mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La complessità della vita nel Fu Mattia Pascal al Quirino di Roma
Pubblicato il 07-11-2018


fu Mattia PascalAvere più di un secolo ed essere ancora attuale, questo è il Fu Mattia Pascal che con la regia di Guglielmo Ferro e Daniele Pecci nel ruolo del protagonista è in scena in questi giorni al Teatro Quirino di Roma.

Pubblicato nel 1904 da Pirandello, il Fu Mattia Pascal è il romanzo che più di altri ha contribuito a rendere famoso il drammaturgo siciliano. Luoghi e tempi del racconto non sono molto bene specificati, in quanto la storia è un enorme flashback. Possiamo tuttavia immaginare, considerati anche i costumi di scena, che il periodo sia a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, cioè lo stesso periodo in cui è vissuto Pirandello. In questo periodo storico, in un arco temporale di circa due anni si svolge la storia.

Mattia Pascal vive in un immaginario paese della Liguria. Il padre gli ha lasciato una discreta eredità, che presto va in fumo a causa dei maneggi dell’amministratore, Batta Malagna. Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote, che poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza. La vita familiare è un inferno, umiliante l’impiego di bibliotecario in una “chiesa sconsacrata, fra il tanfo dei libri”. Mattia decide così di fuggire per tentare una vita diversa. A Montecarlo vince un’enorme somma di denaro e legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita. Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S’innamora della figlia di lui, Adriana, e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge ben presto che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l’anagrafe non esiste. Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina. Non gli resta dunque che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.

fu Mattia Pascal (3)Al Quirino di Roma la scena si apre e ci troviamo nella biblioteca, le luci sono soffuse, la musica accompagna i passaggi più rilevanti. In questo contesto fanno apparizione, come fantasmi che riemergono dal passato, le figure ed i protagonisti della vita precedente di Mattia. Al procedere del racconto, i vari personaggi si delineano meglio e quello che è un puro flashback narrativo nel primo atto, diventa reale svolgimento nel secondo.

Il linguaggio è un italiano senza accenti, il ritmo è serrato, così come voluto dal regista. Non ci si annoia, e nell’incalzare degli eventi, si percepisce la complessità della vita: nessuno dei personaggi è davvero cristallino, ognuno porta con sé diverse colpe che contribuiscono a complicare la scena. L’adozione di una recitazione lineare, l’essenzialità del messaggio drammaturgico in questo Fu Mattia Pascal servono ad assegnare ai tre personaggi – Mattia Pascal, Adriano Meis ed il Fu Mattia Pascal – tre punti di vista delle diverse vicende, che vengono sapientemente restituiti allo spettatore.

Di particolare levatura la recitazione di Daniele Pecci nella parte di Mattia, ma anche quella di Rosario Coppolino nei panni sia di Don Eligio che di Anselmo Paleari. Ed è proprio nelle parole di Anselmo che ritroviamo la filosofia pirandelliana del “lanternino”, strumento più o meno limitato di comprensione del mondo esterno e veicolo di interpretazione della realtà che ci circonda: “un lanternino che proietta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera” ed in quel cerchio di luce che si esplicita la nostra visione della realtà.

Un’opera, come si diceva sopra, ancora attuale, in cui i carnefici sono anche vittime e da cui usciamo con il dubbio se Mattia sia più un codardo o un eroe negativo. E’ il sottile equilibrio di Mattia Pascal, con il rischio di cadere sempre presente. Buon successo di pubblico alla prima. Repliche al Teatro Quirino di Roma fino al 18 novembre.

Al. Sia.

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