mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Guido Mazzali, una vita tra socialismo e stampa
Pubblicato il 06-11-2018


Nacque  a Suzzara  il 22 aprile del 1895 in una famiglia dedita alla  dura fatica dei campi, che non potè permettergli di proseguire gli studi oltre il livello primario. Lavorò prima come garzone in una bottega di fabbro, poi come commesso e nuovamente come garzone in una tipografia, e sempre venne apprezzato per  l’intelligenza che mostrava. A 16 anni cominciò a lavorare presso la Banca Popolare di Suzzara, successivamente passò alla locale Cooperativa di produzione e consumo. L’esperienza quotidiana, le letture e la riflessione gli permisero di acquisire  una  preparazione  sempre più solida, che egli seppe arricchire non poco, fino ad eguagliare e superare tanti che, maggiormente favoriti  dalle  migliori condizioni economiche, erano ricchi di studi regolari.

In  quegli anni cominciò a frequentare la Federazione mantovana del Partito socialista e nel contempo a collaborare alla stampa locale di orientamento socialista, mostrando  preparazione e acume.  Nel 1915 la stima di tanti compagni lo portò a divenire segretario della Federazione giovanile socialista,  su posizioni fortemente pacifiste e internazionaliste. Quando le forze politiche allora prevalenti in Italia  manifestarono la volontà di impegnare il paese nella  grande guerra,  si distinse per  la forte opposizione. Nel 1917  venne  chiamato alle armi. Per le sue posizioni politiche venne allora degradato da ufficiale, vigilato e impedito fino alla cessazione delle ostilità di svolgere ogni attività politica. All’indomani della guerra venne eletto segretario della Federazione  provinciale socialista di Mantova, ma di lì a poco lasciò questo incarico per passare a Capri dove diresse la Camera del Lavoro e il periodico “Falce e Martello”. Quando la violenza dei fascisti cominciò a imperversare nel mantovano, fu costretto a lasciare Carpi e passò a Milano, dove lavorò nella redazione dell’ Avanti”. Per qualche anno visse nel capoluogo lombardo, conciliando il lavoro per l’Avanti! con la collaborazione  ad alcuni periodici  democratici  tra cui era la gobettiana “Rivoluzione liberale”. Alla fede socialista  egli univa una profonda eticità, che ricavava da idealità politiche e religiose diverse, e in particolare dal protestantesimo, che conosceva e studiava da tempo  con passione. Nel 1926  pubblicò “Espiazione socialista – appunti per una storia critica del socialismo italiano”, un lavoro  stampato dalla Società Libraria Lombarda, in cui poneva in evidenza vittorie e sconfitte, successi ed errori del  movimento socialista in Italia, quando esso aveva già alle spalle una lunga storia di vittorie e sconfitte, successi ed errori e soprattutto aveva compiuto le  particolari esperienze del dopoguerra.

Nei successivi anni aderì a un “gruppo d’azione socialista” che guardava con favore alla riunificazione di massimalisti e riformisti, sogno e obiettivo di non pochi, concretatosi poi nel 1930. Per alcuni anni lavorò nel campo della pubblicità  e  si fece apprezzare per le notevoli conoscenze che rivelava nel campo dell’organizzazione sociale del lavoro, fondò la rivista “Linea grafica” e anche una casa editrice. All’inizio della seconda guerra mondiale subì la sorte di tanti antifascisti: venne infatti arrestato e poi internato a Vasto – Istonio, in quel di Chieti, e potè riavere la libertà solo dopo il 25 luglio del ’43. Ripresa l’attività politica, contribuì con Lelio Basso,  Lucio Luzzatto, Corrado Bonfantini alla nascita del Movimento di Unità Proletaria, che  poi, assieme ad altri gruppi, confluì  nel Partito Socialista. Negli anni della Resistenza curò e controllò la stampa clandestina del  partito  nelle regioni del Nord,  e diresse l’ Avanti! clandestino, alla cui redazione lavorava personalmente con grande tenacia e continuo rischio. Dal ’45 entrò nella direzione del Partito,  e diresse l’edizione milanese dell’Avanti!. Chiamato a far parte dell’amministrazione comunale di Milano in qualità di assessore, tenne a lungo l’incarico, e fu anche capogruppo socialista.

Le sue qualità e anche la sua posizione  di autonomista  all’interno del partito  lo portarono alla segreteria della federazioni provinciale e della federazione regionale. Eletto deputato  alla Camera  nel  1948, venne  rieletto nel  1953  e nel 1958 e dal  febbraio del ’59 al marzo del ’60  fece parte del governo in qualità di sottosegretario alla stampa e informazione. Morì a Milano  il 24 dicembre 1960.

Giuseppe Miccichè

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