sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tennis: Stoccolma, Basilea Vienna e la strada verso le Next Gen Atp Finals
Pubblicato il 01-11-2018


nextgen_all_darkLe Next Gen Atp Finals si terranno a Milano dal 6 al 10 novembre prossimi. Le regole sono sempre quelle sperimentate lo scorso anno: si gioca al meglio dei tre set, su 4 games invece di 6, con tie-break sul 3-3, senza vantaggi e senza ripetere il servizio se la palla tocca il nastro, con un solo time-out medico, con il coaching a disposizione. Tuttavia, con i tornei appena giocati, già si è rivolto uno sguardo a questo evento. Vediamo più da vicino, allora, cosa è successo agli Atp di Stoccolma, Basilea e Vienna. Il primo è stato vinto proprio da colui che guida gli atleti Next Gen: il greco Stefanos Tsitsipas. Il tennista di Atene, classe 1998, è l’attuale n. 16 al mondo, ma quest’anno – in agosto – aveva raggiunto il suo best ranking salendo fino alla posizione n. 15. Il tennis è di casa per lui e la sua famiglia; infatti è allenato dal padre Apostolos, ex giocatore di tennis, ma ha anche il fratello minore Petros che gioca nel circuito ITF. Diventato professionista nel 2016, ha anche un’ottima carriera juniores alle spalle. Quest’anno è riuscito a vincere il suo primo torneo Atp, imponendosi in finale su Ernests Gulbis con un doppio 6/4; ma, in questo 2018, vanta anche due finali perse da Rafael Nadal (a Barcellona, dove lo spagnolo gli ha inflitto un netto 6/2 6/1; e a Toronto, dove il campione di Mallorca ha trionfato per 6/2 7/6). Non male per un atleta cresciuto nel mito di Roger Federer; chissà che non possa arrivare ad eguagliare i suoi primati. E proprio l’elvetico ha messo a segno un altro dei suoi record. All’Atp di Basilea, in casa, lo svizzero ha conquistato il titolo per l’ottava volta, inseguendo il centesimo titolo in carriera (per ora è fermo, infatti, a quota 99 con la coppa conquistata qui in Svizzera). In semifinale Federer strapazza un altro Next Gen: il russo Daniil Medvedev. L’elvetico si impone per 6/1 6/4, ma ha sempre dominato; anche nel secondo set, infatti, era avanti 5-1 e tutto sembrava essere pronto per la chiusura definitiva del match con un doppio 6-1 appunto; invece il russo, prima ha fatto break allo svizzero, poi ha mantenuto il servizio e si è portato sul 5-4, ma a quel punto non è riuscito a completare il pareggio e Federer si è imposto per 6/4. Forse Medvedev ha pagato lo scotto di un turno di quarti molto duro proprio contro il greco Stefanos Tsitsipas. Partita finita al terzo set, con il punteggio di 6/4 3/6 6/3 per il russo, che parte benissimo e domina il campo con un gioco molto più aggressivo e incisivo rispetto all’avversario. Tuttavia cala leggermente di tono nel secondo set, spingendo meno sui colpi e l’altro ne approfitta per andare più in avanzamento; si va al terzo set, ma a questo punto il russo ritrova le energie e la tenacia per ritornare a dominare, mentre forse stavolta è il greco ad avere un lieve calo e ad accusare un po’ di stanchezza, venendo così penalizzato con un break fondamentale che fa aggiudicare il terzo set a Medvedev per 6/3. Un match bello, molto lottato ed equilibrato, di tutti punti vincenti effettuati e pochi errori non forzati o pressoché nessun gratuito. Per quanto la sua corsa si sia arrestata in semifinale, per il russo una stagione da incorniciare dopo i tre successi conseguiti. Infatti, in questo 2018, ha vinto i tornei di: Sydney, a gennaio sul Next Gen Alex De Minaur, per 1/6 6/4 7/5 – partita davvero favolosa ed emozionante -; poi a Winston-Salem, su Steve Johnson con un doppio 6/4; infine a Tokyo su Kei Nishikori, per 6/2 6/4. E proprio il giapponese è stato protagonista della finale dell’Atp di Vienna. Dopo l’uscita del campione di casa Thiem ai quarti, proprio ad opera del nipponico – che si è imposto con un netto e sorprendente 6/3 6/1, impartendo una dura lezione all’austriaco, in difficoltà e decisamente non in giornata -, tutto abbastanza facile per lui. Cammino quasi spianato per la finale, dove ha trovato di fronte Kevin Anderson. Quest’ultimo ha fatto valere la sua maggiore capacità di giocare su pochi scambi, in attacco a rete e basandosi sul servizio, avvantaggiandosi di numerosi aces e serve&volley. 6/3 7/6 il punteggio, in una partita che ha visto un primo set dominato dall’americano, sceso di livello e rendimento nel secondo, quando il nipponico era sembrato poter riuscire persino a portare il match al terzo set; invece Kevin Anderson ha trovato la concentrazione e il ritmo giusti per l’ultima sferzata di reazione, fondamentale per mettere a segno un successo che conferma il suo traguardo raggiunto a Wimbledon con la finale giocata contro Novak Djokovic. Nonostante l’abbia persa, oltre a questa vittoria di Vienna, quest’anno il tennista sudafricano di origine ha raggiunto un’altra finale, disputata e conquistata, proprio sul cemento di New York contro Sam Querrey (4/6 6/3 7/6 il punteggio).

Così come è stato un successo la finale raggiunta a Basilea dal qualificato rumeno Copil. La sconfitta impartitagli dal padrone di casa (show di Federer anche durante la cerimonia di premiazione, in cui ha ringraziato il pubblico e gli organizzatori in diverse lingue: inglese, francese e tedesco). 7/6 6/4 il punteggio finale molto dignitoso: un primo set in totale equilibrio, ma al tie-break Federer ha tirato fuori l’estro da campione e si è imposto per 7 punti a 5; nel secondo, invece, ha trovato il break decisivo per imporsi 6/4, ma è sembrato avere più controllo del match, nonostante gli sforzi di un generoso Marius Copil (numero 93 del mondo). Un’ora e 34 minuti di gioco complessivi, in totale. Tra l’altro, in semifinale, al rumeno era riuscita un’impresa non da poco: battere la testa di serie n. 2 Alexander Zverev per 6/3 6/7(6) 6/4.

Infine, in attesa di andare a vivere le emozioni delle Next Gen Atp Finals di Milano, riportiamo due notizie importanti, anche se fuoriescono un attimo dal consueto panorama di tornei giocati, vittorie, titoli conquistati, classifiche mondiali, ecc. Una riguarda il maschile, l’altra il femminile. La morte del giovane campione australiano 34enne, Todd Reid, per cause ancora ignote. Divenne professionista nel 2002, dopo essere stato campione juniores a Wimbledon. Infine, una rivelazione da parte dell’attuale n. 2 al mondo: la danese Caroline Wozniacki ha confessato di avere l’artrite reumatoide, malattia autoimmune molto invalidante – soprattutto per un’atleta – perché colpisce le articolazioni tanto da poterle deformare, può limitare i movimenti, la mobilità e la libertà d’azione. Quest’anno ha vinto gli Australian Open e la diagnosi le è arrivata dopo il passato Wimbledon. Con la sua tenacia e forza di volontà, la tennista è riuscita a completare una stagione comunque significativa per lei, piena di soddisfazioni; e questo è già un grande esempio che ha dato di professionalità e di coraggio. Una campionessa anche per questo.

Barbara Conti

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