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Opinioni e commenti
 

Clima, Guterres: “Questione di vita o di morte”
Pubblicato il 04-12-2018


cop24“Quella del clima è già oggi una questione di vita o morte”. Con queste parole Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha dato il via ai lavori della Conferenza climatica COP24 che si è aperta oggi a Katowice, nel sud della Polonia. Come risposta il presidente polacco Andrzej Duda ha sottolineato che la responsabilità politica sul clima deve essere basata sullo sviluppo equilibrato fra natura e tecnologia nonché il rispetto della dignità umana. Parole a cui è seguito l’annuccio da parte del presidente polacco di non voler rinunciare al carbone sostenendo che per la Polonia è una “materia prima “strategica”, che garantisce “la sovranità energetica” dei polacchi. Varsavia conta ancora sul carbone per l’80% del suo fabbisogno energetico, e prevede di arrivare al 50% entro il 2030. Una dichiarazione che ha suscitato sdegno e polemiche dopo la prima giornata della Cop24.

Una partenza senza grandi clamori: basti pensare che alla cerimonia di apertura dell’evento che durerà fino a 14 dicembre prossimo erano presenti solo una sessantina di delegazioni internazionali, e i capi di Stato di Bulgaria, Svizzera, Slovenia, Montenegro, Macedonia, Fiji, Nepal. Più che di bassa presenza sarebbe giusto parlare di assenze. Molte delle quali peraltro ingiustificate. Sono sempre di più i paesi che si stanno tirando indietro dagli accordi della COP21, quella di Parigi, alla quale parteciparono delegati e capi di stato di quasi tutti i paesi del pianeta. A cominciare dal Brasile, che in teoria avrebbe dovuto ospitare la prossima edizione della COP25.

Invece il nuovo presidente Jair Bolsonaro ha già annunciato di non essere più interessato, decisione questa che molti hanno collegato all’iniziativa di disboscare una quantità enorme di foresta amazzonica: tra il 2017 e il 2018 sono stati tagliati 7.900 chilometri quadrati di foresta, “più o meno un milione di campi di calcio disboscati in appena un anno”, come ha ricordato il coordinatore di Greenpeace Brasile, Marcio Astrini.

Guterres non ha usato mezzi termini: “Abbiamo veramente un grosso problema”, ha ribadito. “Non stiamo ancora facendo abbastanza, né ci muoviamo abbastanza in fretta per prevenire un dissesto climatico irreversibile e catastrofico”. Il segretario delle Nazioni Unite ha indicato quattro settori, “semplici messaggi” li ha definiti, su cui è necessario intervenire. Il primo è dare una risposta significativamente più ambiziosa ai progressi scientifici. Il secondo è rendere operativo l’accordo di Parigi. Il terzo è assumersi la responsabilità collettiva di investire per evitare il caos climatico globale, tenendo conto degli sforzi sotto il profilo economico e gli impegni finanziari assunti a Parigi. Il quarto considerare l’attenzione verso il clima la via migliore per trasformare il mondo in meglio.

Scelte che lo stesso Guterres riconosce non essere facili far prendere ai governi, specie quelli assenti: “Non sarà un negoziato facile”. Neanche con l’aiuto della Banca Mondiale che ha annunciato di voler sostenere il cambiamento verso la riduzione delle emissioni di CO2 con 200 miliardi di dollari in 5 anni.

Inoltre i presenti in Polonia dovranno discutere degli obiettivi delle emissioni nazionali dei Paesi dopo il 2020 e del supporto finanziario alle nazioni “povere” per consentire loro di adattarsi ai cambiamenti climatici, altro aspetto legato alla compensazione.
La realtà è che mentre si sta discutendo, peraltro senza molta convinzione, sulle misure da adottare tra qualche anno per contenere il riscaldamento globale a 2 gradi C, le stesse Nazioni Unite hanno confermato che già oggi siamo di fronte ad un aumento delle temperature intorno a un grado. E visto che le maggiori economie, inclusi Stati Uniti d’America e molti paesi europei, non sembrano voler tener fede agli impegni presi a Parigi, appare quasi impossibile trovare una soluzione. Del resto anche i ricercatori dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) lo hanno detto chiaramente: gli impegni di Parigi non sono abbastanza. I 20 anni più caldi sono stati registrati negli ultimi 22 anni, con gli anni dal 2015 al 2018

Allarmato il comunicato del Wwf: “In Europa – si legge – il carbone è in declino, ma è proprio la Polonia, che ha la presidenza della COP, che cerca di convincere la Unione Europea a ‘sussidiare’ il combustibili più nocivo per il clima, la salute e l’ambiente. Domani il trilogo UE deciderà se assegnare persino alle centrali più inquinanti, quelle a carbone, i meccanismi di capacità, vale a dire una remunerazione dovuta al solo fatto di poter produrre energia, come chiede la Polonia. Ci auguriamo che l’Italia faccia sentire la propria voce e blocchi tale sussidio sporchissimo, questo sì degno di una mobilitazione contraria dei consumatori”, dichiara la responsabile Clima Energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla.

Al presidente polacco Andrzej Duda che nel corso di una conferenza stampa presso la COP, aveva affermato che la Polonia non può rinunciare al carbone risponde Marta Anczewska, responsabile delle politiche climatiche ed energetiche del WWF-Polonia: “La scienza ci dice che dobbiamo raggiungere zero emissioni nette prima del 2050 se vogliamo raggiungere gli obiettivi di Parigi ed evitare le conseguenze peggiori del cambiamento climatico. La posizione del presidente Duda è in netto contrasto con l’ambizione richiesta in questo round di negoziati sul clima. Il carbone non ha posto nei futuri sistemi energetici per limitare il riscaldamento a 1,5° C. La Polonia può e deve invece accelerare una transizione giusta verso un’economia a zero emissioni”.

“La Conferenza – afferma la Uil in un comunicato – deve rappresentare un momento di riflessione e assunzione di responsabilità condivise a livello globale affinché tutti procedano in un’unica direzione: la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Uno dei motivi che hanno condotto alla scelta di Katowice è stato l’ampio impiego del carbone da parte della Polonia grazie al quale questa nazione ottiene ancora l’80% dell’energia che consuma, nonostante si tratti della fonte fossile più dannosa per l’equilibrio climatico mondiale. Auspichiamo che questo evento possa produrre esiti importanti per affrontare e vincere la sfida alla lotta ai cambiamenti climatici, orientando le scelte e i comportamenti della comunità internazionale. Per la UIL sono necessari drastici cambiamenti in tutti i settori della produzione e dello sviluppo perché se non si fa nulla per ridurre le emissioni di gas serra, il nostro pianeta continuerà il suo percorso di riscaldamento globale generando in modo sempre più visibile guasti all’ambiente e alla salute dei cittadini”.

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