domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Manovra, inizia una settimana cruciale
Pubblicato il 05-11-2018


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Oggi è iniziata una settimana cruciale per la manovra sulla finanziaria con l’avvio dell’iter parlamentare e con l’Eurogruppo a Bruxelles dove ha partecipato il ministro Giovanni Tria. Un nuovo vertice di governo si farà forse mercoledì prossimo. Per perfezionare la risposta a Bruxelles sulla manovra, il premier Giuseppe Conte e il ministro Giovanni Tria, dovranno incontrare Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Alcuni contatti ci sono stati già nel weekend, in preparazione dell’Eurogruppo di oggi. Ma i ‘due consoli’ tengono ancora ferma la posizione con la quale rivendicano una linea politica ‘trumpiana’ (nel senso di ‘espansiva’) della manovra ed anche per rassicurare che il 2,4% è il tetto massimo di deficit che l’Italia si impegna a non superare. La priorità di M5S e Lega è quella di evitare altri scossoni forti per portare a casa la manovra, rinviando la definizione su come e quando applicare le misure per le pensioni ed il reddito di cittadinanza. Dopo, ammettono in casa leghista, nessuno scenario è escluso, neanche la rottura dell’accordo ‘prematrimoniale’, il cosiddetto ‘contratto di governo’ firmato da Salvini e Di Maio.

Il leader della Lega ha definito ‘archiviata’ la scelta se trattare o meno, a maggior ragione alla luce della necessità di fare investimenti per mettere al riparo il territorio dal dissesto.

Il leader del M5s ha detto al Financial Times di essere convinto che la manovra italiana, ha scelto di far deficit come Trump negli Usa. Secondo Di Maio ‘sarà una ricetta per l’Ue’. Ma, non si può sbattere la porta in faccia a Bruxelles, anche per i contraccolpi che una scelta di chiusura totale rischia di avere sui mercati. Lo stesso Di Maio ha affermato che la procedura contro l’Italia è inevitabile ma dopo, anche per la pressione delle prossime elezioni europee, si aprirà un ‘dialogo’ e l’Italia ‘non sarà sanzionata’.

La settimana, che vedrà l’avvio in Aula alla Camera dell’iter della legge di bilancio, si presenta con il difficile vertice dell’Eurogruppo nel quale il ministro Giovanni Tria dovrebbe convincere gli altri diciotto partecipanti che la pensano diversamente. Il vertice di oggi a Bruxelles è un passaggio cruciale per capire se, con la sponda di Paesi come Spagna e Portogallo, sia possibile ammorbidire i toni europei. Questo, confidano dal governo, darebbe margini per provare l’assalto al fortino innalzato dai leader di M5S e Lega.

L’unica possibile leva da giocare in Ue, sarebbe la tempistica delle misure più ‘pesanti’ della manovra: mettere quindi per iscritto non solo che il 2,4%, come sostiene Tria, è stato calcolato su una crescita tendenziale più bassa di quella programmata, ma anche che reddito e pensioni partiranno un po’ più in là. Dunque non solo che il 2,4% di deficit è il tetto massimo, ma che si resterà sotto di un decimale o due. Oggi il fronte dei mediatori ha iniziato un duro percorso in salita.

Salvini, nella sua visita alle regioni colpite dal maltempo, ha scelto un atteggiamento da battaglia. Il ministro Costa e il premier Conte hanno annunciato un fondo da oltre 900 milioni su base triennale, in accordo con le Regioni, per la messa in sicurezza del territorio, oltre all’attivazione del fondo di solidarietà europeo e lo sblocco in manovra di 4,2 miliardi di avanzi di amministrazione da usare per investimenti.

Ma, per Salvini non basterebbe ed ha affermato: “Per il territorio servono 40 miliardi”. Poi, c’è chi spinge perché il tema del dissesto compaia nella lettera per Bruxelles in supporto alla scelta di fare deficit. All’interno del governo qualsiasi passaggio è complicato. Si vive un clima di convivenza da ‘separati in casa’. Fonti di governo legati al M5s avanzano il sospetto che Salvini alzi la posta per indebolire il più possibile Di Maio e andare a elezioni alla prima occasione utile. Anche in casa leghista ammettono che i rapporti sono ormai logori. Lo testimonia la trattativa fatta con le armi in pugno su reddito di cittadinanza e pensioni.

Per il M5S, se il reddito di cittadinanza partirà a marzo, allora potrà partire dilazionata anche quota 100. I pentastellati hanno risposto anche alle obiezioni sui costi della misura di chi, come il giornalista Federico Fubini (che però ha citato limitazioni sulla base del reddito familiare), ha fatto notare che i conti non tornano: il reddito sarà dato sulla base dell’Isee del nucleo familiare (se il marito guadagna 100mila euro, la moglie che ha reddito 1000 non può prenderlo perché l’Isee è sopra la soglia di 9360 euro).

Domani inizia ufficialmente, a tre settimane dall’approvazione in Consiglio dei ministri, l’esame parlamentare della legge di bilancio. Sarà un vero e proprio slalom tra voto delle Camere e giudizio europeo, per arrivare al via libera entro fine anno.

L’intreccio è evidente, se si guarda il calendario: la pagella di Bruxelles, con il possibile avvio di una procedura d’infrazione, è in programma a una settimana dal primo test per la legge di bilancio nell’Aula della Camera.

Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’economia, ha criticato il suo successore al dicastero di via XX settembre per aver cambiato linea rispetto alle strategie di crescita del Paese, alimentando il deficit e scoraggiando gli investimenti, che sono l’unico fattore in grado di alimentare una crescita di lungo periodo e di rendere così sostenibile l’enorme debito pubblico italiano.

Padoan, in un recentissimo suo inrvento pubblicato su ‘Inpiù’, ha scritto: “Il ministro Tria ha ufficialmente sposato la linea del ‘più deficit’ come via maestra per contrastare il visibile indebolimento della crescita registrato dai recenti dati Istat sulla crescita zero nel terzo trimestre. Si tratta di una posizione molto lontana da quella che Tria aveva sposato all’inizio del suo mandato e che tendeva a mantenere un atteggiamento prudente sia in termini di livelli che di direzione del deficit. Il punto non è perché il ministro abbia cambiato idea. Siamo tutti liberi di cambiare idea. Il punto è la valutazione su quali siano i fattori che portano alla crescita. Sia chiaro che stiamo parlando della crescita di medio lungo periodo, quella che conta ai fini di una riduzione sostenibile del debito. Il ministro sembra ritenere che ciò che conta è l’impatto sulla domanda aggregata della politica di bilancio (anzi del saldo di bilancio)”.

Secondo Padoan si tratterebbe di una strategia sbagliata ed ha così argomentato: “Quello che conta per la crescita di lungo periodo sono gli investimenti che sostengono domanda e offerta. Gli investimenti dipendono da aspettative di profitto, grado di fiducia, condizioni legate all’ambiente in cui operano le imprese, cioè dalle condizioni strutturali, oltre che dalle condizioni di finanziamento. Certo contano anche le condizioni di domanda, ma sopratutto la domanda attesa. Cito queste cose perché la politica messa in campo, o semplicemente annunciata dal governo in questi mesi ha fatto di tutto per indebolire le condizioni di sostegno agli investimenti, facendo crescere il costo del finanziamento per imprese e famiglie, smantellando misure strutturali introdotte dal governo passato e bloccando investimenti in infrastrutture che pure sono parte di quegli investimenti pubblici su cui si dice di contare molto. Non è una questione di deficit”.

Da oggi in poi, le tappe del percorso da seguire per gli sviluppi dei destini dell’Italia legati alla finanziaria sono i seguenti:

– 5 NOVEMBRE – Sul tavolo dell’Eurogruppo il ‘caso Italia’. Non sono attese decisioni formali ma potrebbe essere messa a punto una dichiarazione. Tria dovrà confrontarsi con 18 colleghi che non la pensano come lui.

– 6 NOVEMBRE – Martedì mattina in commissione Bilancio della Camera partirà l’iter della manovra, con lo stralcio delle norme inammissibili e un ufficio di presidenza che definirà il calendario dei lavori. Le audizioni potrebbero essere programmate tra venerdì 9 e lunedì 12, nei giorni seguenti cadrà il termine per gli emendamenti. Le votazioni dovrebbero partire tra il 20 e il 22 novembre.

– 8 NOVEMBRE – La Commissione pubblicherà le previsioni economiche aggiornate, che terranno già conto dei saldi inseriti dall’Italia in manovra. Daranno quindi un’idea aggiornata degli scostamenti dagli obiettivi e dell’impatto delle misure italiane sulla crescita.

– ENTRO IL 13 NOVEMBRE, LA RISPOSTA A BRUXELLES. Sarebbe il termine ultimo per presentare a Bruxelles una nuova bozza della legge di bilancio e anche la relazione con i ‘fattori rilevanti’ che, secondo l’Italia, giustificano lo scostamento dagli obiettivi, primo step per il rapporto sul debito che potrebbe aprire la strada a una procedura di infrazione. La lettera potrebbe essere inviata da Roma già giovedì 8 novembre.

– 21 NOVEMBRE – La Commissione Ue pubblicherà il parere definitivo sulla legge di bilancio e già in quella occasione potrebbe avviare la procedura di infrazione.

– 29-30 NOVEMBRE – IL VOTO DEI DEPUTATI. A poco meno di un mese dall’avvio in commissione, la manovra è attesa nell’Aula della Camera, per il primo via libera.

– DICEMBRE – Dopo il vaglio di Montecitorio, la manovra approderà prima in commissione Bilancio e poi all’Aula del Senato per la seconda lettura. Il termine ultimo per l’approvazione definitiva del testo è il 31 dicembre.

– NATALE, POSSIBILE CDM. Dopo il via libera alla legge di bilancio, che il governo auspica entro il 22 dicembre, potrebbe essere riunito un Consiglio dei ministri per varare con decreto il ‘reddito di cittadinanza’ e la ‘quota 100’ per le pensioni: “si farà magari a Natale o subito dopo”, ha detto Luigi Di Maio.

– DICEMBRE-GENNAIO 2019, POTREBBE SCATTARE LA PROCEDURA. Possibile apertura della procedura per deficit eccessivo contro l’Italia per violazione delle regole sul debito, basata però sui dati consuntivi 2017. La procedura prevede un monitoraggio dei conti nazionali da parte dell’Ue ancora più stretto, la risoluzione del problema al più presto e, in caso di persistenza della violazione, una multa fino allo 0,2% del Pil.

Intanto, il primo appuntamento, quello odierno, non ha sortito gli effetti sperati dal governo italiano e, all’Eurogruppo, l’Ue è rimasta ferma sulle posizioni già assunte.

Il commissario europeo agli Affari economici, Piere Moscovici, dall’Eurogruppo ha dichiarato: “Sulla manovra dell’Italia attendiamo il 13 novembre e non voglio saltare alle conclusioni. L’Ue ha chiesto alla Penisola di ripresentare il piano di bilancio, attendiamo una risposta e spero che avremo una risposta”. Al tempo stesso Moscovici ha respinto la tesi secondo cui l’impostazione del bilancio italiano, che prevede aumenti della spesa in un contesto di debito già elevato, possa fregiarsi del termine ‘manovra del popolo’.

In tal senso Moscovici ha spiegato: “Semmai sono le regole europee, che prescrivono di ridurre l’indebitamento-Pil ad essere ‘favorevoli al popolo italiano’. Un bilancio che aumentasse il debito sarebbe di gran lunga dannoso per gli italiani, perché il fardello sulle loro spalle sarebbe più pesante. Il costo del servizio del debito è 65 miliardi euro l’anno: 1.000 euro l’anno per ogni italiano. E di solito quelli che pagano di più sono i più poveri e i più deboli. Serve un Bilancio del popolo ma non è quello che alza il debito”.

Anche Centeno e Dombrovskjs hanno sostenuto la posizione di Moscovici e l’attesa è quella delle modifiche al bilancio da inviare alla Commissione Ue entro il prossimo tredici novembre.

Di certo, per i sei mesi di tensioni sullo spread, è arrivato un conto salato alle casse pubbliche. Il brusco aumento dei tassi di interesse sui titoli emessi dal Tesoro da maggio a oggi ha comportato un aggravio della spesa per interessi di circa 6,4 miliardi rispetto ai tassi dell’aprile scorso, solo per quanto riguarda Bot, Ctz e i Btp (escludendo gli indicizzati).

L’incremento di spesa si spalmerà sulle varie scadenze dei Btp pluriennali emessi. Per il solo 2018 la maggiore spesa già scontata sfiora 1,4 miliardi di euro e mancano ancora diversi collocamenti fino a dicembre. Questi sono fatti che parlano da soli.

Salvatore Rondello

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