mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Dalla politica alla geometria e alla statistica
Pubblicato il 05-12-2018


Il geniale Prof. Flores fece domanda alla Provincia di Avellino per essere nominato Difensore Civico. Quando seppe che era stato preferito un Giudice in pensione, inviò una lettera a tutti i Consiglieri. Mentre la leggevo, mi soffermai su queste parole “Pensavo che il Difensore Civico dovesse avere Saggezza, non conoscenza di articoli, come un Vigile Urbano”. Questo concetto mi accompagna da 20 anni e influenza i miei giudizi sulle cose che osservo e valuto. Esso è rafforzato dalla seguente considerazione. Nella Prima Repubblica, si parlava di programmi a lunga e a breve scadenza, mentre adesso veniamo annoiati ed inondati da dati mutevoli e inaffidabili e si viaggia verso il ridicolo, quando quelli, che li citano, non sanno se stanno parlando di effetti o di cause. I protagonisti della sceneggiata, antipatica e senza fine, si sforzano per apparire censori, come i vigili urbani,

pronti per fare contravvenzioni. Invece di gareggiare a chi avanza proposte migliori, si cercano difetti degli avversari e dei loro parenti. Qualche forza politica, imitando aspiranti dittatori, indica falsi nemici da odiare. Purtroppo, a una maggioranza populista, che si dichiara di destra, si contrappone un’opposizione confusa, per niente attraente, che si dichiara di sinistra. La mancanza di identità li costringe a ciò. Le parole sinistra e destra fanno pensare alla geometria o all’esercito di Franceschiello. E i due “recinti”, come contenuto si equivalgono, l’ex Ministra Fedele da una parte e Toninelli e la Castelli dall’altra. Quante volte abbiamo sentito dire che la Politica è ARTE e che richiede intuizione, creatività e voglia di fare? Chi aspira ad essere giudicato Politico deve dimostrare di avere volontà e capacità di fare il bene della società, in una logica dinamica. Il vero Politico, tra l’altro, deve possedere saggezza e conoscenza, che si acquisiscono ascoltando maestri di vita e diffusori di cultura. Il vecchio detto “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” ha un suo fondamento e ci indica il primo strumento per capire chi abbiamo di fronte. Se confrontiamo la qualità delle persone che, noi giovani della prima Repubblica, avemmo come guida e che frequentavamo, con le caratteristiche di quelli che hanno “formato e creato” gli attuali dirigenti politici e gli attuali governanti, c’è da ridere e da piangere. La comicità sta diventando tragedia. Paragonare le Tribune Politiche della prima Repubblica con Omnibus,Tagadà, Carta Bianca, Annunziata, Gruber , è come confrontare il film “Roma, città aperta” con i film di Natale con Boldi e Cristian De Sica. Allora, si parlava di Programmazione economica, Cassa per il Mezzogiorno, la Sanità Pubblica, Scuola Pubblica, Formazione Professionale, ecc. Oggi, se escludiamo il problema della Sicurezza, il Reddito di Cittadinanza e la Rottamazione, argomenti che, nelle democrazie avanzate non sono problemi, non resta niente.Un’altra cosa preoccupante è confondere la qualità di un fenomeno con il dato statistico. Il femminicidio diventa meno grave, se il numero delle donne uccise è inferiore a quello dell’anno precedente. Se diminuisce il numero dei migranti rispetto all’anno precedente, il fenomeno non esiste. Del rapporto DP/PIL e dello Spread si polemizza sul valore non sulle vere cause, dalle quali dipendono. Anche la statistica contribuisce ad annullare la Politica. Un altro argomento, che evidenzia il cambiamento del verso della Politica, è l’Europa. Uomini, come Spinelli e Rossi, intuirono la necessità di un’integrazione dei Paesi del vecchio continente, anche per uscire dalla morsa Stati Uniti-URSS, Imperialismo economico da una parte e Imperialismo militare dall’altra. Qualcuno pensava anche all’Europa dei popoli. Oggi, si critica l’E.U., per apparire difensore degli interessi nazionali, senza capire che senza l’Europa, l’Italia sarà divorata dalle economie forti del mondo. C’è un altro aspetto da valutare. Prima, tra la Politica nazionale e quella locale c’era un rapporto leggibile e collaborativo. Adesso, ogni realtà viene lasciata sola e diventa un mercato rionale. Se limitiamo il ragionamento all’Irpinia, notiamo differenze ancora più profonde, tra ieri e oggi. I Partiti avevano nome, identità e programmi e la classe dirigente era di qualità. Come sarebbe istruttivo confrontare le fotografie dei Consigli Comunali di Avellino di ieri (Aurigemma, Donatiello, Rossi-Doria, Mancino, Benigni, Iannelli, Pionati, Costantino Preziosi, ecc) con quelle dei Consigli Comunali del terzo millennio ( è meglio non fare nome ). L’effetto sarebbe sociologicamente illuminante. Negli anni ’80, si parlava del Progetto 21, che aveva come argomento portante lo sviluppo delle zone interne e il riequilibrio tra le “zone dell’osso e quelle della polpa”, felicissima definizione di Rossi-Doria. I Partiti organizzavano convegni di alto livello culturale e politico. Grazie a Rossi-Doria, si ebbe la possibilità di discutere il suo Piano di sviluppo dell’Irpinia, che purtroppo trovò alcune forze politiche refrattarie o interessate a non farlo concretizzare. Mi sento di poter affermare che impegnarsi in Politica era esaltante. Nella seconda Repubblica, tutto è stagnante, regna la sfiducia e la rassegnazione. Spero che nasca una nuova utopia.

Luigi Mainolfi

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