domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Fabio Fabbri:
Gli auspici di Scalfari
Pubblicato il 05-11-2018


Caro Direttore, qui a Tizzano, il mio paese, è una domenica nuvolosa, a tratti piovosa. e quasi fredda. Archivio per ora l’osteria e la passeggiata nella strada dietro il Castello e dedico la prima parte del pomeriggio alla mazzetta dei giornali: il lusso che, per ora, in attesa della sorte pericolante dei nostri vitalizi, ci è consentito.
Il primo approccio, dopo un’occhiata alla Gazzetta di Parma, è per il fondo domenicale di Eugenio Scalfari. Come Ti ho forse raccontato, Scalfari è stato uno dei miei maestri di gioventù, insieme a Ernesto Rossi, Mario Pannunzio Francesco Compagna e Leopoldo Piccardi. Abbiamo vissuto insieme l’avventura genetica del Partito Radicale. Poi lui fu eletto a Milano deputato del PSI ed io a Parma senatore del nostro partito, agli albori del nuovo corso di Bettino Craxi. Considero Eugenio un giornalista e uno scrittore di altissimo valore. Bettino lo stimava molto come imprenditore del giornalismo, ma diffidava dei suoi progetti politici.
Bene, nell’editoriale di domenica 28 ottobre, il “mio” Eugenio dedica il suo incipit al suo caro amico Mario Draghi (io l’ho solo conosciuto fugacemente quando lo convocai a Palazzo Chigi nella mia veste di sottosegretario nel Governo di Giuliano Amato. Avvertii che mi trovavo in presenza di un alto ingegno).
Riassumo la narrazione del fondatore di Repubblica perché sul punto sarebbe utile anche una nostra riflessione sul Tuo Avanti e nel nostro piccolo partito. Orbene, Scalfari spera che Draghi, terminata l’attuale esperienza di banchiere europeo, possa ottenere “una carica europea di carattere presidenziale per lottare in favore di novità tecnologiche, politiche e anche militari in un mondo di continenti.”. Poi, calato da questo empireo, affronta con lucida esegesi il conflitto in corso fra l’Italia e l’Unione Europea per concludere infine con uno sguardo all’appuntamento delle elezioni europee, che sono già dietro l’angolo. Dopo un excursus sui recenti risultati elettorali, Scalfari fa realisticamente perno sul tonfo del PD: dal 40 per cento delle europee al 20 per cento delle “idi” del 4 marzo. Scrive che Renzi sarebbe orientato alla formazione di un movimento “che si muova liberamente fra il centro e la sinistra e si allei con il PD riconoscendogli la leadership dell’area di centro sinistra”.
Ecco, per quel poco che conta, la mia opinione in proposito. E’ fin troppo facile impallinare questo progetto. In politica, come nella vita, niente ha più insuccesso dell’insuccesso: e Renzi porta il peso di un insuccesso fragoroso. Eugenio lo sa bene; e infatti prospetta la formazione di una squadra composta da Minniti, Zingaretti, Franceschini, Zanda, Delrio, Calenda, Fassino. Mi permetto di aggiungere che nel campo socialista esistono personalità politiche, non ultra-ottuagenarie come me, in grado di scendere in campo come valide “riserve della Repubblica”.
Il riassunto-commento del fondo di Scalfari, finisce qui, rd inizia il mio invito a quel che resta della cultura e della politica liberalsocialista e liberaldemocratica a ragionare con spirito costruttivo sulla condizione periclitante della nostra Nazione, avendo presente che l’elezione del Parlamento europeo. Ne ha ragionato Dario Franceschini, in una intervista pubblicata su “La Repubblica del 28 ottobre. A questo ferrarese garbato e di buona cultura va bene il “ fronte repubblicano di Calenda”,ad eccezione del nome.
Chiudo questo fin trappo lungo proemio enfatizzando che la nostra “piccola comunità”, come Tu la chiami, ha qualche titolo per interloquire in proposito: per quanto minuscola per risultati elettorali, il nostro PSI ha alle sue spalle una storia prestigiosa e un serbatoio di buone idee.
Espongo dunque, temerariamente, alcune ipotesi di lavoro.
Possiamo farci promotori di una chiamata alle armi delle personalità della cultura di rango europeo, per fortuna ancor viva in questa Italia alle vongole” ( cosi la chiamavano i “taccuini” di seconda pagina de Il Mondo). Penso a scrittori e giornalisti di rango che operano nel solco della tradizione liberaldemocratica e liberalsocialista. Aggiungo che anche l’impegno nell’agone politico odierno, così come il semplice consiglio dei “padri” ancora in vita della ingiustamente vituperata Prima Repubblica, possa essere utile e fecondo.
Facciamoci dunque promotori di manifestazioni di “riscossa nazionale” in molte città, d’Italia, chiamando alla partecipazione, insieme ai sindaci e ai presidenti delle regioni del centro sinistra, la nutrita schiera di sindaci ed amministratori “civici”: quelli del movimento “l’Italia in comune” inventato dal Sindaco di Parma Federico Pizzarotti.
Non dobbiamo aver timore di gridare che l’Italia è già vicina alla secessione dall’Europa. Ed anche al tracollo politico-economico.
Mi viene alla mente, come esempio incoraggiante, la “ripartenza” del PSI di Craxi dopo la sconfitta elettorale degli anni ‘70. Fu decisiva la mobilitazione di molte delle energie della sinistra non comunista e di illustri personalità della cultura laica.
Serve dunque, ora e subito, un “nuovo inizio” che non sia offuscato della disfatta elettorale del Pd e non sia contraddetto dall’esito del Congresso del PD, che potrebbe essere deludente e vistosamente conflittuale.
Può anche essere utile, nel contesto di questo “colpo d’ala”, l’impegno di una “squadra di autorevoli padri garanti”, esemplari per loro storia e il loro esempio nella vita pubblica. In questo spirito di rinascenza ci può essere posto e “gloria” anche per le Fondazioni che tengono viva la storia e la memoria della sinistra politica e sindacale.
Aggiungo ancora che in questo crogiuolo potrà positivamente maturare la scelta dei capilista prestigiosi e popolari nelle vaste circoscrizioni in cui si articola la consultazione italiana per l’elezione del Parlamento di Strasburgo, che comprende anche le circoscrizioni “estere”.
:Va da sè che questo appuntamento cruciale deve essere affrontato dall’opposizione al governo in carica da una coalizione di centro sinistra che abbia un nome nuovo, che rappresenti il campo largo europeista e di opposizione dura e ragionata al nazional-populismo governante e confortata da manifesto per una “Nuova Italia in una più forte Europa”.
Con la deformazione che mi deriva dall’ultima mia esperienza ministeriale, enfatizzo che la “Novella Europa” deve comprendere anche “l’Europa della Difesa”, pilastro di un nuovo rapporto euro-atlantico nell’era di Trump e di Putin.
Sono fiducioso che su questo antico e glorioso giornale sboccerà un florilegio di proposte e che nei prossimi mesi si provveda alla costituzione di un “governo ombra” che incalzi ogni giorno, sulle scelte da compiere, il Governo Salvini-Di Maio.
Post-scriptum. Pecco di ingenuità ottimistica se penso che l’appuntamento elettorale potrà interrompere la letargia di quella vasta parte del mondo sindacale, imprenditoriale, culturale e giornalistico che si ostina ad ignorare o edulcorare il pericolo altissimo che grava sul futuro dell’Italia.

Fabio Fabbri

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