sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Raggi di buio
Pubblicato il 09-11-2018


Non saremo certamente noi a commentare una richiesta dell’accusa. Dieci mesi per falso in atto pubblico, per proteggere il suo Marra, che non era solo il vice capo di gabinetto che comandava il capo di gabinetto (che anomala assonanza col governo Conte), ma il Richelieu del sindaco, sono molto e sono nulla per la Raggi. Molto se verranno confermati in giudizio, nulla se verranno rifiutati. E anche in caso di condanna, c’é sempre il ricorso al secondo grado. Almeno fino a che il Parlamento non avrà approvato la nuova normativa che prevede l’abrogazione della prescrizione dopo il primo grado. In quest’ultimo caso, se la Raggi sarà condannata, dovrà tenersi la condanna anche se gli altri due gradi di giudizio dovessero non arrivare mai. Che i nemici interni della Raggi vogliano applicare la dottrina Davigo contro loro stessi?

Noi dunque riterremmo innocente il sindaco di Roma anche se dovesse essere condannata in primo grado perché un imputato é innocente fino al terzo grado di giudizio, mentre i Cinque stelle la faranno dimettere bastando loro solo una prima condanna. E siccome più avanti, se mai in qualche anno, dovessero esserci assoluzioni nel secondo o terzo grado, la Raggi non avrà alcuna possibilità di farsi reintegrare. Questa é la differenza tra noi e loro. Loro giustizialisti e noi garantisti. Anzi, noi garantisti anche cogli avversari e loro invece no. Perché non sarebbe la prima volta che i Cinque stelle applicano per loro principi e misure diverse rispetto a quelle che vorrebbero applicare agli altri. Ma vedremo che accadrà nei prossimi giorni. Se davvero applicheranno, a fronte di una condanna, le conseguenze del loro codice etico.

Se poi, dopo una condanna della Raggi, i Cinque stelle volessero davvero ricorrere alle dimissioni e al voto, il più contento di tutti sarebbe Salvini, con la Meloni, e non il Pd. I grillini si consegnerebbero mani e piedi all’alleato di governo, andrebbero incontro a una batosta elettorale (chi mai voterebbe loro dopo tanta e tale impotenza, insipienza e alla fine anche riconosciuta illegalità?) e il Pd si presenterebbe tutt’altro che preparato a fronteggiare una battaglia per il Campidoglio. Il gran favorito sarebbe ancora lui, il Salvini, che magari in coalizione col centrodestra compatto e forse candidando la stessa Meloni a sindaco, potrebbe alfine sistemare i suoi nella città di Romolo e Remo. Per un partito nato con lo slogan “Roma ladrona”, sarebbe un passo simbolicamente decisivo. Un po’ di latte dalla lupa lo possono sorseggiare anche i leghisti. Non sarà grappa Piave, ma insomma…

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