domenica, 16 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

CMC getta la spugna, giovedì incontro con i sindacati
Pubblicato il 04-12-2018


cmcLa notizia è arrivata ieri, la conferma arriva oggi, la storica azienda di costruzioni, CMC Ravenna ha chiesto il concordato preventivo “con riserva”, una procedura che si può intraprendere in presenza di grossi debiti per provare a evitare il fallimento.
Valutata l’ammissibilità della richiesta il Tribunale convocherà l’assemblea dei creditori: se la proposta di concordato sarà approvata dalla maggioranza dei creditori il piano sarà omologato. In caso contrario, se i creditori dicessero no al concordato proposto, si aprirebbe una fase molto drammatica, quella del fallimento.
La scelta del concordato, secondo CMC “visto l’attuale frangente di tensione finanziaria” rappresenta la strada più efficace “per porre in sicurezza il patrimonio della società e tutelare, in tal modo, tutti i portatori di interessi”. L’allarme era partito all’inizio di ottobre quando l’azienda aveva comunicato che nessuno di sei pagamenti ritardati e attesi per fine settembre era stato saldato. Una decisione che evidenzia tutta la crisi del settore delle costruzioni che ha messo in ginocchio anche un altro gruppo importante italiano, la Astaldi. Inoltre il gruppo cooperativo ha anche uno storico contenzioso con Anas di circa 800 milioni. Ma Cmc ora ha in corso con Anas cinque grossi lavori per un valore di 1,6 miliardi.
Ma a pagare la crisi sono anche gli oltre novemila lavoratori della Cooperativa di Ravenna, per giovedì è stato infatti convocato in Regione il primo incontro ufficiale tra i sindacati e la direzione aziendale. Roberto Casanova della Cisl afferma che “è ancora troppo presto per conoscere nei dettagli il piano concordatario. Da parte nostra chiederemo informazioni sul futuro dei dipendenti e se ci sarà bisogno o meno di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Se c’è lavoro non è detto che non possano restare tutti”.
Ma a preoccupare al momento è soprattutto la situazione in cui si trovano i due operai della Società trattenuti nel Kuwait.
Il cesenate Andrea Urciuoli e il portoghese Ricardo Pinela sono stati prima fermati e poi rilasciati dalle autorità, ma non possono lasciare il Paese, in seguito a un contenzioso sorto fra CMC e alcuni subfornitori dell’azienda, dopo che la stessa CMC ha rescisso un contratto per la costruzione di un quartiere residenziale nel paese. Una commessa da 22 milioni di euro. I due dipendenti erano rimasti in Kuwait proprio per chiudere il cantiere.
L’ambasciatore italiano Giuseppe Scognamiglio è in contatto con Urciuoli, mentre il sindaco cesenate Paolo Lucchi ha sollecitato l’intervento del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.

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