mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Quando avevamo fame,  Il paradiso dei ricchi, Il lavoro che serve, Il turismo che cambia
Pubblicato il 12-11-2018


Ha già superato le centomila copie di vendita l’ultimo libro di Aldo Cazzullo ( “Giuro che non avrò più fame”, Mondadori ). L’autore di best sellers, ancora una volta ,ha visto giusto: ha scritto un libro che interessa la gente ,sia la generazione che ha conosciuto la guerra ,quando “avevamo 16 milioni di mine” ,che quella recente, “che ha in tasca 65 milioni di telefonini, più di uno a testa ,record mondiale”. Cazzullo ha ricostruito le vicende dell’Italia del dopoguerra, con le enormi difficoltà economiche della ripresa e gli immensi sacrifici degli italiani, ricordando lo scenario politico e sociale dell’epoca : il 1948 ,lo scontro politico del 18 aprile fra democristiani e comunisti ( sottovalutando però l’importante ruolo dei socialisti),l’attentato a Togliatti e i tentativi di insurrezione e la grande capacità di rimboccarsi le maniche di quella generazione ,che si impegnava senza risparmio di energia per migliorare la loro condizione e quella del paese. Uomini e donne, straordinari protagonisti della ripresa economica, che si sono lasciati alle spalle un paese di macerie. Per Natale in quel tempo si regalavano i mandarini, ci si spostava in bicicletta, si ascoltava (tutta la famiglia, riunita con altri parenti e amici),la radio .Si costruiva uno Stato più moderno ,senza lamentarsi troppo … Oggi non è la stessa cosa ,di fronte alla grave crisi economica che, contrariamente a quanto si afferma nelle sfere governative, non è ancora conclusa. Anzi i segnali non sembrano incoraggianti, anche senza tener conto dei conflitti che si vanno profilando con Bruxelles. Anche quella di oggi è una nazione da ricostruire, ma abbiamo davanti “un paese di cattivo umore” e paradossalmente abbiamo meno voglia di mettercela tutta per migliorare la nostra vita.

Ma sull’Europa c’è molto da dire e da rinnovare ,ricordando i precursori europeisti ( non dimentichiamo il socialista Eugenio Colorni e non solo Spinelli e Rossi ). L’obiettivo da perseguire è l’emarginazione degli eurocrati e gli strateghi dei grandi inganni che mirano prevalentemente ai loro interessi nazionali ( o sovranisti, come si dice oggi) ,piuttosto che a quelli dell’Europa e sicuramente a danno degli Stati più piccoli .Sono quasi sempre la Germania e la Francia a fare il bello e il cattivo tempo. Come denuncia un bel libro di un giornalista “ferrato” da anni nelle inchieste e nelle denunce, anche se spesso con tinte troppo ideologiche, Leo Sisti ( “Il paradiso dei ricchi “, Chiarelettere) .

L’autore si sofferma, in particolare, su documenti inediti che rivelano il trattamento fiscale di favore ricevuto da multinazionali e contribuenti milionari e mette sotto accusa anche Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ma anche al vertice di un sistema definito “il cartello delle tasse”. Un solo esempio dello scandalo fiscale : vi sono multinazionali che pagano meno dell’un cento di imposte. Elusione ed evasione fiscale costano alle casse comunitarie mille miliardi di euro. Ed è proprio partendo dal problema fiscale che si può sviluppare il dibattito sull’Unione europea da riformare, in campo aperto, senza preclusioni .

Tornando all’Italia ci ha particolarmente impressionato un libro di ricerca sull’Italia 4.0 , perche testimonia che, nonostante le crescenti difficoltà (economiche, finanziarie, politiche e sociali ) vi è un’Italia che caparbiamente si ostina ad andare avanti, cercando di allinearsi ai livelli di sviluppo tecnologico nell’industria dei paesi più avanzati. Nel saggio di Annalisa Magone e Tatiana Mazali (“Il lavoro che serve”, Guerini e associati ) si indaga infatti sulle trasformazioni digitali nella nostra industria, cercando di individuare le tappe successive e i problemi da affrontare . Le due esperte, insieme a un folto gruppo di tecnici, hanno compiuto a questo proposito uno studio accurato negli stabilimenti italiani di venti multinazionali per analizzare le trasformazioni 4.0 , con tutte le contradditorie conseguenze (sull’occupazione, sulla qualità e i costi di produzione, ecc.).Il viaggio è cominciato. Speriamo che altri ne seguiranno per capire in modo più approfondito il futuro nell’industria, già cominciato ,ma di cui non sono ancora chiari gli sbocchi economici e sociali.

Nello scenario del futuro si colloca anche il turismo. Se ne occupa un eclettico sociologo italiano, Domenico De Masi, passato dal Pd a 5 Stelle (ha compiuto anche delle ricerche per questo Movimento ), ma ora sembra aver preso le distanze da quest’ultima forza politica .In un ponderoso volume (“L’età dell’erranza –Il turismo del prossimo decennio” ,Marsilio) De Masi, con l’aiuto di un gruppo di esperti di varie discipline, racconta come cambieranno le nostre vacanze e i movimenti turistici nei prossimi anni, visto che il desiderio di viaggiare continuerà senza soste ,nonostante le guerre, i disastri natutali e le epidemie . Ma l’Italia dovrà affrontare però anche serie sfide economiche per rimanere una delle più importanti mete turistiche al mondo. Ma avremo una classe dirigente (e politica) in grado di affrontare queste difficili sfide?

Aldo Forbice

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