domenica, 16 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Torino. Tremila imprenditori per dire sì alla Tav
Pubblicato il 04-12-2018


tav

Oltre tremila imprenditori per dire no alla palude. Nella giornata di ieri una parte fondamentale del tessuto produttivo italiano si è riunito a Torino per affermare il proprio sì alla Tav, alle grandi infrastrutture, allo sviluppo e alla crescita sostenibile. Tutti insieme artigiani, commercianti, imprenditori e rappresentanze sindacali. “Siamo il 65% del Pil” dicono gli organizzatori. Nessun politico presente sugli spalti. “Se fossi in Conte convocherei i due vice premier e gli chiederei di togliere due miliardi per uno visto che per evitare la procedura d’infrazione bastano 4 miliardi. Se qualcuno rifiutasse mi dimetterei e denuncerei all’opinione pubblica chi non vuole arretrare”, le parole al vetriolo di Vincenzo Boccia, numero uno di Confindustria.

La fiducia di cui godeva il governo gialloverde, dunque, sembra essere venuta meno. Almeno per quanto riguarda il mondo delle partite Iva. All’incontro hanno partecipato, oltre a Confindustria, Casartigiani, Ance, Confapi, Confesercenti, Confagricoltura, Legacoop, Confartigianato, Confcooperative, Cna e Agci. Le undici associazioni hanno sottoscritto un documento alternativo all’agenda governativa che finirà sul tavolo dell’Esecutivo. “Un messaggio politico” lo definisce Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato. “Siamo un partito? Non lo so…”, glissa.

Il documento, composto da 12 punti, fa soprattutto riferimento allo sviluppo delle infrastrutture (Tav in testa) e alla manutenzione del territorio. La modifica della manovra, che per dirla come Boccia “non avrà alcun impatto sulla crescita”, è il vero obiettivo. Secondo Carlo Sangalli, alla guida di Confcommercio “troppe tasse e burocrazia, deficit di legalità e infrastrutture”. Il messaggio è chiaro: “Se le parti che rappresentano il mondo dell’economia si compattano – avverte Boccia – significa che chi governa ha superato il senso del limite”.

La risposta di Palazzo Chigi arriva da Salvini. Al vice premier non sono piaciute le uscite degli industriali. “C’è qualcuno che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori e gli artigiani venivano massacrati. Ora ci lasciassero lavorare e l’Italia sarà molto migliore di come l’abbiamo trovata” l’attacco del leader leghista. Più diplomatico il sottosegretario Giorgetti, spesso occupato nel ruolo di mediatore tra l’Esecutivo e i suoi interlocutori. “Noi non viviamo sulla luna, ma in mezzo alla gente, alle imprese – afferma – sappiamo le esigenze e sappiamo ascoltare quelle che sono le necessità di coloro che hanno voglia di lavorare”.

F.G.

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