sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Povertà: REI a un mln di persone. Inps, attenzione agli errori su reperibilità malattia
Pubblicato il 05-11-2018


Il 10% sono extracomunitari
POVERTÀ: REI A 1 MILIONE DI PERSONE

Nel periodo gennaio-settembre 2018 sono stati erogati benefici economici legati al Reddito di inclusione (Rei) a 379.000 famiglie coinvolgendo più di un milione di persone. Lo si legge nel Monitoraggio Inps sul Rei nel quale si spiega che “la maggior parte dei benefici vengono erogati nelle regioni del sud (69%)” per il 72% delle persone coinvolte. Il 47% dei nuclei beneficiari di ReI, che rappresentano oltre il 51% delle persone coinvolte, risiedono in sole due regioni: Campania e Sicilia. Il 10% dei nuclei percettori del Reddito di inclusione (ReI) risulta extracomunitario, per cittadinanza del richiedente la prestazione, e di questi si evidenzia un’incidenza del 30% nelle regioni del Nord. Nel Monitoraggio dell’Inps sul Reddito di inclusione si ricorda che le famiglie che hanno ricevuto nel complesso un beneficio economico legato al reddito di inclusione nei primi nove mesi del 2018 sono state 379.000.

Inps
REPERIBILITÀ MALATTIA, ATTENZIONE AGLI ERRORI

Malattia e reperibilità, quanti dubbi. Ma anche errori. A seguito di notizie diffuse on line, fa sapere l’Inps sul suo sito, circa le modalità di esonero dalle visite mediche di controllo domiciliari “molti lavoratori stanno chiedendo ai propri medici curanti di riportare il codice”. E nei certificati al fine di ottenere l’esenzione dal controllo.
A tale proposito l’istituto precisa così, “in primo luogo, che le norme non prevedono l’esonero dal controllo ma solo dalla reperibilità: questo significa che il controllo concordato è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare Inps 7 giugno 2016, n. 95”.
Esclusione – In secondo luogo, si legge, “il medico curante certificatore può applicare solo ed esclusivamente le ‘agevolazioni’ previste dai vigenti decreti quali uniche situazioni che escludono dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità”.
E queste situazioni sono contenute in due provvedimenti: nel decreto del ministero del Lavoro 11 gennaio 2016, per i lavoratori subordinati dipendenti dai datori di lavoro privati (e riguardano patologie gravi che richiedono terapie salvavita; o stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%); nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri 17 ottobre 2017 n. 206 per i dipendenti pubblici (e includono patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della ‘Tabella A’ allegata al decreto del presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834 o a patologie rientranti nella ‘Tabella E’ dello stesso decreto; e ancora, stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%)”.
Segnalazione – In questi unici e circoscritti casi, precisa l’Inps, “la segnalazione da parte del curante deve essere apposta al momento della redazione del certificato e non può essere aggiunta ex post, proprio perché l’esonero è dalla reperibilità e non dal controllo”.
Codice E, nessun esonero – Per quanto attiene il ‘Codice E’ indicato nel messaggio 13 luglio 2015, n. 4752, è utilizzato “a esclusivo uso interno riservato ai medici Inps durante la disamina dei certificati pervenuti per esprimere le opportune decisionalità tecnico-professionali, secondo minuziose disposizioni centralmente impartite in merito alle malattie gravissime” fa sapere l’istituto di previdenza. Che chiarisce come “qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione ‘Codice E’ non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio”.

Consulenti lavoro
SERVE PIANO CONTRO SOMMERSO

Un piano per contrastare il sommerso nel mercato del lavoro, punendo con maggiore severità abusi e distorsioni. E utilizzando strumenti che già esistono per promuovere la legalità, come la certificazione dei contratti e l’AsseCo. È la richiesta che arriva da Marina Calderone, presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, in un’intervista pubblicata sull’ultimo numero di ‘Leggi di Lavoro’, la rivista giuridica dei professionisti.
“Il sommerso ha assunto – sottolinea – dei risvolti preoccupanti nel nostro Paese, generando un grave impoverimento dei lavoratori e del tessuto economico italiano. Queste distorsioni del mercato del lavoro, purtroppo, sono molto frequenti”.
Per Calderone l’ultima distorsione nel mercato del lavoro “è quella che ha riguardato i voucher: considerati modello di lavoro flessibile, sono poi diventati oggetto di critiche da parte dei sostenitori di una rigida visione del rapporto di lavoro. Fenomeni come questi trovano soluzione se si è in grado di interpretare correttamente le esigenze del mercato del lavoro, regolamentandolo anche attraverso l’utilizzo di forme di lavoro più flessibili e di un piano che contrasti con maggiore severità abusi e distorsioni”.
Ma sono diversi, secondo i consulenti del lavoro, i fenomeni di ‘sommerso’ sui quali servono interventi: “L’intermediazione illecita, gli appalti irregolari e il caporalato possono essere definiti dei veri “reati sociali”, anche se il legislatore -spiega Calderone- ha depenalizzato le prime due fattispecie. Sociali sia per la diffusione endemica delle stesse, sia perché colpiscono tutti gli attori del rapporto di lavoro. Dai lavoratori, che pur di avere una retribuzione certa e puntuale si accontentano di percepire pochi euro l’ora da realtà spregiudicate, ai datori di lavoro appaltatori, che corrono il rischio di ricadere nel regime di solidarietà passiva in caso di somministrazione o appalto illeciti”.
“Per non parlare -aggiunge ancora Calderone- dell’Amministrazione pubblica, che si vede sottrarre ingenti somme attraverso l’evasione totale o parziale di imposte e contributi, con la conseguente destrutturazione del sistema economico. Di fronte a un apparato sanzionatorio inadeguato, è necessario fare prevenzione per evitare l’insorgenza di patologie”.
Ma qualcosa secondo Calderone si può fare per cambiare le cose. “Gli strumenti a disposizione -spiega- esistono e sono regole scritte. Mi riferisco alla certificazione dei contratti – funzione riconosciuta ai consulenti del Lavoro dal Jobs Act – e all’AsseCo, frutto del protocollo d’intesa sottoscritto fra il Consiglio nazionale dell’Ordine e il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali”.
Secondo Calderone, infatti, “l’AsseCo consente la promozione e la diffusione della cultura della legalità. Attraverso questo strumento i consulenti del lavoro possono verificare la regolarità contributiva e retributiva delle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro, prendendo a riferimento la normativa in materia di lavoro minorile, orario di lavoro, contratti collettivi, obblighi contributivi e pagamento della retribuzione. Una volta ottenuta l’asseverazione, le aziende vengono iscritte in un elenco pubblico e sottoposte a monitoraggi periodici da parte del Consulente asseveratore”.
“Le ispezioni, così, possono essere orientate -spiega Calderone- in via prioritaria verso le imprese non in possesso dell’AsseCo, razionalizzando di conseguenza le risorse pubbliche utilizzate per combattere il sommerso”.
E sulla possibilità paventata dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio di contrastare l’illegalità e lo sfruttamento del lavoro attraverso un’azione congiunta di Carabinieri, ispettori e centri per l’impiego Calderone spiega che “potrebbe essere una soluzione. Noi, intanto, abbiamo sollecitato il legislatore a ricondurre tutte le fattispecie citate nella materia penale. Durante l’ultimo Festival del lavoro, infatti, abbiamo proposto l’introduzione di una norma penale che punisca l’intermediazione illecita di manodopera, la somministrazione abusiva e l’appalto illecito ponendoli in un’unica fattispecie con il caporalato e riconducendoli sotto la voce dello sfruttamento del lavoro”.
“Una previsione normativa, peraltro, conforme -ricorda Calderone- alla risoluzione del Parlamento europeo del 14 settembre 2016 sul dumping sociale nell’Unione (2015/2255(INI)). Un altro passo in avanti, poi, si potrebbe fare introducendo l’AsseCo nell’ambito della normativa appalti per assicurare allo Stato, alle imprese e ai lavoratori la regolarità dei rapporti di lavoro”.
“Il mercato del lavoro, infatti, ha bisogno di buone regole, ma anche di garanzie di legalità e l’AsseCo -rimarca Calderone- è lo strumento che meglio riproduce questo spirito, perché dimostra che la categoria, con il ministero del Lavoro e l’Ispettorato, sostiene e promuove un tessuto imprenditoriale sano in cui le aziende puntano sul rispetto delle regole. Inoltre, istituzionalizzando il ruolo del consulente del lavoro nella verifica della regolarità, si consentirebbe agli organi pubblici di ‘sfruttare’ le sue competenze e la sua funzione di terzietà, innescando un circuito virtuoso di cooperazione pubblico-privato. Da ultimo, un’altra soluzione potrebbe essere quella di attuare la proposta, che abbiamo presentato al Governo, sull’introduzione del ‘Daspo’ per lo sfruttamento del lavoro nella filiera degli appalti”.

Carlo Pareto

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