martedì, 29 Settembre, 2020

67 anni dell’Archivio di Stato di Rieti. Parla Roberto Lorenzetti

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Con 11 chilometri lineari di materiale documentario, sapientemente costruito, l’Archivio di Stato di Rieti, che ha appena compiuto 67 anni (venne fondato il 15 giugno del 1953) e che, causa Covid 19, non ha potuto festeggiare il tanto atteso compleanno, è considerato il più efficiente tra gli archivi italiani di provincia. Conserva una ricca documentazione storica proveniente sia dagli uffici statali compresi nel territorio provinciale, che da archivi privati, il tutto supportato da un’ottima guida di Consultazione e dal 15 giugno dal rinnovato spazio web (www.as-ri.beniculturali.it sviluppato dell’Istituto centrale per gli archivi del Mibact), dal quale gli utenti possono accedere a preziose informazioni circa il patrimonio custodito e i servizi al pubblico. Un successo certamente legato alla professionalità del suo Mentore, il direttore Roberto Lorenzetti, uomo di cultura, ricercatore e saggista /fotografo con al suo attivo centinaia di pubblicazioni. Proprio grazie alla sua direzione l’Archivio si è arricchito di fondi significativi ed è un luogo ideale per i ricercatori e studenti, ma anche il primo motore delle attività culturali per l’intero territorio di Rieti e della Sabina. Fiore all’occhiello il Laboratorio di Cartotecnica, essendo l’unico fornitore preferenziale degli istituti archivistici italiani.

 

Direttore, quest’anno l’Archivio ha compiuto 67 anni, gli eventi in programma però sono stati sospesi, ma non soppressi, immagino! Su quali in particolare punterete?

“Nel periodo pre-Covid avevamo programmato una serie di iniziative (mostre, pubblicazioni, presentazioni) che riprenderemo, sono tutte dal vivo e non possono essere proposte in differita. I nostri spazi sono limitati, la saletta conferenze, con la normativa anti Covid, potrebbe accogliere al massimo 12 persone, ad oggi è improponibile qualsiasi tipo di evento”.

 

Quali saranno le più interessanti?
“Una mostra singolare sarà dedicata alle sorelle Nicoletti, originarie del posto nella prima metà del Novecento erano titolari di un mobilificio robusto con 200 dipendenti. Tutto ciò che di bello vediamo a Rieti, realizzato in legno, dai negozi in via Roma, agli interni di Villa Potenziani, lo dobbiamo a loro, la clientela era ai massimi livelli, dalle sorelle Nicoletti furono realizzati i mobili per la Casa di Mussolini, per i Ministeri di Roma ed i Ministri del tempo, per Indro Montanelli. La loro storia industriale è significativa ed inedita ma dimenticata, noi la riporteremo alla luce esponendo un corpus acquisito di recente e costituito da 5000 progetti di mobili di una bellezza incredibile, i disegni sono delle vere e proprie opere d’arte e non i soliti schizzetti tecnici. La mostra sarà accompagnata da un catalogo. Il progetto nasce in sinergia con la Fondazione Varrone. Il secondo lavoro, in via di completamento e che ugualmente confluirà in una mostra con catalogo, è dedicato a Giacomo Caprioli per il quale è in programma un grande progetto nazionale. Ricercatore, archeologo (sono sue diverse scoperte importanti), disegnatore, ha una storia particolare. Utilizzava il disegno come macchina fotografica, disegnava di tutto e su tutto, casualmente ci è pervenuto dalla famiglia un corpus di disegni (migliaia e migliaia) che abbiamo acquisito e catalogato. I documenti e le immagini della Grande Guerra sono già online, nel sito centrale del Catalogo Unico, ma pensavamo di recuperare l’intero materiale che lo riguarda al fine di realizzare una pubblicazione completa della sua opera, perché è un personaggio che merita. Credo che entrambe le mostre slitteranno al 2021.
Infine ho un mio grosso lavoro che dovrò presentare, prima di andarmene in pensione nella primavera prossima, sulla cartografia storica della Sabina, prosecuzione e revisione di una prima pubblicazione di tanti anni fa. Tutto questo Covid permettendo”.

 

Ha cominciato come responsabile del Laboratorio di legatoria e cartotecnica, poi nel 2009 è diventato il Direttore dell’Archivio, quale è stato l’indirizzo che ha dato, su cosa ha puntato, in merito allo sviluppo dell’Archivio stesso ed alla scelta delle collezioni sia pubbliche che private da inserire e valorizzare.
“L’indirizzo che ho dato, e che penso sia perfettamente riuscito, è stato innanzitutto quello di costruire una squadra con l’obiettivo di far diventare l’Archivio un centro nevralgico per tutta la Provincia di Rieti. Abbiamo organizzato tantissime iniziative, altrettante ne stiamo portando avanti, ormai ce lo riconoscono questo ruolo. Quando c’è la collaborazione di tutti (cosa di solito non facile negli uffici statali) niente è impossibile. I colleghi sono andati al di là dei ruoli, delle competenze, dello stipendio, lavorando perfino dopo cena”.

 

La sensazione è che l’Archivio abbia voluto approfondire, scovare, valorizzare, la storia a carattere locale, del reatino e della Sabina.
“Certo, però abbiamo offerto tantissimi spazi alternativi, ad esempio per tanti anni è stato ospitato un corso sul giornalismo, promosso dalla Associazione Petrini, destinato ai ragazzi delle scuole medie. E’ stata una esperienza molto interessante, sono venuti docenti significativi, grossi nomi, da Roberto Gervaso a Antonello Caporale. Sono stati inoltre realizzati grossi progetti di alternanza scuola lavoro, con migliaia di studenti che hanno fatto vera pratica sui metodi di lavoro in archivio”.

 

Avete anche questa sezione di laboratori didattici….
“In realtà i laboratori didattici li abbiamo proposti direttamente al corpo docente. Ci siamo resi conto, ad un certo punto, che le visite delle scolaresche erano infruttuose, invece se arrivano preparati gli insegnanti arrivano preparati anche gli studenti”.

 

E’ importante per i giovani capire l’importanza dei documenti storici?
“Certo, a seguito di questo nostro lavoro di alfabetizzazione sono nati molti progetti di ricerca proposti dai ragazzi, ormai abituati a lavorare in archivio”.

 

Quali sono i fondi più importanti.
“E’ difficile dirlo perché sono importanti in rapporto a quello che si sta cercando, potrei dire che tra i più rilevanti c’è il fondo notarile costituito da 3500 volumi che contengono la serie completa di tutti gli atti che si sono erogati in provincia di Rieti dal 1300 in poi, ma è difficile discernere se un archivio sia più distintivo di un altro, se un ricercatore sta portando avanti una ricerca sulle famiglie nobiliari ovviamente d’interesse sono gli archivi privati di famiglie nobili (che ugualmente conserviamo) e magari non gli importa nulla di quello notarile”.

 

I vostri fondi riguardano vari ambiti e periodi storici, ma ce ne sono diversi anche su personaggi…
“Alla documentazione proveniente dagli uffici statali provinciali, che ci arrivano a norma di legge, si affiancano fondi di persone che hanno ricoperto un ruolo significativo nella storia del territorio, di questi ne abbiamo acquisti un bel po’, analogo discorso per gli archivi delle famiglie nobili più rappresentative, quali Potenziani, Vincentini, Vecchiarelli, Sacchetti Sassetti. Ci sono vicende particolari che abbiamo anche raccontato, come quella dello studioso Angelo Sacchetti Sassetti. Il suo fondo ci è stato donato, ma secretato su suo volere per 50 anni dopo la morte. Non si capiscono bene i motivi, probabilmente entrano in gioco gelosie tra ricercatori del tempo, in realtà Sacchetti il dispetto lo ha fatto a se stesso perché lo schedario, se divulgato subito, sarebbe stato straordinario, invece è uscito dopo 50 anni di stratificazioni di indagini, lo abbiamo comunque pubblicato ed è un buon strumento di ricerca”.

 

Che tipo di utenti avete.
“Molti vengono dall’estero. Di recente abbiamo ricevuto una delegazione cinese, dall’Archivio statale della città di Hangzhou (capoluogo della provincia di Zhejiang),  ci hanno scelto per svariate ragioni, perché loro stessi provenivano da un capoluogo di provincia (la cosa fa sorridere perché la loro città conta 12 milioni di abitanti) e volevano confrontare le rispettive modalità di organizzazione del lavoro, dato che il nostro Archivio è considerato il più efficiente tra gli archivi italiani di provincia, inoltre qui abbiamo il Museo Strampelli e Strampelli in Cina è un personaggio molto noto. Tutta la rivoluzione industriale, da Mao Tse Tung in poi, per la parte agronomica, si basa sul prodotto Strampelli, tuttora viene coltivato questo grano su una superficie grande 10 volte l’Italia, cui hanno dato il nome di San Pastore! Riguardo fruitori locali e nazionali abbiamo una duplice utenza, ai tecnici, architetti, geometri, ingegneri, avvocati, si affiancano i ricercatori”.

Quale immagine viene fuori del reatino e della Sabina?
“Esce fuori una storia ben più importante del nostro presente, la provincia di Rieti nasce nel 1927 ma la Sabina ha uno spettro storico molto antico e molto più forte. Ci ritrovi anche tutta la stratificazione degli errori politici che si sono fatti nel corso del tempo e che tante volte, a diverso titolo, abbiamo cercato di ricordare ai nostri politici però nessuno ti sta a sentire e si continuano a commettere gli stessi sbagli. Un esempio emblematico è quello della storia della ferrovia alla quale ho dedicato tre libri, o del Terminillo, leggendo i documenti che abbiamo si capirebbe perché non funziona più”.

 

Il Laboratorio di Cartotecnica è molto particolare.
“Sì, il nostro laboratorio è il più importante esistente in Italia, serviamo tutti i cento archivi di Stato, in più forniamo contenitori a privati come la Banca d’Italia, la Camera dei deputati, il Maxxi, sono raccoglitori speciali destinati alla lunga conservazione, c’è un lavoro molto particolare perché sono realizzati artigianalmente, uno ad uno”.

 

Avete anche acquisito gli archivi delle zone terremotate.
“L’Archivio di Stato di Rieti ha svolto in merito un ruolo importante. In quanto unico funzionario e dirigente di un ufficio periferico del Mibac, ho avuto funzione di coordinamento, in più abbiamo proceduto materialmente al recupero di 15/16 archivi nei primi 15 giorni del terremoto, ora sono a Rieti, integri e consultabili, in altre regioni li hanno lasciati marcire per mesi e spesso sono andati persi. Il rinvenimento è una procedura molto complessa, prevede la compresenza di almeno 6 o 7 autorità, se manca uno solo di questi soggetti è un reato procedere, devi azzerare tutto e ricominciare, il rischio è di perdere materiale prezioso. Anche questo delicato intervento si è potuto portare a termine grazie all’ottimo lavoro di squadra, l’Archivio di Amatrice, ad esempio, lo abbiamo scaricato fisicamente in notturna. Ripeto, da soli non si fa mai niente, il coinvolgimento di tutti, dalle figure umili a quelle più apicali, ha donato grandi soddisfazioni ed ha reso possibile un ulteriore importante obiettivo, quello di diventare il punto di riferimento culturale nella provincia, almeno per le materie storiche”.

 

Maria Grazia Di Mario

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