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Opinioni e commenti
 

California, l’irrilevanza del Partito Repubblicano
Pubblicato il 07-12-2018


Paul Ryan

L’elezione in California è stata “bizzarra”. Parla Paul Ryan, l’attuale speaker della Camera, cercando di giustificare le perdite di seggi repubblicani nel Golden State nell’elezione di metà mandato il mese scorso. Ryan ha insistito che il giorno dopo l’elezione la sconfitta non sembrava così schiacciante ma dopo tre settimane “tutti i candidati repubblicani avevano perso”.

Ryan criticava il fatto che lo spoglio in California ha preso troppo tempo contrastando il sistema del Wisconsin, il suo Stato, dove, secondo lui, i risultati si sanno immediatamente. L’asserzione di Ryan è lontana dalla realtà per tante ragioni. Tuti i voti devono essere contati e la California, con 40 milioni di cittadini, richiede tempo, specialmente quando alcuni competitori sono vicinissimi e una manciata di voti può essere decisiva.

I repubblicani però non hanno perso tutte le elezioni in California ma per quanto riguarda i seggi alla Camera hanno subito una forte batosta. Nella scorsa legislatura 14 dei 53 seggi californiani alla Camera erano in mani repubblicane comparati a solo 7 in quella che inizia nel mese di gennaio 2019. Una forte perdita, ovviamente. Per il fatto della tempestività a ottenere i risultati, Ryan dà l’impressione di ignorare il sistema elettorale californiano che fa di tutto per avvicinarsi alla democrazia vera. Le leggi sulle elezioni in California offrono tante possibilità di esercitare il voto. Come in tanti altri Stati americani, l’elezione in California non si svolge solo il giorno stabilito dal governo federale. I californiani possono votare anche per corrispondenza, un metodo che continua ad essere favorito poiché 2 terzi dei californiani lo ha usato. Inoltre ci sono 29 giorni per votare anticipatamente nei municipi locali. Per coloro che non si sono iscritti alle liste elettorali c’è anche la possibilità di richiedere una scheda provvisoria il giorno dell’elezione, soggetta a controlli, e votare subito dopo.

In sostanza, la California cerca di offrire più opportunità possibili ai suoi cittadini per votare. Ryan, da repubblicano, preferisce quegli Stati che invece limitano le possibilità dell’esercizio del voto, perché storicamente, quando poca gente vota il suo partito tende ad essere favorito.

Ryan però ha buone ragioni per la delusione che va al di là dei risultati nazionali con la conquista democratica della maggioranza alla Camera. La sconfitta repubblicana è stata schiacciante poiché anche nell’Orange County, al sud di Los Angeles, tutti i 7 seggi alla Camera sono andati ai democratici. Orange County, come si ricorda, denominata Reagan Country, è stata la roccaforte repubblicana per molti anni. Il fatto che la maggioranza dei 3,2 milioni di abitanti abbia abbandonato il Partito Repubblicano è stato un colpo per Ryan e compagnia.

La sconfitta repubblicana nel Golden State è stata rimarcata anche dall’esito su scala statale che ha riassegnato le cariche principali alle mani dei democratici. Inoltre ambedue le Camere Statali hanno mantenuto la super maggioranza democratica la quale permetterà loro di governare con minima opposizione repubblicana. Si calcola che dei 40 milioni di cittadini in California 30 milioni sono rappresentati da democratici e 10 milioni da repubblicani. I democratici risiedono principalmente nella costa e nelle grosse città della parte centrale mentre gli elettori tendenti a destra si trovano nelle zone rurali e in quelle desertiche.

Gli analisti hanno spiegato la vittoria democratica in parte con l’antipatia riversata verso Donald Trump e l’aumento dell’affluenza al voto dei giovani. Bisogna però aggiungere la favorevole situazione demografica per i democratici che vede gli ispanici al primo posto con 39% del totale, i bianchi al 37%, gli asiatici al 15% e gli afro-americani al 6,5%. La forte presenza degli ispanici e quella degli altri gruppi minoritari è stata e continuerà ad essere terreno fertile per i democratici. Alcuni hanno già parlato della California come Stato con un solo partito. Oltre alle cariche Statali e la forte maggioranza alla Camera le due senatrici che rappresentano la California a Washington sono anche loro democratiche.

La sorpresa di Ryan sugli esiti delle recenti elezioni di metà mandato è stata echeggiata da Donald Trump. Il 45esimo presidente ha spiegato la sconfitta appellandosi al fatto che in California votano anche i clandestini senza però offrire alcuna prova eccetto il suo istinto. Trump aveva usato la stessa spiegazione per la sua perdita del voto popolare nell’elezione presidenziale del 2016 vinto da Hillary Clinton con un margine di 3 milioni di voti, molti dei quali provenienti dalla California. Il segretario di Stato del Golden State Alex Padilla smentisce queste voci che sono anche smentite dagli analisti.

Il problema per i repubblicani in California è che sono diventati quasi irrilevanti. Jim Brulte, il presidente del Partito Repubblicano del Golden State, ha etichettato l’esito dell’elezione come una “sconfitta imbarazzante”. Dovrebbero cambiare ma fin quando il Partito Repubblicano deve seguire la linea dura di Trump di attaccare i gruppi minoritari concentrandosi sul supporto dei voti di elettori bianchi, i democratici in California continueranno a sorridere.

Domenico Maceri

Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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Commenti all'articolo
  1. Sui quotidiani italiani si parla di due inchieste di New York Times e Washington Post sui rapporti tra l’amministrazione Trump – in particola del Consigliere e genero del presidente Usa Jared Kushner – e l’Arabia Saudita di Mohammed Bin Salman. “L’asse Washington-Riad è uscito indenne dalla tempesta su Jamal Khashoggi, il giornalista dissidente barbaramente massacrato dai sauditi nel loro consolato di Istanbul. – scrive Repubblica – La spiegazione va cercata nel ruolo strategico che l’Arabia Saudita ricopre per l’influenza americana in Medio Oriente, all’interno di un triangolo la cui altra punta è Israele”. Riguardo all’uccisione di Khashoggi, riporta invece il Corriere, “emergono contatti con l’Hacking Team di Milano, un coinvolgimento da provare”. (Fonte Pagine Ebraiche)

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