lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

REI negato, come fare ricorso. Eurostat, lavoratori italiani primi in pensione
Pubblicato il 03-12-2018


Inps
REI NEGATO, COME FARE RICORSO

Importanti novità per i numerosi cittadini che hanno presentato domanda per il Rei ma ai quali è stata respinta la possibilità di beneficiare del reddito di inclusione.
Con il messaggio n. 2937 del 20 luglio 2018 l’Inps ha spiegato come presentare ricorso per richiedere il riesame della domanda, fornendo inoltre chiarimenti sui tempi e sulle modalità di invio dell’istanza.
Il ricorso in caso di domanda per il reddito di inclusione non accolta dall’Inps potrà essere inoltrato tramite apposita istanza da parte del richiedente agli uffici dell’Inps che hanno assunto la decisione di rigetto. Ma anche i comuni, in base ovviamente alle loro specifiche competenze, possono effettuare il riesame d’ufficio delle domande scartate per difetti sui requisiti richiesti a loro ascrivibili.
A tale proposito si ricorda l’Inps ha già comunicato di aver avviato una fase di riesame d’ufficio delle domande inviate dal 1° gennaio 2018 e rifiutate per mancanza dei requisiti familiari.
Come noto, infatti, dal mese di luglio contano soltanto i requisiti economici e pertanto sono stati molti i soggetti non ammessi e poi successivamente recuperati che ora possono beneficiare del contributo economico e del programma di reinserimento nel mondo del lavoro e della formazione.
Come inoltrare la contestazione
Per avanzare ricorso e richiedere il riesame della domanda di Rei respinta l’interessato dovrà inviare una specifica richiesta entro il termine di 30 giorni dalla data in cui è stato emesso il provvedimento da parte dell’Inps.
È questo uno dei primi chiarimenti che l’Inps ha opportunamente fornito nel proprio messaggio n. 2937 del 20 luglio 2018.
La domanda per il riesame dei requisiti per l’accesso al reddito di inclusione dovrà essere inviata presso la sede territoriale dell’Inps che ha emanato il provvedimento. Per presentare ricorso, l’istanza dovrà essere presentata nelle seguenti modalità:
in forma cartacea direttamente allo sportello;
all’indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) reperibile sul sito dell’Inps;
tramite posta ordinaria.
Il richiedente la prestazione di REI può presentare richiesta di riesame dopo l’emanazione del provvedimento con il quale la domanda è stata definita; le eventuali istanze di riesame trasmesse prima della definizione del procedimento possono essere gestite come mere istanze di sollecito.
L’esito del ricorso sarà notificato all’interessato sia nel caso di provvedimento a favore che contrario alla domanda di riconoscimento del reddito di inclusione.

Welfare e previdenza
IN UN APP I SERVIZI INPS

Scatti una foto alla fattura dell’asilo, con un’app, e la trasmetti via internet all’Inps. E così ottieni il rimborso dallo Stato. Oppure, con pochi clic sempre sull’app, fai richiesta per il bonus premio alla nascita da 800 euro o della Naspi. Senza doverti recare personalmente allo sportello, né dell’Inps né del patronato.
Ci sono queste tra le novità che l’Inps sta di fatto lanciando, sulla propria app – Inps Mobile; quella sul bonus asilo (per le famiglie a basso reddito) arriverà tra pochi giorni, mentre per le altre bisognerà aspettare gennaio, a quanto ha recentemente spiegato a Repubblica.it Vincenzo Damato, Direttore Centrale Organizzazione e sistemi informativi dell’ente previdenziale italiano. “Stiamo rendendo i servizi di Inps più digitali e nel farlo li vogliamo anche più semplici da utilizzare; di qui la scelta di portarli su cellulare”, ha detto Damato.
“Alle spalle, c’è stato un lavoro non solo sui nostri servizi ma anche di accordi con le banche e altri soggetti”, ha aggiunto. Si consideri il bonus mamma. “Sull’app il genitore dovrà registrarsi inserendo solo il codice fiscale del bambino e l’iban dell’accredito. E basta. Tutti i controlli li faremo a noi, collegandoci alle varie anagrafi e verificando con le banche la correttezza dell’Iban”. In modo simile, sempre da gennaio, l’app dell’Inps permetterà di richiedere direttamente la Naspi (ex trattamento di disoccupazione) e varie prestazioni pensionistiche.
Finora invece la procedura ha invero spesso messo a dura prova la pazienza di molti (e purtroppo continuerà così, fino a gennaio, come precisato). Ancora oggi infatti è necessario recarsi in banca per farsi attestare il codice Iban, far apporre un timbro su un apposito modulo (l’SR 163) e portarlo all’Inps. Tutto di persona, ovviamente. Come se internet non esistesse. “Ma per poter fare noi il controllo dell’iban abbiamo dovuto fare una lunga trattativa con le banche e le convenzioni le abbiamo chiuse a ottobre”, ha affermato Damato. Il problema è che dal 2010 le banche non sono più obbligate a controllare la coerenza tra nome e iban; quindi l’Inps doveva chiedere l’attestazione per essere sicuro che il pagamento andasse alla persona giusta (e così tra l’altro evitare frodi o errori). “Abbiamo convinto le banche facendo capire loro che così, passando i controlli a noi, risparmieranno tantissimo sul tempo del personale. Complessivamente difatti girano due milioni di attestazioni l’anno”. “Queste novità semplificano anche il lavoro dell’Inps”, ha proseguito il dirigente dell’Istituto di previdenza. Avviene già con alcuni dei servizi già disponibili sull’app, da quest’anno. Come la possibilità di verificare lo stato di domanda per la naspi e sapere quando sarà posta in pagamento. O il download del cud della pensione, con la possibilità di trasmettere il file al commercialista, tutto attraverso l’app. O l’estratto di pagamento. È tempo risparmiato sul personale Inps allo sportello; ne deriva anche una riduzione di costi del call center dedicato, che sempre meno utenti hanno ora bisogno di usare.
Ci sono stati 1,6 milioni di accessi a gennaio per l’estratto di pagamento, saliti a 2 milioni a ottobre. L’app ha avuto circa 1,1 milioni di installazioni su mobile. “Tutto questo compensa l’emorragia di personale causata da pensionamenti. Siamo 27 mila dipendenti, ne perdiamo 1.200 l’anno. E con quota 100 possono arrivare fino a 4.500 pensionamenti aggiuntivi”, ha concluso Damato.

Previdenza
LAVORATORI ITALIANI PRIMA ALLA PENSIONE

Nella polemica sulle pensioni tra il presidente dell’Inps, Tito Boeri e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si inseriscono i dati sulla situazione previdenziale in Europa forniti da Eurostat. L’Istituto europeo di statistica certifica come gli italiani siano i cittadini europei con la vita lavorativa più breve. Nel senso che un quindicenne italiano di oggi dovrà lavorare in media 31,6 anni prima di ricevere l’assegno previdenziale. Mentre un coetaneo islandese dovrà darsi da fare per quasi mezzo secolo. Per la precisione, 47 anni.
L’ultima polemica in termini di previdenza è nata dopo la recente audizione del presidente dell’Inps Tito Boeri alla commissione Lavoro della Camera. A margine dell’incontro, il numero uno dell’istituto previdenziale ha affermato che l’introduzione di quota 100 (cifra da raggiungere sommando età anagrafica e contributiva per andare in pensione) e lo stop dell’adeguamento alla speranza di vita produrranno un aggravio di 100 miliardi del debito pensionistico.
Affermazioni alle quali ha risposto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che dell’abolizione della legge Fornero aveva fatto uno dei pilastri della sua campagna elettorale. Salvo poi fare una mezza retromarcia, edulcorando il tutto nella proposta di introduzione della quota 100.
In questa disputa si inserisce, del tutto casualmente, Eurostat. Che proprio nelle ore in cui infuriava la polemica Salvini-Boeri ha diffuso i dati relativi alla durata della vita lavorativa. Ovvero al periodo medio che un quindicenne di oggi dovrà lavorare prima di aver maturato i requisiti per andare in pensione.

Inca Cgil
PATRONATO PORTATORE DIRITTI COSTITUZIONALI

“La Costituzione riconosce un ruolo istituzionale al patronato e noi stessi, come Inca, anche per il ruolo che la Cgil ci ha voluto attribuire, siamo espressione dei diritti costituzionali, anzi siamo ‘portatori’ di diritti costituzionali”. Così Morena Piccinini, presidente di Inca Cgil, ha aperto a Roma la presentazione del libro promosso dal patronato ‘La dignità della persona nella Costituzione’, in occasione dei 70 anni della Carta.
“Il patronato – ha aggiunto Piccinini – è un’istituzione unica nel mondo, non esiste in altri Paesi e deve la sua forma alla intuizione che ebbe Giuseppe Di Vittorio, che comprese e vide con grande lungimiranza la necessità di istituire tutele a salvaguardia dei lavoratori”. La presidente ha ricordato che la funzione del patronato è “quella di tutelare i diritti e lo fa con una duplice veste: quella di ente riconosciuto dallo Stato e al contempo, quella di ‘soggetto di parte’, non tanto e non solo perché espressione di un sindacato, ma perché dalla parte del cittadino”.
Dunque, le caratteristiche del patronato sono quelle di “una tutela universale, della gratuità delle prestazioni, e di un’azione autonoma, esercizio non proprio facile – ha spiegato Piccinini – perché gli ostacoli frapposti sono tanti”. “Ma anche la lotta alle forme di razzismo e discriminazione, perché i principi costituzionali sono il nostro faro e chiediamo rispetto, soprattutto quando le norme non inverano tali principi”, ha concluso.

Carlo Pareto

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