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Opinioni e commenti
 

Usa: si affermano i giovani “socialisti democratici”
Pubblicato il 08-11-2018


Alexandria Ocasio-Cortez

Alexandria Ocasio-Cortez

Le elezioni di medio termine, negli Stati Uniti, hanno registrato un sostanziale pareggio: Trump e i repubblicani mantengono il controllo del Senato, con 51 seggi a fronte dei 45 seggi dei democratici. Di contro, i democratici conquistano la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti, con 220 seggi mentre i repubblicani ne ottengono solo 193.

In questo quadro, emerge una nuova generazione di giovani democratici, portatori di un messaggio socialista ed egualitario.

Sconfiggono, nelle primarie, il tradizionale gruppo dirigente del “partito dell’asinello”, e alle elezioni di ieri riescono a conquistare seggi pesanti, affermando, nel campo democratico, una prospettiva politica maggiormente di sinistra, in grado di esprimere la candidatura presidenziale nel 2020.

Dunque, i democratici tengono, dimostrano una certa vitalità, riprendendosi dallo shock del 2016 e vincono bene, dove esprimono candidati socialisti e di chiara impronta anti-estabilshment.

Il simbolo del riposizionamento dei “Democrats” è Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane deputata del Congresso degli Stati Uniti.

Ha vinto nel collegio elettorale 14 di New York battendo, con il 78 per cento dei consensi, l’avversario repubblicano, il 72enne Anthony Pappas.

Classe 1989, nata e cresciuta nel Bronx, uno dei quartieri più difficili di New York con una forte infiltrazione della malavita afroamericana, è portoricana di origini, laureata in economia e relazioni internazionali, Alexandria ha lavorato come cameriera per aiutare la sua famiglia.

La Ocasio-Cortez si definisce socialista, democratica e sostenuta, da subito, dal senatore del Vermont Bernie Sanders (riconfermato al Senato, vero ispiratore di questa ondata di nuovi socialisti americani).

La giovane deputata si è affermata nei mesi scorsi come l’icona dei millenials di sinistra di tutto il mondo.

Le sue origini nella working class, i sacrifici e le rinunce per gli studi universitari, la voglia di riscatto ed emancipazione contro le ingiustizie della società ipercapitalista americana (accentuate con la presidenza Trump), hanno fatto breccia in una parte significativa dell’elettorato americano.

La deputata di New York non è da sola, con lei i Democratic Socialists of America, un movimento politico che si muove, per via del sistema elettorale maggioritario a turno unico, nell’orbita del partito democratico.

Altri esponenti della sinistra del partito sono: Rashida Tlaib, 42 enne, prima musulmana eletta, in Michigan, al Congresso; Sharice Davids, 39 anni si aggiudica il Kansas e diventa la prima donna nativo-americana in Congresso; Ayanna Presley, 44 anni, afroamericana, eletta per il Congresso, in Massachusetts; in Colorado si aggiudica la corsa per governatore il democratico Jared Polis, 43 anni, primo uomo apertamente omosessuale ad essere eletto al Congresso nel 2009, e adesso il primo governatore, negli States, espressione della comunità LGBT.

Tutti questi candidati esprimono una piattaforma programmatica attenta ai temi della giustizia sociale, dell’eguaglianza e di maggiori diritti di libertà. Nello stesso tempo, con le loro stesse biografie rappresentano una società aperta, multiculturale, tollerante e inclusiva.

Si fanno promotori, in questo modo intercettando il voto dei Millenials e di coloro i quali soffrono gli effetti della globalizzazione iperliberista, di una richiesta di maggiore welfare state, avendo come modello i paesi del Nord Europa, patrie delle socialdemocrazie e delle politiche keynesiane.

Un altro aspetto non secondario sta nella loro ferma indisponibilità nel ricevere finanziamenti da parte delle lobbies e delle corporations, in modo da poter essere liberi dalle influenze dei generosi finanziatori.

La conquista della maggioranza alla Camera, da parte dei democrats, rappresenta una spina nel fianco del presidente Trump, da sempre ben poco avvezzo alle trattative politiche.

Sui grandi temi dell’agenda politica americana, quali equità sociale, riforme economiche, diritti civili, immigrazione, la maggioranza democratica, probabilmente guidata da Nency Pelosi, darà filo da torcere al presidente.

D’altro canto, i repubblicani, mantenendo la maggioranza al Senato, mostrano come sia ancora forte la presa del trumpismo nell’opinione pubblica americana e solido il consenso nelle regioni interne degli States.

Sul piano internazionale, la sinistra democratica esce rafforzata dalle elezioni di midterm.

Il socialismo, nel linguaggio politico americano, registra un favore inaspettato, in particolare tra i giovani. La squadra dei Democratic Socialists vince, prevalendo rispetto ai democratici moderati.

Sullo scacchiere della sinistra internazionale, ciò potrebbe rappresentare una preziosa occasione per rilanciare ed allargare il campo e le funzioni dell’Internazionale Socialista. Dopo queste elezioni, è possibile che alle presidenziali del 2020 i democratici americani si presentino con un candidato/a giovane, socialista pronto a sfidare il populismo conservatore di Trump, ribaltandone il discorso pubblico, con un richiamo ad ideali di eguaglianza e libertà.

Paolo D’Aleo

 

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