domenica, 9 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Wta di Wuhan. Cina: un ‘lasciapassare’ per Sabalenka e Tomic
Pubblicato il 01-10-2018


sabalenka-12La stagione di tennis in Cina è cominciata e regala subito due risultati interessanti. Il primo è che, al Wta di Wuhan, si afferma la talentuosa Aryna Sabalenka. Si aggiudica, così, il secondo titolo stagionale, dopo quello a New Haven (nel Connecticut) dello scorso agosto (imponendosi su Carla Suarez Navarro per 6/1 6/4). Inoltre, la ventenne di Minsk guadagna ben quattro posizioni nel ranking mondiale, salendo dalla n. 20 alla n. 16. Ora insegue le favorite per Singapore, per aggiudicarsi un posto anche lei nelle Olimpiadi di fine anno. Un 2018 da incorniciare per lei, in cui la tennista bielorussa allenata da Tursunov è molto cresciuta. Per lei la top ten non è più assolutamente un’impresa impossibile e si candida a diventare la prossima numero uno al mondo nel giro di poco tempo probabilmente, la nuova Serena Williams; che eguaglia per grinta, per potenza, per completezza di colpi e per estro. Convincono sempre più la sua tecnica e il suo gioco. Non è questione solo di tattica e schema, che applica alla perfezione e che indovina la maggior parte delle volte; ma è soprattutto la sua capacità di far vedere di essere brava in ogni tipo di tiro, a stupire. Qui a Wuhan, in finale, affrontava l’altra giovane molto interessante estone Anett Kontaveit. La bielorussa si sbarazza della giovane di Tallin in poco tempo, lasciandole solo un game in più rispetto a quanto fatto contro la spagnola Carla Suarez Navarro a New Haven: sei games in luogo di cinque, per un doppio 6/3 che sa di superiorità da ogni punto di vista. Nel primo set Aryna vola subito sul 4-1 ed ha la possibilità del 5-1, che sfuma; però, poi, riesce a chiudere il primo set tranquillamente per 6/3. Nel secondo troverà il break decisivo fondamentale sul 3-3, che la porterà avanti per 4-3, per poi consolidare il vantaggio sul 5-3 e infine chiudere con un altro 6/3. La verità, però, è che la bielorussa ha eccelso in ogni circostanza; la Kontaveit non ha retto lo scambio ed è stata costretta a fare miracoli per fare il punto. La Sabalenka l’ha spostata in ogni parte del campo, l’ha aggredita con colpi potenti e profondi, l’ha attaccata e ha fatto punto a rete sia con gli smash che con le volées, mentre l’altra è sembrata in questo un po’ ancora ‘acerba’ al net; ma comunque generosa nel non mollare e nel passare un paio di volte, con due passanti di rovescio straordinari, la tennista di Minsk. La bielorussa ha giocato bene in contenimento con il back o lo slice, ma soprattutto in top in accelerazione e in velocità. Ha servito ancora meglio, mettendo a segno qualche aces e sbagliando pochissimo anche nelle seconde di battuta. Potente e precisa, ha peccato solo ancora un pochino in mobilità (soprattutto laterale), ma è forte principalmente di tenuta mentale, da un punto di vista caratteriale di attitudine e approccio al match, con una fredda lucidità che le permette di impostare tutto il gioco alla perfezione. Se fa male con il suo dritto micidiale in accelerata, sicuramente è molto solido anche il suo rovescio, in particolare in lungolinea. Quello che di lei sorprende, per il momento, è la continuità di rendimento, la sua regolarità nell’essere continua nell’ottenere e conseguire risultati importanti; questo la rende competitività con le top ten e le prime del mondo, un po’ in difficoltà attualmente e in deficit di vittorie; questo dipende anche dalla straordinaria condizione fisica e dall’ottimo stato di salute della bielorussa evidentemente. Speriamo prosegua su questa strada: fa bene al tennis e alle colleghe avere un talento del genere nel circuito, che costringe anche loro a ‘crescere’. E crediamo assolutamente che ormai nel tennis la Sabalenka sia una certezza e non più una meteora. Se vediamo il percorso fatto nel torneo di Wuhan ben ce ne rendiamo conto. Ha battuto in rassegna: Carla Suárez Navarro (per 7/6 2/6 6/2); Elina Svitolina (n. 6 al mondo, per 6/4 2/6 6/1); Sofia Kenin (per 6/3 6/3); Dominika Cibulková (per 7/5 6/3); e Ashleigh Barty (per 7/6 6/4); nella semifinale era addirittura sotto nel punteggio per 5-3 40-0, tutto per l’avversaria, ma è riuscita a portare la Barty al tie break ed a vincerlo facilmente (andando subito avanti per 5 punti a 2). Inoltre, nel secondo set ha fatto ben l’85% di punti con le prime di servizio, a dimostrazione della potenza, solidità ed efficacia della sua battuta.
All’Atp di Chengdu, invece, brutta sorpresa per l’Italia. Dopo una semifinale strepitosa, crollo di Fabio Fognini in finale. L’azzurro arriva all’ultimo turno ed affronta Bernard Tomic. Inseguiva il suo quarto titolo stagionale, dopo le vittorie a San Paolo (su Jarry, per 1/6 6/1 6/4), Bastad (su Gasquet, per 6/3 3/6 6/1) e Los Cabos (su Del Potro, per 6/4 6/2). Si è fatto sorprendere dall’australiano, ma in compenso ha raggiunto la posizione n. 13 del mondo e insegue gli altri per il Master di fine anno. Sicuramente quello che abbiamo notato è il costante riferimento a mister Corrado Barazzutti sugli spalti, che lo ha sostenuto e incoraggiato. Sembrava favorito dopo l’avvincente semifinale contro Fritz, da cui si è fatto sorprendere nel primo set perdendolo al tie break per 7 punti a 5; dal secondo Fabio ha dilagato, prima con un netto 6/0 senza storia, poi andando a vincere definitivamente con un 6/3 soddisfacente e convincente nel terzo parziale. Tra gli appalusi del pubblico e di Barazzutti, assolutamente soddisfatti (come lui stesso) della sua performance. Al ligure, invece, non è riuscita l’impresa contro Tomic, pena anche un po’ di sfortuna; ma soprattutto il nervosismo (Fognini ha anche rotto una racchetta) e un po’ di deconcentrazione (o di stanchezza anche). Forse si sentiva sicuro, dopo l’importante vittoria al turno precedente, ed era convinto di poter controllare il match. Invece tutto è andato storto. Ha avuto subito, nel primo game, due palle break sul 40-15 a suo favore, ma le ha sciupate e, così, si è ritrovato immediatamente sotto 3-0. Poi ha messo a segno un game (per il 3-1) e da lì è incominciata la carrellata di punti per Tomic che lo ha portato sino al 6/1 nel primo set. Tanti i gratuiti di Fabio, oltre a un po’ di sfortuna per colpi usciti di poco; il servizio ha funzionato un po’ meno bene del solito, ma soprattutto lo ha tradito in particolare il dritto in accelerata e non è riuscito con il suo rovescio a contrastare la regolarità di Tomic. L’australiano, infatti, ha giocato di solidità, sbagliando pochissimo, anche se non di potenza e velocità. Di precisione nel piazzare bene soprattutto il dritto in accelerata, spostando Fabio, che si è trovato in difficoltà: gli mancava sempre un passino per arrivare bene sul colpo. Forse il tennista sanremese avrebbe dovuto insistere più sul rovescio e aggredirlo di più, ma non era facile giocare con palle prive di peso come quelle di Tomic, anche in back. Ha costretto a giocare più difensivo, in back appunto, anche Fognini, che così è rimasto troppo ancorato alla linea di fondo campo, al lungo scambio, che ha messo in gioco Tomic. Mentre sarebbe dovuto venire più a rete, dove ha fatto la differenza con le volées straordinarie da manuale e da vero doppista; eccetto due passanti di rovescio incrociato, stretti in cross, dell’australiano, l’azzurro al net è stato superiore: Bernard, al contrario, ha sbagliato delle volées facilissime. Fabio è stato imbrigliato nello scambio prolungato, e troppo centrale, con colpi senza potenza né profondità, da cui avrebbe dovuto cercare di uscire. La sfortuna e il nervosismo hanno fatto il resto: Bernard ha recuperato in extremis e per miracolo quasi, alcune smorzate ben eseguite di Fabio. Viceversa alcune palle corte, che potevano essere vincenti, non sono riuscite all’italiano, che si è molto disperato per questo: non riusciva a giocare bene come voleva ed era molto nervoso per questo. Barazzutti ha cercato di sostenerlo e incoraggiarlo e nel secondo set c’è stata una reazione di Fognini, che ha trovato il break decisivo sul 3-3 per andare 4-3 e poi 5-3 e chiudere il secondo parziale per 6/3. Nel terzo era avanti nel punteggio e aveva l’opportunità di chiudere, m l’ha sciupata. Prima ha fatto break, ma poi si è fatto di nuovo strappare il servizio; si è arrivati, così, al tie break: era avanti 6 punti a 3, ma si è fatto pareggiare e poi lo ha perso per 9 punti a 7, sfumando altri match point preziosi. Incredulo Tomic, che non si aspettava di vincere, che ha esultato di gioia sincera. Fabio è sembrato un po’, nel finale, buttare via la partita sfiduciato e amareggiato dal suo rendimento in campo, al di sotto del suo alto livello standard. Più demerito suo che merito di Tomic (che non ha fatto nulla di eccezionale e si è limitato ad attendere l’errore di Fabio); molti dritti facili sbagliati da Fabio, che si è forse anche un po’ colpevolizzato per tutti i suoi troppi errori commessi. Giornata ‘no’ che dispiace, soprattutto dopo e alla luce della straordinaria vittoria nei quarti su un altro australiano: Matthew Ebden, su cui si è imposto facilmente con un netto 6/4 6/2, in poco più di un’ora di gioco (un’ora e sei minuti appena); da manuale quella partita. Ma, si sa, non tutti i match sono uguali e capitano le giornate in cui tutto va storto. Peccato contro Tomic, perché Fabio sembrava davvero aver trovato la tattica giusta e riuscire ad imporsi in campo, più aggressivo. Forse avrebbe dovuto pensare a Roger Federer: pochi scambi a fondo e poi subito a rete a chiudere con uno smash o una volée da maestro. Oppure tentare maggiormente lo schema del serve&volley; al servizio, infatti, ha messo a segno anche qualche aces, nonostante alcuni doppi falli da segnalare. Ma l’importante è ragionare sul match perso contro Tomic con Barazzutti e concentrarsi su Pechino, anche in vista del Master di fine anno.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento