mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Non sono le banche che acquistano il debito italiano, ma i risparmiatori
Pubblicato il 04-12-2018


A proposito del “rischio Italia” e dei fondi esteri sempre meno invogliati a comprare il nostro debito, tutti, o quasi mettono l’accento sulle povere banche del Paese che si fanno carico delle “rimanenze invendute” a causa di un’affidabilità che lascia a desiderare per le chiacchiere a “vanvera” dei politici in un contesto di campagna elettorale permanenete.

La stessa cosa, però, là si può imputare ai banchieri che si fanno pubblicità per essere riconfermati dagli stessi politici che redarguiscono indirettamente, quando attribuiscono loro la responsabilità di far salire lo Spread in ascensore facendo pagare alle imprese e alle famiglie il costo della manutenzione straordinaria.

È tutto un “magna magna”: gli uni e gli altri sono d’accordo per sfamare i Draghi della finanza che si alimentano di beni immobili e pietre preziose… col cavolo che prendono le banconote che sono pagabili al portatore e non più ancorate al valore dell’oro come un tempo! Per assurdo, voglio dire che un giorno potremmo andare in banca e sentirci rispondere che con gli euro ci possiamo giocare a monopoli.

Ma per tornare alle povere banche italiane che comprano il debito pubblico del Bel Paese, come viene sbandierato in questi giorni ai quattro venti, per farle apparire come il Principe che salva Cenerentola dalle sorelle arpie, questo mese le banche- Principe si sono fatte carico di comprare 40 MLD pagati pronta cassa. Per generosità, elargizione o spirito di sacrificio e abnegazione nei confronti del Paese, delle sue imprese e delle sue famiglie? Macché… perché sono interessati a buttarsi sull’affare e possedere tutte le Cenerentole (noi) del Reame, in una versione aggiornata dello Ius primae noctis.

Pongo una domanda: ma i muri degli istituti di credito sono diventati carne, sangue e poco cervello? Perché a casa mia i muri erano e restano muri, semmai sono gli amministratori degli istituti di credito, spesso neanche azionisti della banca che dirigono, che spendono i soldi dei risparmiatori facendo bella figura con il sedere di coloro che vi depositano i soldi convinti che saranno custoditi a dovere.

Un po’ come è successo con gli affaroni dei bond argentini o della Parmalat, tanto per fare due esempi.

Mi raccontavano, recentemente, che un amministratore di banca di periferia con poche filiali e altrettanti pochi clienti, oltre a riserve pari a qualche migliaio di euro, non solo si era deliberato uno stipendio milionario, ma faceva prestiti a cavolo. In uno dei tanti, ha erogato un credito di 50milioni di euro ad un soggetto che voleva costruire un autodromo faraonico su un terreno agricolo. Il tizio in questione aveva precedentemente stipulato un compromesso con la banca, anticipando 10.000 euro che, correttamente, aveva dato in garanzia all’istituto, prima ovviamente di caricare sull’ape car il malloppo di 50milioni e fuggire alla volta del Brasile.

Ora, quella appena narrata sarà anche una storia di fantasia – una neosatira o che so -, però sarebbe ora che la Banca d’Italia alzasse il deretano e inviasse i suoi agenti provocatori con tanto di ape car modificata da Abarth e vestiti di casco e tuta ignifuga per non essere riconosciuti.

Ecco, questi sono gli amministratori che spendono e spandono i soldi dei risparmiatori proprio come non fossero loro, ma è evidente non lo sono…altrimenti col piffero che farebbero queste cavolate! Quali cavolate? Certo non quella di acquistare il debito pubblico, però almeno dichiarate senza equivoci che si tratta di un acquisto fatto coi soldi dei risparmiatori. Cioè, nostri e non dei banchieri!

Angelo Santoro

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