mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Referendum Atac, i socialisti sono per il sì
Pubblicato il 05-11-2018


atac

Cosa importante è disegnare e potenziare un diverso ruolo del sistema pubblico, più concentrato nella definizione delle strategie, nelle politiche di trasporto e nel coordinamento dell’intero sistema dei servizi pubblici di trasporto locale in ambito metropolitano, nel rapporto con la Regione, nella dotazione di competenze tecniche in grado di governare una realtà complessa come quella dei trasporti in una città – area metropolitana di circa 5 milioni di abitanti.

Domenica 11 novembre i romani sono chiamati a esprimersi nel referendum consultivo promosso dai radicali italiani sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico locale. Referendum del resto che anche i socialisti hanno a suo tempo condiviso, dando un contributo di firme e, in qualche caso, anche organizzativo.

Il tutto nella quasi totale indifferenza del Comune e della Raggi, che ha del resto da tempo imboccato la strada di provare a salvare l’attuale ATAC attraverso la formula del concordato preventivo; espediente inadatto a risolvere il problema della grave crisi strutturale dell’azienda romana, dato che ad oggi non si vede lo straccio di un piano industriale e di rilancio degno di questo nome. Con oltre 1,3 miliardi di debiti infatti le sorti di ATAC sono difficilmente risollevabili e a questo si somma lo spettro di un’altra debacle societaria sul versante della gestione dei rifiuti, dopo l’impasse del bilancio consolidato del Comune, proprio a causa dei conti non in ordine delle due strutture che gestiscono servizi nevralgici per la città e per i romani.

Perché SI? Innanzitutto occorre chiarire che i quesiti sono due: il primo riguarda la gara vera e propria, il secondo chiede se, a prescindere dall’affidamento del servizio, si è favorevoli o meno all’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale da parte di imprese operanti in concorrenza.

La disinformazione e le fake news che girano vogliono attribuire al referendum un pronunciamento pro o contro la privatizzazione del trasporto pubblico locale. Lo stesso Comune, a cui sta particolarmente a cuore la c.d. democrazia diretta è del tutto assente non sta spendendosi per dare un’adeguata informazione ai romani. Invece deve essere chiaro che una cosa è fare una gara che serve a selezionare il migliore operatore e alla quale possono partecipare anche spa pubbliche e la stessa ATAC, un’altra cosa è la privatizzazione. In ogni caso nessuno mette in discussione il ruolo che il Comune deve avere nella definizione degli standard di servizio, delle scelte tariffarie, del piano degli investimenti necessari a modernizzare il servizio. Anzi, l’affidamento mediante gara consentirebbe al Comune proprio di svolgere al meglio il suo ruolo di regolatore e di controllore: gli strumenti sono il contratto di servizio e la carta degli utenti, è attraverso questi che si definisce la capacità del sistema pubblico di fissare, rispettare e far rispettare l’universalità e l’accessibilità del servizio alla generalità dei cittadini-utenti, in centro come in periferia, e si fissano inoltre le garanzie di mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Soprattutto, entra in gioco la capacità e la forza di sanzionare il gestore eventualmente inadempiente. Se nel caso di ATAC il Comune dovrebbe sanzionare se stesso, nel caso di un soggetto gestore del tutto privato non sarebbe comunque la collettività a sopportare i costi delle eventuali inadempienze. Cosa importante è pertanto disegnare e potenziare un diverso ruolo del sistema pubblico, più concentrato nella definizione delle strategie, nelle politiche di trasporto e nel coordinamento dell’intero sistema dei servizi pubblici di trasporto locale in ambito metropolitano, nel rapporto con la Regione, nella dotazione di competenze tecniche in grado di governare una realtà complessa come quella dei trasporti in una città – area metropolitana di circa 5 milioni di abitanti.

E non vale nemmeno l’obiezione che il privato persegua il profitto, dato che ad oggi, con una spa pubblica i romani stanno sopportando un servizio a dir poco scadente, quando inesistente, con costi enormi che ricadono sulle tasche dei cittadini e sulla loro capacità di sopportazione.

Insomma qui non si tratta altro che di far valere un approccio pragmatico e affatto ideologico. Se ATAC fosse ben gestita e in attivo come ATM Milano nessuno si sognerebbe di fare un referendum. L’affidamento diretto,o in house, a certe condizioni infatti è possibile e non lesivo del principio di concorrenza. Quello di cui ha bisogno Roma è di uno shock benefico che lanci un segnale ben preciso ad una amministrazione che ogni giorno che passa si mostra sempre più incapace non di fare chissà quale progetto strategico, ma di garantire la più banale e ordinaria amministrazione.

Loreto Del Cimmuto

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