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Opinioni e commenti
 

Draghi all’Italia, ineludibile ridurre il debito
Pubblicato il 08-11-2018


Draghi-EurozonaAll’eurogruppo di lunedì scorso, il presidente della Bce Mario Draghi, durante la riunione alla quale ha partecipato il ministro dell’Economia Giovanni Tria, ha insistito sulla necessità che l’Italia riduca il suo debito elevato. E’ quanto si apprende da fonti europee. Prendendo la parola nella riunione dei ministri dell’Economia dell’Eurozona dedicata all’Italia, Draghi ha sottolineato come ridurre il debito sia una responsabilità che va al di là di quanto richiesto dalle regole europee.

L’ultimo Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di indicare l’italiano Andrea Enria come prossimo presidente del Consiglio di Vigilanza bancaria. La proposta di Enria, attualmente presidente dell’Autorità bancaria europea, sarà sottoposta al vaglio formale dell’Europarlamento.

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea lo ha preferito alla numero due della Banca centrale irlandese Sharon Donnery.

Per un anno dunque le due massime autorità della Bce saranno a guida italiana: Mario Draghi, in scadenza a fine ottobre 2019, e Andrea Enria, che resterà in carica per 4 anni e succede alla francese Danièle Nouy. Ora la sua nomina dovrà essere confermata dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo formato dai Governi nazionali. Enria sarà a capo di un istituto, la Bce, che esercita la vigilanza diretta sulle maggiori 118 banche dell’Eurozona, che detengono quasi l’82% degli attivi bancari nell’area dell’euro. Le banche più piccole continuano a essere sottoposte alla vigilanza esercitata dalle autorità nazionali competenti in stretta collaborazione con la Bce. La Bce può comunque decidere in ogni momento di assumere la vigilanza diretta di un qualsiasi istituto al fine di assicurare l’applicazione coerente di standard di vigilanza elevati.

La proposta finale spettava al Consiglio direttivo della Bce che si è espresso con 21 voti e non 25 (i 19 governatori delle banche centrali della zona euro e i 6 membri del board della Bce), in virtù del sistema di rotazione che disciplina l’assegnazione dei diritti di voto, in vigore dal 1° gennaio 2015 con l’ingresso della Lituania nell’euro. La rotazione, che esclude dalla votazione quattro membri del Council, sembrava in effetti favorire Enria perché questo mese non votano tre Paesi considerati falchi come Lettonia, Lituania e Lussemburgo e non ha votato neppure il governatore della Banca centrale francese, visto vicino alla posizione della Germania.

Andrea Enria, 57 anni, spezzino, laureato alla Bocconi, dal 2008 al 2010 è stato a capo della supervisione bancaria della Banca d’Italia. Dal 1º marzo 2011 è stato il primo presidente dell’Autorità bancaria europea (e la conseguente gestione degli stress test bancari) per la quale nel 2015 è stato riconfermano per un secondo mandato di presidenza. Enria ha contribuito a creare l’Eba, l’authority che il prossimo anno si trasferirà da Londra a Parigi in seguito alla Brexit. L’Eba ha fissato gli standard patrimoniali per le banche che la Bce ha poi fatto rispettare nella sua attività di supervisione.

Tanto Enria quanto Donnery sono considerati falchi moderati, non colombe: tuttavia i Paesi core appoggiano più Donnery, i periferici più Enria. Detto questo, il conteggio delle possibili preferenze tra l’italiano e l’irlandese (servono come minimo 11 voti per divenire chair dell’SSM) dava incerti i due voti della Spagna (il vice-presidente Bce Luis de Guindos e il Governatore del Banco de España Pablo Hernández de Cos) e del Governatore irlandese della Central Bank of Ireland, Philip R. Lane. Un testa a testa dall’esito incerto fino all’ultimo istante. Enria negli ultimi giorni aveva conquistato terreno rispetto a Donnery disposta a rinunciare all’SSM per divenire governatrice della Banca centrale irlandese e spianare la strada al governatore Philip Lane per il posto del capo economista Peter Praet che si libera nel giugno 2019.

Durante il recente voto nel comitato dei coordinatori che si occupano di finanza e mercati al Parlamento europeo si era verificato un pareggio tra Enria e Donnery. Sarebbe stata la mancanza del voto del coordinatore della Lega, assentatosi al momento del voto, a far mancare a Enria il voto della vittoria.

S. R.

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