mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

DEFAILLANCE
Pubblicato il 08-11-2018


tria 5L’Italia sarebbe il fanalino di coda in Europa per la crescita. Nel triennio 2018/2020, stando alle previsioni economiche d’autunno della Commissione Europea diffuse oggi, l’economia italiana resterà la tartaruga sia dell’Eurozona che dell’Ue, fatta eccezione per il 2020, quando, sempre secondo le stime dell’esecutivo comunitario, l’Italia supererà di un soffio il Regno Unito, che tuttavia per allora dovrebbe essere già fuori dall’Unione. La Commissione Europea ha tagliato il Pil 2018 dell’Italia da 1,3% a 1,1%, ritoccando anche quello 2019 e 2020, ed ha rivisto al rialzo le stime sul deficit italiano, che nel 2018 salirebbe a 1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019 e sfondare il tetto del 3% nel 2020.
Durante la conferenza stampa a Bruxelles, il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici, ha osservato: “Tali stime divergono con quelle presentate dal governo, principalmente perché le nostre proiezioni di crescita sono più conservative e quelle sulla spesa sono più elevate di quelle del Mef, a causa dei costi più elevati del servizio del debito, dovuto al rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato. Le nostre previsioni sono basate sulle informazioni contenute nel documento programmatico di bilancio. La situazione potrebbe risultare diversa, ma dipende da che cosa ci manderanno la prossima settimana. Spero che troveremo una soluzione comune, e che l’Italia rimanga quello che è, un grande Paese al cuore della zona euro. Con l’Italia sulla manovra economica, spero che ci sia un riavvicinamento, sicuramente. Spero che troveremo una soluzione comune. Se questo lo chiamate compromesso, va bene. Ma se l’idea è quella di incontrarsi a metà strada (‘couper la poire en deux’, espressione francese che letteralmente significa tagliare la pera a metà) non vedo come sia possibile. Il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, andrà domani a Roma. Non c’è dubbio che questo incontro sarà utile: spero che sarà fruttuoso. Da parte mia continuo ad essere, sempre, in un atteggiamento di dialogo con l’Italia. Il confronto non è mai ‘bon ton’; il dialogo è sempre il buon metodo e lo perseguirò. Sono convinto che Mario Centeno andrà a Roma anche lui con questo atteggiamento a Roma, con un messaggio molto chiaro, dato dall’Eurogruppo lunedì scorso. I ministri delle Finanze, tutti, appoggiano l’analisi della Commissione e sostengono la Commissione in questa sfida di dialogo. Abbiamo fiducia. Vorrei dire a coloro che vorrebbero ridurre il tutto ad un dibattito tra un Paese e la Commissione che la Commissione non è sola. La Commissione non è una burocrazia senz’anima, completamente scollegata da tutto: i ministri delle Finanze rappresentano dei popoli, e anche noi siamo stati investiti democraticamente, esattamente come accade ai ministri da parte dei Parlamenti nazionali”.
Secondo il ministro dell’Economia, Giovanni Tria,: “Le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del Governo italiano e derivano da un’analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio, della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall’Italia. Ci dispiace constatare questa défaillance tecnica della Commissione che non influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il Governo italiano. Rimane il fatto che il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare”.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una nota ha rimarcato: “Le previsioni di crescita della Commissione Ue per il prossimo anno, sottovalutano l’impatto positivo della nostra manovra economica e delle nostre riforme strutturali. Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e sul debito e il deficit che diminuiranno. Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni. Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani. Il deficit diminuirà con la crescita e questo ci permetterà di far diminuire il rapporto debito/Pil al 130% nel prossimo anno e fino al 126,7% nel 2021. L’Italia non è affatto un problema per i Paesi dell’Eurozona e dell’Unione europea, ma anzi contribuirà alla crescita di tutto il continente. Le riforme strutturali che mettiamo in campo, dalla riforma dei centri per l’impiego alla semplificazione del codice degli appalti, alla riforma del codice e del processo civile insieme al piano investimenti, daranno maggiore impulso alla crescita rispetto a quanto previsto dalla Commissione Ue. Sulla base di queste valutazioni guardiamo positivamente agli sviluppi del dialogo intrapreso con le Istituzioni europee”.
Secondo le stime dell’Ue, per quanto riguarda la crescita attesa del Pil dell’Italia nel 2019, la crescita sarà sostenuta dalla ripresa delle esportazioni e dalla spesa pubblica più elevata, è prevista al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto allo scorso luglio, al +1,2% in termini reali. Nel 2018 la crescita attesa è invece dell’1,1%, mentre nel 2020 dovrebbe salire all’1,3%.
Per quanto riguarda il rapporto tra deficit e Pil del nostro Paese, secondo le previsioni della Commissione subirà un netto deterioramento, a partire dall’anno venturo: dopo essersi assestato al 2,4% nel 2017 a causa dei costi dei salvataggi bancari, nel 2018 dovrebbe declinare all’1,9%. Nel 2019, è stimato al 2,9% del Pil, a un soffio dalla soglia del 3%, poiché la spesa pubblica aumenterà in modo significativo dopo l’introduzione di un piano di reddito minimo, e ci saranno una flessibilità più elevata per i pensionamenti anticipati e un aumento dei fondi per gli investimenti pubblici.
Il saldo strutturale è previsto deteriorarsi al -3% del Pil (potenziale) nel 2019. Nel 2020 il deficit è previsto al 3,1% del Pil, sopra la soglia del 3% (la previsione non considera l’aumento delle aliquote Iva, già legiferato come clausola di salvaguardia, dato che in passato non è stato mai attuato, poiché ha un impatto depressivo sull’economia). Il saldo strutturale è previsto al -3,5% del Pil (potenziale).
Per quanto riguarda l’elevato debito pubblico dell’Italia, secondo le previsioni della Commissione Europea, è previsto stabile intorno al 131% del Pil nel triennio 2018-2020. Il motivo è il deterioramento del bilancio pubblico, unito ai rischi al ribasso per la crescita nominale. Il rapporto tra debito e Pil, dal 131,2% del 2017, dato acquisito, è stimato al 131,1% nel 2018, al 131% nel 2019 e al 131,1% nel 2020. Per la Commissione, l’aumento del deficit, insieme ai tassi di interesse più elevati e a cospicui rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell’elevato rapporto tra debito e Pil dell’Italia. I prezzi al consumo, cioè l’inflazione, sono visti in aumento dell’1,3% quest’anno, dell’1,5% nel 2019, principalmente per effetto dell’aumento dei prezzi del petrolio, mentre sono previsti al +1,4% nel 2020. Il tasso di disoccupazione è previsto in calo dall’11,2% del 2017 al 10,7% quest’anno, al 10,4% nel 2019 e al 10% nel 2020.
Moscovici ha osservato: “Il costo del debito, cioè il rendimento dei titoli di Stato, è rimasto pressoché stabile nell’Eurozona, ad eccezione del debito italiano, dove i rendimenti e lo spread Btp-Bund sono notevolmente aumentati da qualche mese a questa parte. Tuttavia, si tratta di una crescita non enorme, se vista in una prospettiva storica e non ci sono stati effetti di contagio verso altri Paesi dell’area euro”.
Secondo la Commissione europea, le prospettive di crescita dell’Italia sono soggette ad un’elevata incertezza, con rischi al ribasso intensificati. Una crescita prolungata dei rendimenti dei titoli di Stato peggiorerebbe le condizioni di raccolta per le banche e ridurrebbero ulteriormente l’offerta di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe scoraggiare gli investimenti privati.
Anche il Fondo monetario internazionale ha lanciato un allarme sull’Italia. Il FMI fa notare come il nostro Paese si mantenga in una consistente incertezza al punto tale che l’effetto contagio potrebbe essere notevole in Europa. Per ora, fanno notare dall’Fmi, l’Italia ha registrato un aumento dei rendimenti ai massimi degli ultimi quattro anni, ma le ricadute sugli altri mercati sono state piuttosto contenute.
Nella prima metà del 2018 in Europa la crescita è proseguita anche se a un ritmo più basso del previsto e il Pil dovrebbe rallentare la corsa dal +2,8% dello scorso anno al +2,3% nel 2018 e a +1,9% il prossimo anno. I rischi sono aumentati, spiega l’Fmi, con tensioni nel breve periodo legate all’aumento delle politiche protezionistiche. Nel medio termine, invece, a pesare sull’economia europea sono i pericoli legati ai ritardi sugli aggiustamenti di bilancio e sulle riforme strutturali. Ma anche, ammonisce il rapporto, c’è un rischio per la crescita, legato a una eventuale Brexit senza accordo fra Londra e Bruxelles.
Il Fondo ha rinnovato, pertanto, l’invito ai Paesi con l’indebitamento maggiore a ridurre il livello. Il Fmi ha concluso: “L’esigenza di ridurre l’indebitamento è particolarmente forte in alcuni Paesi con vulnerabilità significative come l’Italia e la Turchia”.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale i cavalieri del lavoro, ha detto: “L’economia italiana presenta buoni fondamentali, a cominciare da quelle risorse di cittadini e imprese rappresentate dal risparmio delle famiglie e dall’avanzo della bilancia commerciale. Siamo in grado di fronteggiare le difficoltà che abbiamo davanti. Possiamo crescere, e raggiungere migliori livelli di giustizia sociale. La più diffusa consapevolezza del bene comune aumenta la fiducia e la sicurezza nella società. Abbiamo assolutamente bisogno di ispirare fiducia. Le imprese lo sanno. Vanno garantiti equilibri che rafforzino le nostre imprese e tutelino il risparmio degli italiani, riducano le aree di povertà, consentano di ammodernare le infrastrutture. Parliamo di equilibri dinamici, che vanno continuamente verificati guardando ciò che accade fuori da noi, nella Ue, che resta vitale per il nostro futuro, nei mercati interdipendenti che sono esposti a brusche variazioni in conseguenza di vari fattori di instabilità. Il lavoro resta la vera priorità, la bussola di ogni nostro sforzo. Per questo l’impegno degli imprenditori a rendere più forti le loro aziende, a investire, a cercare nuovi mercati, a innovare, a migliorare la qualità dentro e fuori la fabbrica e l’impatto con l’ambiente esterno è altamente prezioso. Sarebbe un errore pensare di determinare i nostri equilibri economici e sociali, come se questi rispondessero soltanto a un orizzonte interno. Viviamo in un mondo in cui si moltiplicano le interdipendenze. Abbiamo bisogno di un’Europa che dia priorità a uno sviluppo equilibrato ed è necessario privilegiare interventi che favoriscano investimenti pubblici e privati. Il messaggio che vorrei trarre è che dobbiamo essere capaci di mettere il bene comune al centro della nostra azione. Esiste il proficuo confronto tra idee diverse, c’è il contrasto di interessi, ma nessuno deve perdere di vista l’interesse comune, né, tantomeno, il domani di chi verrà dopo di noi. Di questi giovani che esprimono così grandi valori e risorse. Non c’è calcolo di breve periodo che possa giustificare il rischio di comprimere un potenziale di sviluppo per l’intera comunità”.
Secondo il Presidente della Repubblica: “Lo sviluppo sostenibile del Paese è strettamente connesso alla sua unità. L’Italia diverrà più forte se riuscirà a ridurre i divari esistenti tra Nord e Sud, tra città e aree interne, tra territori dotati di infrastrutture moderne ed efficienti e zone strutturalmente più svantaggiate. L’unità nazionale non è soltanto un dato territoriale. L’unità si fonda sulla coesione della società, ed è minacciata dagli squilibri, dalle diseguaglianze, dalle marginalità, dalla mancata integrazione. Per questo il lavoro, come indica la nostra Costituzione, è elemento basilare dell’unità. Il lavoro per tutti: obiettivo a cui le politiche pubbliche devono tendere costantemente, cercando di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento. L’Italia può superare il periodo di difficoltà che sta vivendo ma è essenziale ispirare fiducia”.
Così, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, consegnando oggi al Quirinale le Insegne di Cavaliere del Lavoro, ha lanciato un messaggio di ottimismo verso il futuro del paese.
Il significativo messaggio del Presidente Mattarella avrà riscontro nei fatti politici messi in atto dall’attuale Governo che, con la finanziaria, ha lanciato una sfida all’Europa ed alle più significative ed importanti istituzioni monetarie, finanziarie ed economiche del mondo?

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