mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Daniele Priori
Un fronte europeista largo e inclusivo 
Pubblicato il 29-11-2018


Serve una soluzione per salvare l’Unione Europea e lentamente la strada si sta delineando. Socialisti e radicali danno la direzione, altri (speriamo molti altri) dovranno seguire. Le indicazioni sono chiare: dare vita a un nuovo fronte radicale, laico, riformatore, per la difesa dei diritti dell’individuo nella società di massa in un’Europa delle nazioni che sia convintamente unita, forte e competitiva nel confronto tra grandi continenti democratici.

Facile, dirà qualche incauto ottimista, in quanto, ad occhio e croce, verrebbe da dire si tratti dell’unica risposta possibile alla deriva estremista di becerodestra, isolazionista, razzista e demagogica che oggi in molti definiscono “sovranista”.

Il ritorno in auge, in tal senso, di un simbolo storico come la Rosa nel Pugno non può che essere un beneficio in questa direzione purché sappia guardare davvero in avanti, senza fossilizzarsi sulle eredità ma utilizzandole come pietre angolari di un progetto capace di andare oltre quegli stessi pur nobilissimi lasciti.

Le lezioni di grandi uomini come Loris Fortuna, Marco Pannella, Bettino Craxi che traspaiono nettamente nel riaffiorare benedetto di tanta storia che ha accomunato famiglie politiche non poi così differenti come quella socialista e quella radicale, rappresenterà la prima brezza di speranza – che dovrà però diventare un vento forte – pronto a soffiare sulla difficile campagna elettorale che ci attende a primavera e sul futuro prossimo dell’Italia in Europa.

Dovrebbero capirlo pure e presto il Partito Democratico alle prese con il suo elefantiaco congresso. Dovrebbe capirlo Matteo Renzi con la sua soggettività (incompresa) di leader riformista che nel Pd non ha più casa. Dovrebbe capirlo Forza Italia dove germogliano fiori di libertà come Mara Carfagna pronti a studiare da leader di auspicabili nuove e speriamo non troppo lontane stagioni politiche. Dovrebbe capirlo – manco a dirlo – Emma Bonino che ha colto nel segno lanciando un piccolo soggetto alle elezioni politiche italiane ma forse doveva (e credo possa ancora) entrare a far parte come socia fondatrice certamente stimata del nuovo fronte europeista per i diritti e le libertà.

Ci vorrà coraggio. I radicali solitamente ne hanno da vendere ma anche determinazione, lungimiranza, capacità di mediare in un frangente del dibattito politico mai così complesso e colmo di vuotezze, difficoltà, disillusioni e (di contro) giganti bufale sulle quali sovranisti e populisti hanno fatto e sono pronti ancor più e ancor meglio a fare bottino di voti.

I grandi partiti italiani che continuano a vedere i loro consensi assottigliarsi, dovrebbero capire che mai come in questa tornata elettorale conta l’obiettivo: salvare l’Europa.

La bandiera conta. Ma non dovrà essere quella di un singolo partito, bensì quella azzurra con le dodici stelle europee.

La rosa socialista e la faccia di Ghandi, simbolo di nonviolenza e di diritti umani e civili, saranno i primi protagonisti di una nuova stagione che dovrà essere unitaria, aggregante, significativa, di pensiero. Una risposta matura, moderata e determinata a chi continua a fare la voce grossa, a mettere davanti una politica muscolare, pronta a calpestare l’umanità, la conoscenza reciproca, il confronto tra popoli e la solidarietà in nome dei più bassi istinti dei singoli gruppi. Una risposta solo apparentemente forte, peraltro, ma in realtà origine di indebolimento, povertà e isolamento politico per il continente che, al contrario, solo unito, può provare a fare quello che – colpevolmente – fino ad oggi non ha fatto abbastanza: riaffermare la propria storia, la propria, identità, la propria essenza di sede della democrazia, dell’idea stessa di nazione e – da mezzo secolo – di transnazione, grazie proprio all’intuizione che è stata la Comunità poi Unione Europea.

Si tratta di un capitale troppo importante, un bagaglio di idee e di valori affermati indiscutibilmente nelle generazioni dei millennials (quelli nati dal 1980 in poi) per poterli lasciare disperdere dagli ultimi arrivati, sulle ali di una burrasca passeggera che iniziative come il nuovo fronte europeista hanno il dovere di aiutare tutti a superare. Guardando oltre e iniziando sin d’ora a ricostruire.

Daniele Priori

Daniele Priori

Giornalista e blogger nato a Marino (Rm) nel 1982, ha collaborato con L'Indipendente, Il Foglio, Huffington Post e alte testate nazionali e locali. È autore di racconti e romanzi per gli editori Armando Armando e Mondadori. Con Massimo Consoli ha scritto il libro Diario di un mostro - Omaggio insolito a Dario Bellezza (Anemone Purpurea, 2006) pubblicato in occasione dei dieci anni dalla scomparsa del grande poeta romano. È autore del saggio introduttivo all’opera “Dante e gli omosessuali nella Divina Commedia tra Inferno e Paradiso” (Società Editrice Dante Alighieri 2018). E' vicedirettore del quotidiano on line Notizie Geopolitiche. Autore per la radio di format giornalistici nel settore “travel”, collabora con MediaHotelRadio, unica emittente interamente dedicata all’hospitality.

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Commenti all'articolo
  1. Faccio fatica a credere che intorno ad un concetto piuttosto astratto come l’europeismo si possa costruire una forza o aggregazione politica, destinata a durare nel tempo, e porsi dunque come reale alternativa, anche se riaffiorano concetti e principi di larga condivisione come “riaffermare la propria storia e identità, l’idea stessa di nazione”.

    Per troppo tempo la sinistra, non solo “non ha fatto abbastanza”, ma ha sacrificato tali principi al multiculturalismo, e se oggi è realmente intenzionata a riscoprirli deve a mio avviso “declinarli”, dire cioè come pensa di sostanziare la nostra identità, bocciata per anni come “sovranismo”, e cosa ne pensa ad esempio dei confini nazionali.

    Ci si può ovviamente mantenere sul generico, parlando appunto di identità senza dire come esprimerla – anche verso le altre culture – e tale genericità può ovviamente aiutare a mettere insieme forze diverse, ma poi i “nodi verranno al pettine”, e non credo altresì che il corpo elettorale sia oggi disposto a dar più di tanto credito alla “indeterminatezza”.

    Paolo B. 01.12.2018

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