mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

TRIA SULL’USCIO
Pubblicato il 05-12-2018


tria giovanniTria sull’uscio. Dall’inizio della stesura della manovra giallo-verde non sono mancati i dissapori tra i due vicepremier da una parte e il ministro dell’Economia dall’altra. I primi, impegnati a mantenere l’abbondanza delle proprie promesse elettorali, hanno mantenuto in questi mesi un pressing costante, una vera e propria marcatura a uomo, sul ministro. Un gioco a tre con due attaccanti e un difensore che ha lasciato in panchina il presidente del Consiglio, stretto e rassegnato ad aspettare le decisioni altrui in attesa di spacciarle come proprie.

La manovra è tutt’ora un cantiere aperto. Cambiata più volte nei numeri. Si era partiti da quell’1,6% che per Tria rappresentava un muro invalicabile. Da allora è successo di tutto e ancora manca una definizione precisa della sostanza. Non si sa cosa conterrà. Le retromarce e le aperture da parte dell’esecutivo di fatto non hanno permesso di capire cosa contiene la scatola che rischia così di essere ancora vuota. Sulle promesse sembra ancora campagna elettorale. Ma al momento i pilastri portanti dell’alleanza di governo, reddito di cittadinanza e quota 100, abitano ancora nel libro dei sogni dei due vice.

E in questo momento così difficile per l’esecutivo si sarebbe aperta una nuova falla in via XX Settembre. Quella riportata dal Corriere della Sera, che vede il ministro dell’Economia già pronto a fare gli scatoloni. Nulla di definitivo o di deciso, ma di fatto quello che sta succedendo in queste ore sta portando il titolare di via XX Settembre a fare alcune considerazioni. La mossa di Di Maio e Salvini che hanno delegato a Conte il ruolo di tecnico che deve guidare la nave nella tempesta europea ha di fatto messo in secondo piano il numero uno del Tesoro. Conte ha già poca voce in capitolo. E ogni sua decisione sembra dettata da altri. Tria si ritrova così ancore più nell’angolo. C’è chi dice, come riporta sempre il Corriere, di averlo visto “stanco e provato”.

Tria ha già affrontato diverse bufere, una su tutte quella dell’audio di Casalino. Non è da escludere che possa restare al suo posto anche questa volta. Anzi è la cosa più probabile. Già aveva detto che non avrebbe permesso si superasse l’1,6% nel rapporto debito/pil. Eppure una volta cancellato quel numero e sostituito con un 2.4% non ha battuto ciglio. A questo quadro vanno aggiunte anche le divergenze con il premier Conte che di fatto non ha gradito alcune ricette proposte da Tria per affrontare la battaglia di Bruxelles. Il braccio di ferro con l’Europa e quello interno nel governo prosegue e durerà a lungo. La porta d’uscita per ora resta chiusa. Ma non sono esclusi colpi di scena…

Il testo dalla Commissione deve ora andare alla Camera “Le due misure principali, quota 100 e reddito, per ora hanno disegni non definiti” ha detto il ministro Tria. Per quanto riguarda l’Europa, Tria ha ricordato poi che “c’è un’interlocuzione con la Commissione Ue, un dialogo sempre più costruttivo per riuscire ad evitare che l’ Italia entri in procedura di infrazione”. Insomma ancora nulla di concreto. “Qualora dall’esame delle misure su pensioni e reddito emergesse che possano servire risorse inferiori da quelle stanziate, ha spiegato ancora, “la successiva decisione sarà come usare maggiori risorse e se andranno o no alla riduzione del deficit previsto” per ottenere “risultati condivisi per evitare procedura”, ha spiegato Tria che non ha voluto rispondere alle domande: “Non è un’audizione, se non siete d’accordo me ne vado”. Le opposizioni hanno quindi lasciato i lavori in commissione Bilancio.

Concluso l’esame in Commissione è stato dato il mandato ai relatori, Silvana Comaroli e Raphael Raduzzi, per riferire in Aula su un maxiemendamento visto che il governo si è già riservato la possibilità di porre la fiducia sul testo. Il testo sarà esaminato dall’assemblea di Montecitorio a partire da mercoledì alle 20.

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