sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

STESSI DOVERI
Pubblicato il 06-11-2018


vaticano ici“Abbiamo vinto anche noi. Sollevammo la questione già nel 2010. La Corte Europea ha imposto alla Chiesa di versare i soldi per l’Ici. Giusto così. E ora il governo si muova per recuperarli. Pare si tratti di almeno 4 miliardi di Euro”. Cosi Riccardo Nencini, segretario del Psi, comemnta, con un tweet la sentenza della Corte Ue con la quale si prevede che l’Italia debba recuperare l’Ici non versata dalla Chiesa. La Corte di Giustizia Ue infatti ha annullato la decisione con cui la Commissione europea ha rinunciato a ordinare il recupero di aiuti illegali concessi dall’Italia sotto forma di esenzione dall’imposta comunale sugli immobili, Ici, per gli enti ecclesiastici e religiosi.

La decisione è a seguito del ricorso presentato al Tribunale Ue dall’istituto d’insegnamento privato Scuola Elementare Maria Montessori (‘Scuola Montessori’) e da Pietro Ferracci, proprietario di un ‘bed & breakfast’, per chiedere di annullare la decisione della Commissione del 19 dicembre 2012. L’esenzione Ici alla Chiesa fu considerato come un aiuto di stato ma non ne ordinava il recupero, ritenendolo assolutamente impossibile. Inoltre in quell’occasione Bruxelles stabilì che l’esenzione Imu introdotta nel 2012 non costituiva un aiuto di Stato. Ma la Scuola Montessori e Ferracci ha lamentato, in particolare, che tale decisione li ha posti in una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto agli enti ecclesiastici o religiosi situati nelle immediate vicinanze che esercitavano attività simili alle loro e potevano beneficiare delle esenzioni fiscali in questione. Il Tribunale ha dichiarato i ricorsi ricevibili, ma li ha respinti in quanto infondati.

La Scuola Montessori e la Commissione hanno dunque proposto impugnazioni contro tali sentenze. Con la sentenza di oggi la Corte di giustizia ha esaminato per la prima volta la questione della ricevibilità dei ricorsi diretti proposti dai concorrenti di beneficiari di un regime di aiuti di Stato contro una decisione della Commissione la quale dichiari che il regime nazionale considerato non costituisce un aiuto di Stato e che gli aiuti concessi in base a un regime illegale non possono essere recuperati. Nel rilevare che una decisione del genere è un ‘atto regolamentare’, ossia un atto non legislativo di portata generale, che riguarda direttamente la Scuola Montessori e il sig. Ferracci e che non comporterebbe alcuna misura d’esecuzione nei loro confronti, la Corte ha concluso che i ricorsi della Scuola Montessori e di Ferracci contro la decisione della Commissione sono ricevibili. Quanto al merito della causa, la Corte ha ricordato che l’adozione dell’ordine di recupero di un aiuto illegale è la logica e normale conseguenza dell’accertamento della sua illegalità.

Monsignor Stefano Russo, Segretario generale della Cei, ha così commentato: “Le attività sociali svolte dalla Chiesa cattolica trovano anche in questa sentenza un adeguato riconoscimento da parte della Corte di Giustizia Europea che, infatti, conferma la legittimità dell’Imu introdotta nel 2012 dall’Italia la quale prevede l’esenzione dell’imposta, quando le attività sono svolte in modalità non commerciale, quindi senza lucro. La sentenza odierna rileva che la Commissione avrebbe dovuto condurre una verifica più minuziosa circa l’effettiva impossibilità dello Stato italiano di recuperare le somme eventualmente dovute nel periodo 2006-2011. Le attività potenzialmente coinvolte sono numerose e spaziano da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; attività, tra l’altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa”.

L’esponente numero due della Conferenza Episcopale italiana ha ribadito: “Abbiamo ripetuto più volte in questi anni che chi svolge un’attività in forma commerciale, ad esempio di tipo alberghiero, è tenuto come tutti a pagare i tributi, senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte. Una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell’intera collettività”.

Redazione Avanti!

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