domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Midterm. Ai blu la Camera, ai Repubblicani il Senato
Pubblicato il 07-11-2018


A billboard is seen ahead of the U.S. 2018 midterm elections in Dallas, Texas, U.S., November 1, 2018. REUTERS/Mike Segar

A billboard is seen ahead of the U.S. 2018 midterm elections in Dallas, Texas, U.S., November 1, 2018. REUTERS/Mike Segar

I democratici hanno riconquistato il controllo della Camera Usa dopo otto anni. Hanno superato la quota di 218 seggi necessaria per riconquistare il controllo di questo ramo del Parlamento, mentre i repubblicani mantengono la maggioranza al Senato.
I blu possono contare adesso su almeno 220 parlamentari alla Camera contro i 199 dei repubblicani. Mentre, secondo i dati pubblicati dalla Cnn, al Senato i repubblicani sono in vantaggio con 51 seggi (uno in più rispetto ai 50 che servono per avere la maggioranza) rispetto ai 44 senatori democratici. I senatori restano in carica per sei anni ed ogni due anni viene rinnovato un terzo del Senato degli Usa.

Il presidente Usa, Donald Trump, nonostante la sconfitta alla Camera, ha commentato: “Un enorme successo questa sera. Grazie a tutti”.

La leader dei progressisti alla Camera, Nancy Pelosi, che l’anno scorso aveva evocato l’impeachment per il ministro della Giustizia, ha affermato che i democratici hanno intenzione di ripristinare i controlli e gli equilibri costituzionali sull’amministrazione Trump.

Lo speaker repubblicano della Camera, Paul Ryan, ha detto: “La storia si ripete. Un partito al potere deve sempre affrontare sfide difficili nelle sue prime elezioni di medio termine. Mi congratulo con i democratici per la nuova maggioranza alla Camera e con i repubblicani per avere mantenuto il Senato. Non serve un’elezione per sapere che siamo una nazione divisa, e ora abbiamo una Washington divisa. Come Paese e come governo dobbiamo cercare un terreno comune”.

Queste elezioni hanno visto un numero record di donne elette alla Camera: almeno 99 sarebbero le deputate (su 237 candidate), un numero che supera il record precedente di 84. Tra le nuove elette ci sono la ventinovenne democratica Alexandria Ocasio-Cortez, la donna più giovane mai eletta al Congresso americano; la democratica Rashida Tlaib, figlia di immigrati dalla Palestina, la prima donna musulmana ad essere eletta al Congresso; e la democratica Sharice Davids, la prima donna nativo-americana in Congresso.
Da queste elezioni di ‘midterm’ è risultato un Congresso diviso, con i democratici che hanno centrato l’obiettivo di riconquistare la Camera, mentre i repubblicani hanno mantenuto la maggioranza al Senato rafforzandosi.
Anche prima dell’arrivo dei risultati dalla West Coast, tradizionalmente democratica, la vittoria dei democratici è apparsa consistente, con la Cnn che ha previsto che alla fine il partito, che aveva bisogno di strappare 23 seggi ai repubblicani per ottenere la maggioranza, sarebbe potuto arrivare ad avere un maggioranza di 35 seggi.
Al Senato dove si sono rinnovati solo 35 seggi, in maggioranza al momento dei democratici, alcuni in Stati a maggioranza Gop, il partito del presidente Donald Trump, ha registrato delle importanti vittorie, conquistando quattro seggi che erano dei democratici, in Indiana, Missouri, Florida e North Dakota. Inoltre hanno confermato i seggi in Texas e Tennessee.
L’affluenza alle urne, ieri negli Stati Uniti è stata del 49%, secondo quanto riporta la Cnn citando Edison Research, precisando che hanno votato 113 milioni di americani. Viene confermato così che si è trattata di un’affluenza superiore alla media per le elezioni di Midterm, cioè non presidenziali, che solitamente supera di poco il 40%. Con il 91% dei distretti scrutinati, risulta che 51.792.910 degli elettori hanno votato democratico, mentre 46.190.531 hanno votato repubblicano.
La Casa Bianca ha reso noto che il presidente ha poi chiamato i leader del Congresso, repubblicani e democratici. Al Senato ha parlato con il leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell e con il leader della minoranza, Chuck Schumer. Mentre alla Camera con lo Speaker uscente, il repubblicano Paul Ryan che non si è ricandidato alle elezioni di ieri, e la leader della minoranza, Nancy Pelosi, destinata a tornare alla guida della Camera.
Nel congratularsi con Pelosi, Trump ‘ha apprezzato l’appello allo spirito bipartisan’ fatto dalla leader democratica nel suo discorso della vittoria.
Nancy Pelosi festeggiando la vittoria dei Democratici alla Camera ha dichiarato: “Domani sarà un nuovo giorno per l’America. Ringrazio gli incredibili, dinamici, candidati, espressione della differenza, che hanno riconquistato la Camera per gli americani”. Ai sostenitori che continuavano a scandire “Speaker, Speaker”, la leader democratica, che è stata la prima donna ad essere eletta alla guida della Camera nel 2007, mantenendo l’incarico fino al 2011, ha promesso che la nuova maggioranza democratica restaurerà il ruolo di ‘controllo ed equilibrio’ sull’operato della Casa Bianca ma cercherà anche di portare avanti una politica bipartisan. Nancy Pelosi ha aggiunto: “Siamo tutti stanchi delle divisioni”. La leader parlamentare dei democratici, ha anche promesso di lavorare per abbassare i costi dell’assistenza sanitaria e per combattere la corruzione. Nancy Pelosi ha concluso: “Prosciugheremo la palude degli interessi del denaro nelle nostre elezioni e ripuliremo la corruzione per fare in modo che Washington funzioni per tutti gli americani”.
Poche ore prima dalle elezioni di Midterm, Facebook ha rimosso 115 account legati alla Russia.
Nathaniel Gleicher, capo della sicurezza Facebook, in una nota diffusa dai media Usa, ha affermato: “Dopo una segnalazione delle forze dell’ordine abbiamo bloccato più di 100 profili Facebook e Instagram perché li ritenevamo legati all’Ira”.
Nella nota, il social network ha sottolineato che la lista dei 115 profili, 30 su Facebook e 85 su Instagram, sono apparsi su un sito associato all’Internet Research Agency (Ira) che ha rivendicato di averli creati. L’Ira, nota come ‘fabbrica di troll’, e’ accusata di avere interferito nella campagna elettorale per le presidenziali statunitensi del 2016 e, più in generale, di condurre campagne di disinformazione online.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, dopo le elezioni negli Stati Uniti, secondo quanto apprendiamo dalla Tass, ha detto: “Si può presumere con un alto grado di certezza che non ci siano prospettive brillanti per la normalizzazione delle relazioni russo-americane. Nonostante tutte le fobie negli Usa, la Russia non ha mai interferito nei processi elettorali di nessun paese, compresi gli Stati Uniti”.
Il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha commentato: “Siamo impazienti di lavorare con il 160/mo Congresso e i nuovi rappresentanti eletti degli Stati Uniti. Ue e Usa sono partner strategici chiave e alleati. L’Ue è pienamente impegnata per una stretta partnership transatlantica e a una mutua cooperazione”.

Matteo Salvini ha commentato: “A leggere i giornali doveva essere il trionfo democratico e la sconfitta di questo presidente un po’ strano ma  il voto vero è stato diverso, raramente i presidenti in carica vincono queste elezioni. Apprezzo Trump perché mantiene gli impegni presi; sono contento che gli elettori abbiano premiato una linea coerente che può piacere o non ma è una linea coerente, è il bello della democrazia anche per chi oggi ha il viso lungo”.

Il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, ha detto: “Non commentiamo gli esiti elettorali di Paesi amici, anche se ovviamente le osserviamo attentamente. Per quel che riguarda i risultati del Midterm, c’è molto da studiare, ma i commenti li lasciamo ad altri”.

Il risultato di queste elezioni è un test molto importante per gli Stati Uniti. Il segnale arrivato da oltreoceano è quello di una maggiore fiducia degli americani al Partito Democratico, ma anche quello di voler controllare più strettamente la politica dell’Amministrazione Trump.

Dopo la sconfitta di Hillary Clinton alle presidenziali del 2016 sembrerebbe spirare un forte vento di cambiamento per la guida del Partito Democratico, mentre i Repubblicani sembrano appiattiti sulle posizioni di Trump e per loro molto dipenderà dalle mosse del Presidente.

Intanto, con la vittoria dei Democratici nella Camera dei Rappresentanti, il Congresso degli Stati Uniti non è più controllato dai Repubblicani.

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