mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Storia dei vinti, La baraonda dell’arte, I media, Gli abusi del fisco, La libertà negata
Pubblicato il 07-12-2018


Adesso è la volta dei vinti .Una volta erano solo Arrigo Petacco e Gianpaolo Pansa,i due giornalisti ad occuparsi del “sangue dei vinti “. E, sulla scia del caposcuola degli storici revisionisti,Renzo De Felice,sono stati pubblicati molti saggi che hanno fatto discutere molto . Naturalmente gli emuli poi sono stati numerosi (storici ,”apprendisti” di storia e una lunga lista di giornalisti appassionati di vicende storiche, già narrate, rivisitate e riscoperte, sempre con qualche novità, qualche scoop per rendere le nuove produzioni “originali”, ”inedite”, con contenuti più attraenti. Ovviamente, sempre con l’obiettivo di un successo di mercato. Quasi sempre però si tratta di una pia illusione perché,purtroppo, i lettori appaiono sempre meno numerosi, rispetto ad alcuni anni fa. In questa scia di autori si inserisce Sergio Tau, un regista teatrale e di documentari tv, passato alla carta stampata, col libro “La repubblica dei vinti” (Marsilio).Nel volume si raccontano, più che i fasti, i nefasti della gracile repubblichetta di Salò, sostenuta dai nazisti. Tau raccolse, per realizzare un documentario radiofonico, numerose testimonianze di chi aveva aderito alla repubblica di Mussolini . Ovviamente quelle voci raccontavano le vicende amare, dolorose di quegli anni ,ma parlavano anche di “onore tradito”,di lotta per la patria, di campi di addestramento in Germania, di lotta senza quartiere contro gli altri italiani (quelli che avevano scelto di combattere i tedeschi e i fascisti). Si rivelano però anche di amori nati al fronte, storie di donne che si arruolano nel Servizio ausiliario femminile ,rischiando le rappresaglie nemiche (come le donne partigiane) . Quello di Tau è uno “spaccato” sulla guerra civile italiana, non di una sola parte politica: un materiale vivo per gli storici di oggi e di domani, che potrà servire forse a riscrivere molti capitoli della storia italiana dell’ultima guerra e degli anni successivi .

Soffermiamoci adesso su un’altra “guerra”, per fortuna non sanguinosa, ma non per questo priva di vittime, quella del mercato dell’arte. Ce ne parta un grande esperto di arte ed economia, Donald Thompson, nel saggio “Bolle,baraonde e avidità” (Mondadori). L’autore, che ha insegnato in tre università inglesi e americane, compie una inchiesta approfondita nel mercato internazionale dell’arte, mettendo in luce tutte le magagne in questo difficile campo, da parte degli affaristi e speculatori, che agiscono soprattutto con le aste .Fra i compratori da qualche anno sono entrati in campo i cinesi ricchi che comprano negli Usa e in Europa senza risparmi. Qualche tempo fa le grandi case d’asta americane (Christie’s,Sotheby’s e Phillips ) realizzarono in una sola settimana profitti per un miliardo e 66 milioni di dollari. Il mercato ora si è esteso: da New York, a Dubai, Londra, Shanghai e Mosca. L’arte continua a stimolare l’attività degli affaristi e a dar vita a forme nuove di finanza creativa. Oggi gli storici dell’arte, i critici si stanno trasformando in consulenti degli investitori e collezionisti. Il mondo dell’arte è in profonda trasformazione perché ormai le regole (compresi i rialzi e i ribassi) le dettano i finanzieri e i magnati alla ricerca di prestigio.

Due giornalisti hanno compiuto una ampia inchiesta sul fisco. Non è la prima volta che questo avviene. Ora ci hanno riprovato Peter D’Angelo e Fabio Valle, con “Gli abusi del fisco” (Chiarelettere). Il vero problema è che ormai gli scandali, le ingiustizie, gli sbagli fiscali non fanno più notizia. La conseguenza è che non cambia mai nulla. Anzi ,talvolta,la situazione tende a peggiorare. E tutto questo mentre continuiamo a pagare tasse su tutto: sulla nascita e sulla morte, sui fiammiferi, sulla birra, sulle scommesse ippiche e persino sulla guerra in Etiopia del 1936. L’Agenzia delle entrate è diventata la più potente organizzazione economica del paese. E i danni che può provocare, come dimostra questo libro, sono incalcolabili. Anzi sono calcolabili, ma ogni scelta può complicare ancora di più le cose ,danneggiando ancora imprenditori e gli altri cittadini .

Vanni Codeluppi ha insegnato sociologia dei media in diverse università italiane (ora è docente allo Iulm di Milano). In questo nuovo libro, “Il tramonto della realtà” (Carocci) analizza l’evoluzione dei comportamenti degli esseri umani rispetto al cambiamento dei media. Il successo dei tanti media è attribuibile tutti quei media che tendono a far apparire il mondo reale sempre più attraente. In realtà, osserva l’autore, l’obiettivo è di realizzare progressivamente una fusione tra media e corpo umano per farci riflettere sulle conseguenze di tali fenomeni per la nostra vita quotidiana. Non so però quanto, in realtà, possiamo essere soddisfatti dell’impatto tecnologico sui nostri comportamenti. Potremmo morire di nostalgia del “come eravamo”.

Infine, vorremmo segnalare il libro di una scrittrice iraniana, Lily Amis, “Destinazione libertà” (Armando editore).L’autrice,nata a Teheran , vive da oltre trent’anni in Svizzera. In questo libro racconta la sua vita da bambina in Iran .E non solo. Si sofferma sul cinismo dei capi iraniani, delle sofferenze dei profughi. E’ sicuramente autobiografico,visto che Lily è fuggita dall’Iran in modo rocambolesco . E’ diventata con gli anni una scrittrice di successo di libri per bambini ,illustratrice e blogger. E’ però anche una testimonial delle sofferenze del suo popolo che continua a lottare per conquistare la libertà.

Aldo Forbice

 

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Commenti all'articolo
  1. La guerra civile lascia ferite difficili da rimarginare e spaccature dure da sanare, e negli anni del dopoguerra avvertivo, da ragazzo quale allora ero, l’atmosfera di antagonismo e rivalità, nonché di astio fino a rancore, che aleggiava sulla nostra società, da poco uscita da una tragica stagione, anche se non riuscivo a comprendere bene come si erano svolte le cose e ad inquadrare con sufficiente chiarezza i rispettivi ruoli delle parti in causa.

    Non di rado il clima di contrasto che coglievo era per così dire sottotraccia, appena percepibile, anche perché vi era una versione prevalente e maggioritaria del ventennio e del periodo successivo all’8 settembre e alla fine del conflitto – la versione all’epoca politicamente corretta, per usare una terminologia dei tempi nostri – ma capitava talvolta di ascoltarne anche qualcuna un po’ diversa e non del tutto combaciante con la prima.

    All’inizio tale seconda lettura di quella sventurata epoca storica veniva semmai espressa un pò “sottovoce”, poi in maniera più esplicita pur tra accese discussioni e contrapposizioni, e poi arrivarono anche le tesi “revisioniste” e il “chi sa parli”, e ciascuno di noi, divenuto nel frattempo adulto, disponeva di più elementi per farsi una personale opinione (forse non immune dalle proprie simpatie politiche, ma pur sempre un’opinione).

    Paolo B. 09.12.2018

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