mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Verso la conferenza mondiale Islamo-cristiana a Beirut
Pubblicato il 26-11-2018


Presidente del Libano, Aoun ed Al-Issa, Segretario Lega Mondiale MusulmanaMohammad Abdul Karim Al-Issa, Segretario Generale della Muslim World League (MWL: Lega Musulmana Mondiale) ha dichiarato alla rivista Kalima, periodico con focus su dialogo e rapporti interreligiosi diffuso a livello europeo, che la Lega, come promotrice del panislamismo, sta organizzando, per il 2019, una Conferenza mondiale a Beirut per il dialogo interreligioso tra Islam e Cristianesimo, che costituirà un vero e proprio unicum nella storia e che prevede l’invito a partecipare per tutte le confessioni musulmane e cristiane. L’evento avrà risonanza a livello religioso e geopolitico, portando a un esito positivo per le relazioni tra i Paesi arabi, e in particolare mediorientali, nonché per i rapporti di questi con l’occidente. Obiettivo: sradicare i pregiudizi sul culto islamico, di cui viene sottolineata soltanto la parte estremista; piuttosto, mostrare al mondo il suo volto aperto e moderato.
«Vogliamo tornare a quello che eravamo: un Islam moderato e aperto al mondo, aperto a tutte le religioni», annuncia Al Issa, aggiungendo che «Quello che vogliamo fare è purificare l’Islam, liberarci dall’estremismo, dalle false interpretazioni e trasmettere letture corrette dell’Islam».
Come riporta ancora Kalima, Al Issa, già ministro della Giustizia saudita e membro del Consiglio mondiale degli Ulema, alla guida della Lega dal 2016, di recente è stato ricevuto a Beirut dal Presidente della Repubblica libanese Aoun; inoltre, il Segretario della Lega ha invitato nella capitale tutte le alte rappresentanze delle comunità religiose del Paese, affermando che «Quest’iniziativa della Lega vuole cercare di promuovere la riconciliazione tra musulmani e cristiani, nonché all’interno dello stesso mondo islamico». Hanno risposto all’invito: il metropolita greco-ortodosso Elias Audeh, il cardinale Maronita Al Raai, il muftì del Consiglio superiore jafarita (sciita) Ahmad Kabalan, il muftì Sunnita Daryan, e infine il Capo della comunità Drousi Sheikh Naim Hassan. Durante l’incontro con il muftì Kabalan, il segretario ha voluto specificare che l’intento della MWL è di troncare col passato e creare delle nuove relazioni basate su uguaglianza, tolleranza e cooperazione.
La politica attuale della nuova dirigenza della Muslim World League è specchio della parte tollerante dell’Islam, promotrice di un percorso innovativo, basato sulla convinzione che un dialogo tra religioni sia non solo possibile, ma costituisca anche una soluzione nell’ambito delle relazioni internazionali: lo dimostra la costante attività del Segretario Generale nel diffondere un messaggio positivo attraverso le oltre 40 visite effettuate in un solo anno solo nelle capitali europee. All’ultimo incontro, avvenuto nell’aprile 2018 a Riad (Arabia Saudita), tra una delegazione vaticana guidata dal cardinale Jean-Louis Tauran (scomparso di recente), presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, e il re Salman, alla presenza degli alti ranghi della famiglia regnante, ha preso parte lo stesso Al Issa in qualità di rappresentante degli Ulema.
Prima ancora, nel 2017, il Segretario della MWL era stato ricevuto da Papa Francesco in Vaticano il 20 settembre, e dopo s’era recato presso la sede del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, per incontrare il cardinale Tauran e ribadire i punti fondamentali del dialogo, rinnovando l’impegno congiunto al contrasto delle violenze in nome delle religioni.

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Commenti all'articolo
  1. Dopo l’ennesima minaccia a Israele proveniente dall’Iran – ovvero gli insulti di Hassan Rohani che recentemente ha definito Israele un “tumore canceroso” in Medio Oriente – diverse voci della politica italiana si sono levate per denunciare Teheran. “Bene ha fatto l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti – scrive il Foglio – a definire ‘inaccettabili e pericolose’ le parole di Rohani in un appello firmato da cento parlamentari del Pd. Rohani non è un barbaro, sa molto bene che quando definisce Israele in quel modo agisce come un balsamo sulla fragile psiche europea e occidentale, che appare nuovamente percorsa da livori e da complottismi giudeofobi che sappiamo dove abbiano portato in passato”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  2. Scarso interesse dei media per la visita a Roma del leader palestinese Abu Mazen, che ieri ha incontrato Bergoglio, Mattarella e Conte. La notizia è in genere poco più di un trafiletto. L’accento è posto principalmente sulla visita in Vaticano. Scrive al riguardo l’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede: “Durante i cordiali colloqui sono stati rilevati i buoni rapporti tra la Santa Sede e la Palestina e il ruolo positivo dei cristiani e dell’attività della Chiesa nella società palestinese, sancito dall’Accordo globale del 2015. Ci si è quindi soffermati sul cammino di riconciliazione all’interno del popolo palestinese, nonché sugli sforzi per riattivare il processo di pace tra israeliani e palestinesi e raggiungere la soluzione dei due Stati, auspicando un rinnovato impegno della comunità internazionale nel venire incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli”. In un editoriale non firmato e intitolato “Il governo ha un problema con Israele” il Foglio attacca: “‘Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontrerà lunedì 3 dicembre, alle ore 16 a Palazzo Chigi, il presidente della Palestina, Mahmoud Abbas’. Questo l’annuncio domenica sul sito del governo. Peccato che Abbas sia ‘il presidente dell’Autorità palestinese’. Differenza non da poco, visto che anche quando è accolto all’Eliseo, oltre alla Casa Bianca, Abbas è presentato con quel titolo”. (Fonte Pagine Ebraiche)

  3. L’operazione “Scudo del Nord” realizzata dall’esercito israeliano è seguita con attenzione dai quotidiani italiani. “Il disegno di Netanyahu va oltre il Libano. Limitare le capacità di Hezbollah di colpire in territorio israeliano, anche se la milizia sciita dispone di decine di migliaia di razzi e missili, significa limitare l’Iran” spiega al riguardo La Stampa. “Gli analisti – scrive il Corriere – sono convinti che per ora Hassan Nasrallah, il leader del movimento libanese filosciita, non voglia sfruttare l’operazione come pretesto per un guerra. Allo stesso tempo è evidente che il confronto tra Israele e l’Iran, di cui Hezbollah è il braccio armato e politico in Libano, si è spostato dalla Siria”.
    L’operazione ha permesso di arginare minacce considerevoli. “Il primo tunnel – scrive Repubblica – è stato individuato a Metulla: lungo 200 metri, partiva da una casa del paesino libanese di Kafr Kila, oltrepassava la ‘linea blu’ ed entrava per 40 metri in Israele”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  4. Niente maggioranza dei due terzi per la risoluzione delle Nazioni Unite contro il gruppo terroristico palestinese Hamas, presentata dall’ambasciatrice statunitense Haley. Ottantasette i voti favorevoli, 58 i contrari, 32 gli astenuti. Il voto è stato così commentato dalla stessa Haley: “Non possiamo parlare di pace in Medio Oriente se non ci troviamo d’accordo su una semplice condanna di Hamas e delle sue azioni terroristiche. Oggi l’Onu aveva la possibilità di farlo. E ha fallito”. (Fonte Pagine Ebraiche)

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