mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Parla Merella. Sul ponte governo senza visione
Pubblicato il 06-12-2018


PONTE CROLLATO GENOVA MORANDI

La cicatrice del crollo del Ponte Morandi di Genova, avvenuto il 14 agosto scorso alle 11.36 del mattino, è sempre in primo piano, ed è difficile dimenticare i 43 morti e gli oltre 5mila sfollati che ha causato. Come difficili da cancellare o da riparare sono i danni che ha causato all’economia di una città che in gran parte ruota intorno a un sistema portuale che produceva, almeno sino all’anno scorso, l’1,5 per cento del Prodotto Interno Lordo italiano.

Ma cosa sta succedendo a Genova? Soprattutto dopo l’approvazione del decreto, la nomina del commissario e la presentazione di una quarantina di progetti per rifare una struttura vitale, non solo per l’economia del territorio.

arcangelo merellaAbbiamo intervistato Arcangelo Merella, da anni esponente di spicco del socialismo genovese, quindi un politico ma anche un esperto di traffico e di mobilità urbana.

Come è cambiato il traffico dopo il crollo del ponte? Le strade a disposizione stanno reggendo bene l’impatto?
«Va dato atto al sindaco Bucci e al governatore Toti, nella loro duplice veste di Commissari e capi degli Enti liguri, di aver adottato, da subito, misure che si sono rilevate efficaci per il contenimento dell’impatto sul traffico indotto dalla caduta del ponte. Dopo qualche giorno di evidente smarrimento i due rappresentanti istituzionali hanno adottato provvedimenti relativi all’apertura di nuove strade, di accelerazione di importanti opere in corso e di conclusione di lavori in corso d’opera, contribuendo così a contenere fenomeni di congestione molto gravi e pregiudizievoli per la normale attività della città e per l’accesso ai siti industriali e commerciali a iniziare dal porto».

Un esempio pratico?
«Dopo la riapertura di importanti tratti stradali chiusi per esigenze di sicurezza e per le indagini della magistratura, fra qualche giorno aprirà il collegamento diretto tra la nuova strada a mare e il casello autostradale di Sestri ponente, con indubbi vantaggi per la mobilità urbana».

Cosa succederà quando inizieranno i lavori di demolizione e di smaltimento dei resti del viadotto?
«Con l’apertura dei cantieri per la demolizione del ponte, e probabilmente delle numerose abitazioni sottostanti, occorrerà prestare particolare attenzione per evitare significativi disagi e conflitti che potrebbero mettere a rischio il rispetto dei tempi per la conclusione delle delicate operazioni. Occorre, in tal caso, vedere nei diversi progetti che sono stati depositati qualche giorno fa, come questo aspetto è stato trattato dai proponenti».

Quanto potrebbero incidere i tempi della ricostruzione del ponte in termini di calo del traffico merci portuale e del reddito complessivo del territorio?
«Questo è un tema molto delicato, in quanto sembra che alla difficoltà derivante dal crollo del ponte si stia sommando un vento di crisi che incide anche sui traffici portuali».

Come è, appunto, la situazione attuale nei due principali porti genovesi?
«Ne stanno risentendo in modo diverso: senza particolare calo nel porto di Prà, direttamente connesso con l’A26 (Genova Gravellona Toce); mentre il calo è stato sensibile (qualcuno stima sul 18%) al porto storico di Genova Sampierdarena, cui si accede dal casello di Genova ovest e, dunque per chi proveniva da ponente, attraverso il ponte Morandi prima che crollasse. Ma a contare pare non sia solo la difficoltà di un accesso più diretto ma la paura di ingorghi e blocchi che rallenterebbero le operazioni e farebbero crescere i costi».

Sarà possibile recuperare i volumi di traffico persi?
«Il recupero dei traffici sarà possibile nella misura in cui il nuovo ponte sarà ricostruito nel minor tempo possibile. Più va in là la costruzione, più difficile sarà recuperare traffici, che magari si sono riassestati su altri porti».

Assieme al porto soffre tutta la città. E’ stato fatto un calcolo complessivo dei danni?
«Sicuramente non è il solo porto a soffrire per questa improvvisa sciagura. Proprio nei giorni scorsi, nel corso dell’assemblea annuale di Confindustria Genova, il presidente Mondini ha evidenziato come per ogni anno di mancata ricostruzione del ponte Morandi ci sarà una perdita di 178 milioni per le attività portuali, 54 milioni per quelle industriali, un’extra costo per il personale dipendente di oltre 68 milioni, costi per circa 64 milioni gravanti sui cittadini per gli spostamenti e una riduzione dei consumi per 27 milioni di euro. Il tutto concorre a un impatto negativo sul PIL del Nord Ovest per circa 784 milioni di euro».

Il calcolo dei danni rischia di aggravarsi ancora, dato che i porti di Genova producono una quota importante del Pil?
«Il sistema portuale ligure contribuisce al PIL nazionale nella misura dell’1,5%, ma soprattutto il solo porto di Genova consegna ogni anno allo Stato Italiano otre 5 miliardi di euro relativi a Iva e accise varie che gravano sulla merce in transito. Una quantità importante di denaro di cui nulla resta alla città. Da tempo proponiamo che almeno l’1% di questa immensa cifra resti nelle disponibilità della città per investimenti strategici volti a migliorare il complessivo contesto urbano».

Nel frattempo c’è la class action degli spedizionieri contro Autostrade e ministero dei Trasporti. E’ una strada giusta, che magari anche altri possono percorrere?
«Non so quale effetto giuridico possa avere, ma sotto il profilo della sensibilità al problema di importanti categorie economiche è indubbiamente efficace. Dunque, ai fini del risultato la strada forse non è la migliore ma, sotto l’aspetto della rappresentanza di istanze cui occorre prestare severo ascolto, è molto utile».

A proposito del ponte nuovo, è già tempo per un giudizio sui progetti presentati?
«Qualche giorno fa, scaduti i termini per la presentazione delle offerte, sono state ben 40 le proposte arrivate sul tavolo del commissario. Mi pare una gara tra soggetti molto forti sia sotto il profilo della capacità industriale sia progettuale. I nomi migliori dell’industria delle costruzioni e nomi altisonanti per la firma di progetti da Piano a Calatrava. Le prime immagini uscite dalla riservatezza restituiscono progetti di buona qualità architettonica e urbana: attendiamo la valutazione del nucleo di esperti nominati dal commissario cui spetta l’onere di scegliere il progetto migliore. Ma sono fiducioso su una scelta di grande qualità».

Il commissario straordinario, nonché sindaco di Genova, Marco Bucci ha dichiarato che il nuovo viadotto sarà pronto tra Natale 2019 e gennaio 2020. E’ una ipotesi realistica?
«Ho molta stima di Marco Bucci ,che considero un amico e che ritengo stia lavorando con grande spirito di sacrificio per la città, ma in questo caso sono in disaccordo con lui. La demolizione e la ricostruzione di un ponte di quelle dimensioni, in quel contesto, è un’operazione molto delicata, e altrettanto impegnativa, che richiede tempi non brevissimi. Recenti analisi fatte da un gruppo di esperti ingegneri, già projet manager per grossi impianti industriali costruiti in giro per il mondo, evidenziavano come la costruzione del ponte, punto per punto, richiedesse tempi di lavorazione non brevissimi per cui, anche stressando i diversi tempi, sarebbero occorsi almeno 36 mesi. Non so però come e sulla base di cosa il commissario Bucci insista nell’indicare con la fine dell’anno nuovo il termine per la conclusione dei lavori. O dispone di notizie che non ho o eccede in ottimismo, il che può tirare su il morale ma non le pile del ponte».

Parliamo del decreto legge sul ponte. C’è tutto quello che serve per affrontare un’emergenza di queste dimensioni?
«Le misure contenute nel cosiddetto “Decreto Genova” non sono risultate essere sufficienti a dare risposte adeguate alle criticità che si sono registrate e ancora permangono nella città di Genova a seguito del tragico crollo del Ponte Morandi».

Quali sono i punti sui quali il governo e il Parlamento dovevano essere più incisivo?
«Il provvedimento, intanto, è arrivato oltre tre mesi dal tragico evento sconfessando la celerità promessa dal Governo e dal presidente Conte in piazza a Genova. Poi non è parso recepire le aspettative della comunità locale ferita in tanti vitali settori della sua attività economica e in tanti aspetti sociali. Lo stesso commissario, pur soddisfatto per poter finalmente agire per sua la città, non ha potuto fare a meno di evidenziare lacune e mancanze ritenute importanti. La discussione è stata molto accesa nelle istituzioni e particolarmente nel Consiglio comunale di Genova dove il gruppo del Pd ha presentato una serie di ordini del giorno, votati all’unanimità, volti a introdurre nel decreto quelle modifiche migliorative ritenute indispensabili».

Quali sono queste modifiche?
«L’attenzione è stata posta, in modo particolare, sulla ricollocazione di aziende danneggiate dal crollo; sulla necessità di comprendere tra i risarciti anche gli abitanti della cosiddetta zona arancione (limitrofa alla zona rossa ma esclusa dai provvedimenti di sostegno); sull’istituzione della casa della salute in Val Polcevera, onde assicurare prestazioni adeguate alla popolazione oramai lontana, a causa delle interruzioni delle strade, dai principali centri sanitari. Inoltre sono necessarie misure di sostegno al reddito per le imprese danneggiate, da mantenersi almeno fino alla completa ricostruzione del ponte; e la riduzione del canone delle concessioni portuali in misura corrispondente al calo dei traffici generato dal crollo del ponte. Insomma, una serie di misure incisive di cui il Decreto Genova non si è fatto carico fino in fondo e sulle quali l’intera comunità genovese ha deciso di schierarsi in modo molto unitario».

Mi sembra che sia rimasto irrisolto anche il nodo della grande viabilità, dal Terzo Valico alla Gronda?
«La cosa che ha maggiormente allarmato è proprio l’assenza di ogni riferimento al Terzo Valico e alla Gronda di ponente (prevista per alleggerire il transito sul nodo di Genova), opere indispensabili per lo sviluppo del territorio e sul quale l’intera comunità genovese non intende transigere. Specie per il Terzo Valico dei Giovi (tratto a sud del corridoio Reno Alpi che congiunge Genova con Rotterdam), opera già in corso di realizzazione e il cui ritardo imposto dai ripensamenti del ministro Toninelli sta causando danni non indifferenti. Un po’ diverso il discorso per la gronda: il crollo del Morandi ha disegnato un nuovo scenario che impone una riflessione sulle infrastrutture stradali del nodo genovese».

A bocce ferme è difficile fare previsioni, ma quale potrebbe essere il ruolo di Autostrade in tutto questo scenario, soprattutto dopo l’assegnazione degli appalti per la demolizione e la ricostruzione del ponte?
«La messa in discussione della concessione parziale o totale al gruppo Autostrade minacciata dal Governo rende critica ogni decisione che comporta l’investimento diretto del gruppo in opere autostradali di rilevante impegno economico».

Anche se l’intervista finisce qui, questo è un argomento che tratteremo sicuramente nelle prossime settimane, perché del nuovo ponte di Genova se ne parlerà ancora a lungo, anche sull’Avanti.

Antonio Salvatore Sassu

CHI E’ ARCANGELO MERELLA

Arcangelo Maria Merella, dal 1997 al 2007 è stato assessore alla mobilità e ai trasporti del Comune di Genova, sua città natale. Nel corso del primo mandato ha curato in modo particolare la redazione del P.U.T. (Piano Urbano del Traffico) dell’area centrale genovese, in collaborazione con il prof. Bernhard Winkler, preside della facoltà di Architettura di Monaco di Baviera e promosso la partecipazione del Comune a importanti progetti nazionali e comunitari nel settore della mobilità sostenibile. Ha collaborato con l’Università di Genova, facoltà di Economia e Commercio, per l’attivazione del Progetto M.E.R.C.I., primo esperimento realizzato per la consegna delle merci nel centro storico con veicoli a basso o nullo impatto ambientale. Con il Centro Interuniversitario di Ricerca e Trasporti – Facoltà di Ingegneria, ha sviluppato progetti connessi alla gestione telematica della mobilità. Ha ricoperto ruoli istituzionali a livello regionale e nazionale, tra cui membro del Comitato tecnico nazionale della sicurezza stradale in rappresentanza dell’Anci; coordinatore nazionale della Consulta nazionale dell’Anci per la mobilità sostenibile e per i trasporti. E’ stato consigliere e vice presidente della Società Autostradale – Milano Serravalle. E’ stato consigliere di amministrazione di AMI-Azienda Mobilità e Infrastrutture SpA. E’ stato presidente nazionale della Conferenza assessori per il Car Sharing. Da ottobre 2007 a marzo 2008 ha collaborato con l’Agenzia per il Waterfront del Porto di Genova.

Dal Maggio 2012 è rientrato nei ruoli della Regione Liguria dove svolge l’attività di funzionario nel settore Progetti, Infrastrutture, Viabilità, Porti e Logistica. Dal Giugno 2013 è stato amministratore unico di Infrastrutture Liguria spa.

Dal giugno 2014 al maggio 2016 è stato amministratore unico di I.R.E. spa (Agenzia Regionale Ligure per le Infrastrutture, il Recupero Edilizio e l’Energia).

Nel 2008 ha pubblicato, per la casa editrice Franco Angeli, il volume “Sistemi di trasporto non convenzionali”, scritto insieme agli architetti Bandini, Marsullo e Calza. Nel 2010, edito da Uniservice, ha pubblicato “Infrastrutture e logistica. L’area milanese e lo sviluppo del Porto di Genova”.

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