domenica, 18 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il difficile riformismo a Napoli
Pubblicato il 02-11-2018


Diciamocelo chiaramente, così, senza peli sulla lingua. Napoli ha sempre preceduto il Paese per quanto riguarda la percezione di fenomeni involutivi. Essere riformisti a Napoli è come essere “un pinguino all’equatore”. Qualcuno ha definito questa città come una città “porosa”…. In effetti è vero che qui è passato di tutto e tutto è stato assorbito , spesso dando vita a un fortunato e storico caleidoscopio culturale che tanta fortuna a dato all’immagine della città nel mondo. Molte sono state le figure che da Napoli hanno contribuito alla costruzione del riformismo italiano liberale e socialista (Arfè, De Martino, Croce etc.), ma il problema è che la città pare non essere riuscita a fungere da porto franco per l’incrocio delle varie anime della cultura e della pratica riformatrice. Qui si sbatte sempre contro un muro. Il riformismo, proprio in quanto portatore di istanze di cambiamento reale e quindi possibile e concreto, è sempre stato visto con diffidenza. Eppure a due passi da chi scrive c’è l’abitazione di Gaetano Arfè, di fronte c’è un vecchio hotel ottocentesco (chiuso da anni) che durante gli anni della guerra ospitava una simpatica casa chiusa che a sua volta nascondeva un luogo di riferimento per i giellini…. Ma, proprio dietro l’angolo, ecco spuntare la sontuosa (quanto sgradevole e kitsch) “Villa Lauro”, simbolo del potere post fascista, monarchico, reazionario di un sindaco rapace e chiaramente epigone di una stagione nera. Nonostante ciò il “comandante” Lauro è ancora ricordato come un nonno generoso da gran parte dei cittadini. Eppure è entrato nella Storia come quello delle “Mani Sulla Città”, della banconota tagliata a metà (metà prima e metà dopo il voto), del paio di scarpe (una prima e l’altra dopo il voto) , dei pacchi di pasta nei quartieri spagnoli…. Achille Lauro ha perfettamente antropomorfizzato lo spirito del partenopeo spezzando ogni mediazione tra popolo e potere, ogni istituzione democratica, interpretando quello che il napoletano ha sempre voluto e preteso : un rapporto diretto e personale con il “regnante”.

In questo solco si sono inserite perfettamente le figure di Antonio Bassolino (dopo la straordinaria esperienza del primo mandato) e oggi di Luigi De Magistris. Quest’ultimo in procinto di costruire un progetto “europeo” con Varoufakis (si parla di attenzione al progetto transnazionale “Diem25”). Però Napoli è anche la città di Luigi Buccico, di Andrea Geremicca…. del sistema più integrato del trasporto su rotaie (metropolitane e funicolari) di Italia.

Oggi un bellissimo libro di Paolo Macrì (Napoli. Ed. Il Mulino) la racconta con affetto, adesione e un’attenta e rigorosa analisi dove lo storico aggancia l’umano.

Forse si tratta di un libro che per la prima volta riesce a parlare di Napoli senza cadere in luoghi comuni. Dichiarando il proprio punto di vista personale e culturale.

Mercoledì 7 è indetta, nel frattempo, una prima riunione operativa indetta dal commissario del Partito Socialista di Napoli Luigi Di Dato, nella sezione di Piazza Carlo III°. In questi giorni altre iniziative di area lib-lab. Se son rose fioriranno. E i garofani pure. Occorre muoversi, esplorare tutti gli interstizi e cercare di tessere le file di un discorso comune. Nonostante la bufera e gli abissi dell’anima, del tempo e di una città costruita su grotte di tufo.

Massimo Ricciuti

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento