domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Shema’. Al Vascello le poesie di Primo Levi cantate da Ottolenghi
Pubblicato il 09-11-2018


In occasione dell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali fasciste in Italia.

Shemà-Trio-OttolenghiLe poesie di Primo Levi pubblicate da Garzanti nel 1984, nella raccolta “Ad ora incerta”, erano e rimangono una gemma poco conosciuta della sua opera. Scritta sporadicamente nell’arco di alcuni decenni, la poesia di Primo Levi accompagna come un sussurro continuo la voce predominante della sua prosa. Eppure è proprio nelle sue poesie che Levi si concede il contatto più distillato ed inerme con il suo animo violato, donando loro una potenza straordinaria.

Lo stile limpido, contenuto e al tempo stesso tempo incalzante delle poesie, sembra richiedere un sound contemporaneo, capace di svelarne le armonie innate valorizzando la parola piuttosto che sommergerla.
I suoni di London, leggenda del Klezmer contemporaneo mondiale, navigano a vista sui testi di Primo Levi, cogliendone le più remote ed intime sfumature. Si aggregano al cammino il jazz di sapore mediterraneo di Bachar e la voce intensa di Shulamit, a creare un incontro musicale di sorprendente attualità.

Quando il compositore e trombettista Frank London (vincitore di un premio Grammy per Contemporary World Music e tra i fondatori del celeberrimo gruppo Klezmatics), in seguito ad un concerto a Tel Aviv nel 2016, espresse a Shulamit il desiderio di comporre per la sua voce, la scelta delle poesie di Primo Levi fu per lei una scelta naturale, avedole avute care fin dallo loro prima lettura diversi anni prima e naturalmente consone ai suoi interessi musicali più recenti.

A Frank London si aggiunse subito il compositore e pianista jazz Shai Bachar (membro della band di Avishai Cohen).

Shulamit, Frank London e Shai Bachar hanno collaborato negli ultimi anni alla produzione del cd “For you the sun will shine – songs of women in the Shoa” (2015). Presentato a Boston e a Tel Aviv, ha ricevuto importanti consensi di pubblico e di critica. Il cd reinterpreta con arrangiamenti musicali contemporanei canti composti da donne musiciste, internate nei campi nazisti ed è stato accolto dalla critica come “innovativo, diverso ed essenziale nell’ambito della musica più conosciuta dell’Olocausto”, ricevendo quattro stelle dal London Financial Times (Album review, 8/2015).

Gli artisti ritengono che in questo particolare momento storico, in cui l’abuso retorico del ricordo della Shoah è sempre più diffuso, il monito moralmente univoco di Primo Levi contro tutte le perversioni del potere, siano più rilevanti che mai.

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