rispetto al 2017), il 32% lo indica negli immobili (+1 punto sul 2017), il 31% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Ultimi, con il 7%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (con una percentuale stabile rispetto all’anno passato).

Cosa rappresenta per gli italiani il risparmio? Risparmiare è tranquillità, saggezza, pensare al futuro, ma anche un sacrifico. Per il 64% significa attenzione alle spese superflue ed evitare gli sprechi (pensionati 69%). Risparmiare è qualcosa alla portata del quotidiano, un atteggiamento di vita, un’attenzione continua che parte dalle piccole cose e arriva alle più grandi, piuttosto che una costante rinuncia o una rincorsa allo sconto. La sensazione è che si faccia un po’ meno di ciò che si dovrebbe: si pensa che le generazioni passate abbiano risparmiato assai più di quella presente (85%).

Inoltre, quando gli italiani pensano al risparmio i rimandi sono soprattutto positivi (82%), legati all’idea della tranquillità (39%), della tutela (21%) o della saggezza (19%). Però il risparmio è anche sacrificio per il 30%, cioè una rinuncia a consumare oggi, o una situazione che ricorda la crisi (7%) e a volte mette un po’di tristezza (4%). Il risparmio è anche molto legato all’idea di futuro (27%), al pensiero di cosa succederà, a farsi trovare pronti per il domani, bello o brutto che sia.

Cresce la quota di italiani che attribuiscono al risparmio una valenza che va oltre la sfera privata. Basti osservare come l’80% ritenga che il risparmio sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese e sono sempre più coloro che, quando risparmiano, percepiscono di fare, oltre ai propri interessi, anche quelli del Paese: erano un quarto nel 2017 (24%), sono circa un terzo adesso (32%).

Nel complesso, considerando l’andamento dei vari indicatori rilevati (personale, territorio, Italia, Ue e mondo) si assiste a una ripresa di ottimismo (il saldo tra ottimisti e pessimisti è positivo di 5 punti contro il +2 dello scorso anno), trainata, oltre che dalla percezione legata al futuro personale, da una rinata fiducia nella crescita dell’economia mondiale (+7 nel 2018, +1 nel 2017). Stazionaria la percezione del futuro del proprio territorio (saldo +2), del Paese (-3) e dell’Europa (+2).

La lenta ripresa della fiducia sul futuro la si coglie anche guardando la tendenza di lungo periodo:  in un clima di generale miglioramento internazionale, l’Italia mostra segnali di ripresa. L’Europa prosegue il trend positivo già evidenziato negli ultimi due anni, il Nord America e l’area dell’Asia-Pacifico crescono confermandosi come aree più ‘positive’, mentre il Sud America inverte il dato in calo del 2017 con una crescita sensibile.

Sul fronte dei consumi dopo anni di migliore disposizione verso i consumi, per la prima volta osserviamo un diffuso rallentamento. L’italiano torna ad essere più attento, e ciò riguarda soprattutto i beni che più erano cresciuti nel recente passato: in primis gli investimenti semi-durevoli e poi alcuni beni di prima necessità, quali alimentari e casalinghi. Farmaci, fuori-casa e divertimento vengono invece ridotti lievemente rispetto al 2017, mentre è sostanzialmente costante la spesa per la cura di sé. Da notare anche che si riduce la disponibilità al dono.

La ricerca analizza le diverse tipologie di famiglie che sperimentano situazioni differenti: da una parte quanti sono stati effettivamente colpiti in modo serio dalla crisi: continuano ad adottare una forte razionalizzazione delle proprie spese, quando non una vera e propria austerità. C’è poi chi ha sperimentato qualche difficoltà ha una forte virata verso la razionalizzazione dei consumi: riduce quelli legati al fuori casa, abbigliamento, elettronica ed elettrodomestici e spese per l’auto. Chi invece non ha difficoltà aumenta i propri consumi di elettronica, telefonia, prodotti alimentari, spostamenti e veicoli; tende a rimanere più cauto sul fuori-casa e riguardo alle spese di abbigliamento. E infine chi sta bene incrementa quasi tutte le spese, tranne cinema, teatro e concerti.

Osservando da vicino le donazioni ad associazioni caritatevoli, ambientali, culturali, medico-scientifiche sono sostanzialmente costanti, anche se coloro che dichiarano di averle ridotte (16%) sopravanzano quelli che le hanno aumentate (10%) con un saldo di -6”.

Dal rapporto Acri-Ipsos presentato per la 94 Giornata Mondiale del Risparmio, si potrebbe dire che gli italiani stanno ‘facendo, di necessità, virtù’, ma le incognite politiche pesano enormemente. I moniti e le preoccupazioni degli autorevoli intervenuti alla Giornata del Risparmio sono stati molteplici, mentre in controtendenza si è espresso soltanto il ministro Giovanni Tria a difesa della manovra sulla finanziaria.

Salvatore Rondello

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