domenica, 16 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Istat, tre italiani su dieci sono poveri
Pubblicato il 06-12-2018


povertàIn Italia, quasi tre italiani su 10 sono a rischio di povertà. È quanto ha rilevato l’Istat, che nel 2017 ha stimato come il 28,9% delle persone residenti nel Paese sia a rischio di povertà o di esclusione sociale secondo la definizione europea. Il dato sarebbe in miglioramento rispetto al 2016 (30,0%). All’interno di questo aggregato, risulta pressoché stabile al 20,3% la percentuale di individui a rischio di povertà (era 20,6% nell’anno precedente) mentre si riducono sensibilmente i soggetti che vivono in famiglie gravemente deprivate (10,1% da 12,1%), come pure coloro che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (11,8%, da 12,8%).
Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (44,4%), seppur in diminuzione rispetto al 2016 (46,9%). Il rischio è minore e in calo nel Nord-est (16,1% da 17,1%) e, in misura meno ampia, nel Nord-ovest (20,7% da 21,0%). Nel Centro la quota è stabile al 25,3%. Le famiglie con cinque o più componenti, pur registrando un miglioramento, si confermano le più vulnerabili al rischio di povertà o esclusione sociale (42,7%; era il 43,7% nel 2016). L’indicatore peggiora sensibilmente (+5,4 punti percentuali) per le famiglie in altra tipologia (costituite da due o più nuclei familiari).
Il reddito netto medio delle famiglie italiane è salito nel 2016 raggiungendo circa 2.550 euro mensili, secondo le stime dell’Istat, 30.595 euro l’anno (esclusi gli affitti figurativi). La crescita sarebbe stata del 2% in termini nominali e del +2,1% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2015 (visto che la variazione dei prezzi al consumo è stata pari a -0,1%). La contrazione complessiva dei redditi rispetto ai livelli precedenti la crisi del 2009 resta notevole, con una perdita in termini reali dell’8,5% per il reddito familiare.

Nella Ue, il Paese che ha registrato il più forte calo della fetta di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale tra il 2008 e il 2017 è la Polonia. Secondo i dati di Eurostat, il tasso di persone a rischio di povertà, in Polonia è diminuito dal 30,5% del 2008 al 19,5% del 2017, un calo dell’11% in meno di un decennio. Diminuzioni significative sono state rilevate tra 2008 e 2017 anche in Romania (-8,5%), Lettonia (-6%) e Bulgaria (-5,9%).
Malgrado le diminuzioni, Bulgaria e Romania sono rimaste al top nella Ue per la percentuale di persone a rischio povertà nel 2017. Eurostat ha specificato che sono più di un terzo in Bulgaria (38,9%), Romania (35.7%) e Grecia (34.8%), mentre i tassi più bassi di cittadini a rischio povertà o esclusione sociale sono segnalati in Repubblica Ceca (12,2%), Finlandia (15.7%), Slovacchia (16.3%), Paesi Bassi (17%), Slovenia e Francia (17,1%) e Danimarca (17,2%).

Nel 2017, 112,9 milioni di persone nella Ue, il 22,5% del totale, secondo Eurostat erano a rischio povertà o esclusione sociale.

L’Italia è il Paese europeo con il numero più alto di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale: lo rileva Eurostat da dati del 2017.
In Italia a rischio sono 17,4 milioni di persone, ovvero il 28,9% della popolazione. Rispetto al 2008, dopo la Grecia, l’Italia è il Paese con l’aumento maggiore di rischio, salito del 3,4%.

È evidente la perdita di benessere sociale avvenuta in Italia negli ultimi dieci anni. Il divario tra nord e mezzogiorno è rimasto sempre alto, segnando la cronica spaccatura del Paese.
I disinvestimenti e il trasferimento dei fattori di produzione all’estero hanno avuto un ruolo incisivo.

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