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Opinioni e commenti
 

Elezioni Europee, riconquistare la dignità di soggetto politico
Pubblicato il 03-12-2018


Nel diciottesimo secolo l’Abbé de Saint-Pierre, dopo secoli di guerre e lotte fratricide, nel suo “ Progetto per la pace perpetua”, presentato da Jean Jacques Rousseau, propose il federalismo come soluzione capace di scongiurare le guerre: per sostituire al binomio AUT-AUT il binomio ET-ET e consentire la reciproca comprensione. “Se ciò malgrado, questo progetto resterà senza seguito, non vuol dire che esso sia chimerico, ma che gli uomini sono insensati e che è una specie di follia esser saggi in mezzo ai pazzi”.

Sempre nello stesso secolo, oltre oceano, le colonie che si erano ribellate alla corona d’Inghilterra e organizzate in stati indipendenti dovevano decidere la nuova forma di governo. Seguendo le sollecitazioni di Hamilton, Jay e Madison, che con una serie di articoli giornalistici firmati con il comune pseudonimo di Publius ( e pubblicati a partire dal 27/10/ 1787 su Indipendent Journal, New York Packet, Daily Advertisor) avevano proposto la nascita di una federazione, furono creati gli Stati Uniti d’America.

Nel diciannovesimo secolo in Italia l’Intera sinistra risorgimentale ( da Mazzini a Cattaneo) fu sostenitrice della unità democratica dei popoli di Europa che, d’altra parte, fu anche l’ideale indicato da Andrea Costa nel suo saluto al secolo nuovo. Le sue parole sono incise in una lastra di marmo posta all’esterno della residenza municipale di Imola: “ E’ l’alba del secolo nuovo. Gettate fiori a piene mani. Lavoratori, pensatori, uomini! Se il secolo che muore vide l’indipendenza e l’unità delle patrie, il secolo che nasce ne vedrà la federazione…”

Terminata la prima guerra mondiale, nel tentativo di evitare che tale tragedia potesse ripetersi, sorse la Società delle Nazioni, allo scopo di ottenere la pacifica risoluzione dei contrasti internazionali. Varie critiche furono rivolte alla neonata istituzione. Molti autorevoli esponenti del mondo della cultura, da Luigi Einaudi a Benedetto Croce, le contrapposero la necessità di una vera e propria federazione europea, mentre il conte Coudenhove- Kalergy fondava il movimento PanEuropa per coinvolgere i cittadini in una iniziativa analoga.

Nell’intervallo fra le due guerre mondiali, fra quanti sostennero la necessità di una federazione europea, si distinse per lucidità di progetto e concretezza di impegno il movimento Giustizia e Libertà dei fratelli Carlo e Nello Rosselli. Carlo, in particolare, si espresse con efficace sintesi: “ Non esiste altra politica estera: Stati Uniti d’Europa: Il resto è catastrofe”. La proposta federalista fu sempre presente fra gli oppositori delle dittature e dei nazionalismi, ma fu in particolare fra i confinati nell’isola di Ventotene durante la seconda guerra mondiale che, da una serie di colloqui, nacque il volumetto “ Problemi della federazione europea” (poi noto come Manifesto di Ventotene). L’introduzione era ad opera di Eugenio Colorni, che dopo pochi mesi sarebbe morto a Roma combattendo nella Resistenza, mentre il testo era di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli.

Lo stesso Spinelli avrebbe poi dedicato tutta la vita alla causa europea, in un primo tempo come consigliere di Alcide De Gasperi e poi come consigliere di Pietro Nenni quando questi divenne ministro degli esteri e vicepresidente del consiglio. Poiché il progresso verso l’unione europea gli appariva troppo lento, pensò che questa lentezza fosse dovuta al fatto che il tema era delegato solo alle burocrazie nazionali, senza il diretto coinvolgimento dei cittadini. Si impegnò, così, per la elezione diretta del Parlamento Europeo( i cui parlamentari erano fino allora nominati dai parlamenti nazionali) per dare agli europarlamentari una diretta legittimazione popolare.

Altiero Spinellli, nelle prime elezioni dirette del parlamento europeo del 1979, dopo che gli fu offerta la candidatura come indipendente nelle fila del PCI, venne eletto con un gran numero di preferenze. All’interno del Parlamento Europeo fu subito chiara ed evidente la sua indipendenza di giudizio ( in gran parte delle occasioni votò in modo difforme dal gruppo politico di appartenenza) ma soprattutto fu anche evidente la concretezza del progetto federalista da lui sostenuto. Contattò i colleghi di tutti i gruppi politici e coinvolse quanti condividevano la sua proposta. Nacque così il Club del Coccodrillo, dal nome del ristorante in cui questi politici erano soliti riunirsi. Avendo il Club del Coccodrillo convinto la maggioranza degli europarlamentari, il Parlamento Europeo votò un progetto volto a trasformarsi in una vera e propria Assemblea Costituente. Le riunioni intergovernative riuscirono però a svirilizzare il progetto: Spinelli dichiarò di sentirsi come il pescatore del racconto “ Il vecchio e il mare” di Hemingway che, catturato un grosso pesce le cui eccessive dimensioni non potevano essere contenute nella barca, lo legò all’esterno della imbarcazione. Giunto in porto, però, si accorse che ne restava solo la lisca. Il resto completamente divorato dagli squali.

Le elezioni europee si sono da allora svolte con regolarità ma la pigrizia o la cattiva volontà delle burocrazie nazionali, non di rado criptonazionaliste, ne hanno costantemente ostacolato i progressi. Nonostante le opposizioni, più o meno esplicite, è fondamentale il ripetersi delle elezioni europee: sarebbe però necessaria una unica e comune legge elettorale per tutti i paesi europei e sarebbe anche indispensabile una data unica e comune per tutti. A fronte dello strapotere USA ad ovest e ai possibili ricatti energetici di Russia e Pesi Arabi ad Est, i paesi europei si presentano inermi e in ordine sparso, quasi vittime del motto latino “ divide et impera”.

Solo una vera Federazione Europea consentirebbe al popolo d’Europa di riconquistare la dignità di soggetto politico, mentre d’altra parte, ai fini dell’equilibrio dei poteri, non sarebbe ininfluente la nascita di un bicameralismo:

-una Camera degli Stati in cui ogni stato, per quanto piccolo, abbia un numero di rappresentanti uguale agli altri.

-una Camera dei Popoli in cui il numero dei rappresentanti sia proporzionale al numero degli abitanti

La visione federalista europea è distorta da gran parte delle classi politiche nazionali che, incapaci di incidere sulla realtà per i limiti obiettivi del livello nazionale, accusano l’Europa (malevola matrigna) di ostacolare la libertà delle proprie scelte e alternano promesse irrealizzabili a semplice e banale demagogia preelettorale. In realtà le scelte della “Europa” non sono che le decisioni prese dagli stessi capi di stato e di governo nelle loro riunioni semestrali. La visione federalista europea, talora tacciata di utopia, appare invece ancora oggi l’unica possibile soluzione alle tante dinamiche negative internazionali. Ciò mentre l’involuzione autoritaria di tanti grandi paesi e i focolai di guerra non lontani costringeranno l’Europa a riconsiderare con maggiore concretezza anche l’ipotesi di un difesa comune, perché la democrazia non è mai una conquista definitiva ma va quotidianamente difesa dai pericoli interni ed esterni che la minacciano.

Mario Barnabé

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