sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Una giornata di ordinaria paura
Pubblicato il 05-11-2018


E’ convincimento diffuso che l’aumento del numero di immigrati comporti un incremento della criminalità. A poco servono i freddi dati statistici che raccontano tutta un’altra storia: tra il 2014 e il 2017 le rapine sono diminuite del 23,4 %, i furti del 20,4%, gli omicidi del  25,3 % . Gli stranieri in Italia sono passati negli ultimi 10 anni da 3.500.000 a poco più di 5 milioni. Quindi se si vuole una correlazione fra i due fenomeni il risultato sarebbe che all’aumento degli immigrati corrisponderebbe una forte diminuzione della criminalità. Esattamente l’opposto del convincimento diffuso. Siamo quindi diventati un popolo affetto da paure immaginarie? Non esattamente. Per capire meglio, al di la dei numeri, mettiamoci nei panni di una giovane donna che al mattino va in auto al lavoro: dovrà subire a vari semafori l’assalto più o meno garbato di chi pretende un obolo per pulire il parabrezza peraltro già pulito e non tutti si rassegnano con garbo al rifiuto; arrivata a destinazione si trova di fronte al dilemma se pagare il regolare ticket per il parcheggio, pagare il posteggiatore abusivo la cui sola presenza comporta la certezza di trovarsi l’auto danneggiata in caso di rifiuto, pagare tutti e due. La sera al rientro nuovo incontro con i lavavetri e la necessità per rientrare in casa di passare davanti ad un gruppo di immigrati che magari si limitano solo a guardarla o la ignorano del tutto, ma che comunque le provocano paura e ansia. Il lavavetri, il parcheggiatore abusivo, il gruppo di immigrati sotto casa non commettono rapine, furti, omicidi e non spacciano droga: non possono essere definiti dei criminali e non rientrano giustamente nelle relative statistiche ma l’insicurezza che provocano non è, a torto o a ragione, per niente inferiore. Se poi la giovane donna dovesse decidere di guardare qualche telegiornale sentirebbe notizie di stupri, omicidi, furti e rapine che se commessi da immigrati vengono riportate con enfasi e ripetute con frequenza. Quella che è ormai diventata una nostra amica si convincerebbe di essere scampata a gravi pericoli, almeno per quel giorno. Per aiutarla a superare le sue ansie non servono polizia, carabinieri, esercito, forze speciali: basterebbe che i vigili che ricordassero che i semafori non sono luoghi di lavoro per lavavetri, che i posteggiatori abusivi sono appunto tali, e farsi vedere e magari chiedere i documenti a giovanotti sfaccendati sotto casa.

Leo Alati

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