mercoledì, 23 Ottobre, 2019

80 anni di Via col vento: la rivincita delle “seconde scelte”

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L’immagine di Clark Gable che bacia Vivien Leigh con alle spalle Atlanta che brucia è una delle immagini più iconiche della storia del cinema. Così come i personaggi di Rhett Butler e Rossella (Scarlet) O’Hara sono indissolubilmente legati agli attori che li hanno interpretati in “Via col vento” (Gone with the Wind) nel 1939, ottant’anni fa. Ma i volti dei protagonisti sarebbero stati diversi se le attrici e l’attore contattati prima di loro avessero accettato le parti.

Sicuramente il campione mondiale dei rifiuti, quello da incorniciare a imperituro esempio, è ancora quello di Gary Cooper che, quando gli proposero il ruolo dell’affascinante capitano Rhett Butler, rispose con una buona dose di superbia: «“Via col vento” sta per diventare il più grande flop della storia del cinema, e sarà Clark Gable a perderci la faccia, non Gary Cooper». Regalando ai posteri una delle profezie più sballate che si ricordino e uno straordinario successo al suo storico rivale che, anche se non vinse l’Oscar come migliore attore riuscì a strappare un compenso di oltre mezzo milione di dollari, così da sborsare senza battere ciglio i 400mila che gli servivano per il divorzio.

Bette Davis, da parte sua, ha rifiutato il ruolo di Rossella O’Hara. Un altro no è arrivato anche da Norma Shearer, all’epoca una delle dive di punta della MGM. Mentre Paulette Goddard, che avrebbe voluto la parte, è rimasta vittima dell’ipocrisia e del perbenismo hollywoodiano. La Goddard era l’amante ufficiale di Charlie Chaplin, che l’aveva lanciata in “Tempi moderni”, (1936). La convivenza tra i due era oggetto di scandalo e di chiacchiere scarsamente apprezzate da Samuel Goodwin, produttore e padre padrone della MGM.

Alla fine il ruolo, dopo un casting che ha coinvolto 1.400 candidate, è andato a Vivien Leigh che era sì l’amante di sir Lawrence Olivier, ma nella nebbiosa Londra. E in America lo sapevano ancora in pochi.

A distanza di ottant’anni, l’unica sopravvissuta del cast leggendario di “Via col vento” è Olivia de Havilland, l’unica dei quattro protagonisti principali a morire nel film, che ha interpretato Melania Hamilton, cugina di Rossella, che sposerà Ashley Wilkes, interpretato da Leslie Howard.
Nata a Tokyo il primo luglio 1916, quest’anno l’attrice, due volte premio Oscar, ha compiuto 103 anni. Sorella e rivale nella vita come sul set di Joan Fontaine (1917-2013), oggi la de Havilland (assieme all’ultra centenario Kirk Douglas) è un monumento vivente dell’Hollywood dei kolossal, di un sogno irripetibile che contava più stelle di quelle in cielo.

Una vita lunga ottant’anni, quella di “Via col vento”, vissuta, sin dalla prima proiezione, da insuperabile numero uno, da ineguagliabile capolavoro, che ancora oggi occupa il posto del film con il più alto incasso di tutti i tempi, ovviamente nella classifica che calcola il tasso di inflazione: 3 miliardi e 728 milioni di dollari.

Tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mitchell, un long seller con oltre 60 milioni di copie, vincitore di otto premi Oscar (più due onorari). Citiamo quello a Vivien Leigh, come miglior attrice, e quello a Hattie McDaniel, come miglior attrice non protagonista, per il ruolo di Mami, prima afroamericana a essere nominata in una categoria di attori.

“Via col vento” è il padre di tutti i kolossal, passato allo storia anche per il budget di 3,9 milioni di dollari (dell’epoca), per a durata di 238 minuti, in pratica quattro ore di proiezione,
per una lavorazione faticosa e turbolenta, con cambi repentini di sceneggiatori e registi, molti colpiti da esaurimenti vari, dovuti alle interferenze di David O. Selznick, produttore onnipresente che ha fatto realizzare il film esattamente come lo voleva lui. E come dargli torto?

Possiamo approfittare degli ottant’anni di “Via col vento” per ricordare che la storia del cinema è piena di grandi rifiuti, e di successivi pentimenti, di attori e attrici che hanno detto no a parti che ritenevano scadenti o inadatte; parti che, al contrario, hanno sbancato i botteghini e creato la fortuna delle seconde scelte, di quegli attori che hanno avuto la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto.

A questo proposito vi proponiamo una selezione di quelle che ci hanno maggiormente divertito.

“Torna a casa, Lassie!” (1943) è il secondo film dell’allora undicenne Elizabeth Taylor, ma è il primo girato con la MGM. La parte di Priscilla è un ruolo iconico che la proietterà sul trono di ultima diva di Hollywood, di ultimo mito degli anni d’oro del cinema made in Usa. Eppure anche la Taylor non è stata la prima scelta per Lassie ma un ripiego, perché Maria Flynn, che avrebbe dovuto interpretare Priscilla, aveva tenuto nascosta la sua paura per i cani.

Secondo colpo di fortuna il decennio successivo: Grace Kelly non era disponibile a interpretare “Il gigante” (1956). Allora, la Warner sulla Taylor, portando a casa un risultato eccezionale.

Warren Beatty, uno degli imperatori di Hollywood sin dagli anni Sessanta, ha al suo attivo film di grande successo e almeno quattro no pesanti: “La Stangata” (1973), “Wall Street” (1987), “Misery non deve morire” (1990) e “Boogie Nights” (1997).

Dopo il rifiuto di Richard Johnson, James Mason, Rex Harrison, David Niven, Trevor Howard, Patrick McGoohan e Cary Grant (al quale “Via col vento” non ha insegnato proprio nulla), è Sean Connery (che all’epoca ha soprattutto il vantaggio di costare poco) che viene scelto per interpretare “Agente 007 – Licenza di uccidere” (Dr. No, 1962), esordio su grande schermo di James Bond. Nascono così due miti inossidabili che ancora oggi riempiono le sale.

Sul finire degli anni Novanta, la fesseria la farà Connery, rifiutando la parte di Gandalf nella trilogia de “Il Signore degli anelli” di Peter Jackson, rinunciando così a un compenso, tra ingaggio e 15 per cento degli utili, di 283 milioni di sterline. Sicuramente il no più costoso della storia del cinema. Il ruolo di Gandalf, alla fine, è andato a sir Ian McKellen.

Quando Truman Capote scrisse “Colazione da Tiffany” (1961), pensava a Marilyn Monroe per la parte di miss Holly Golightly. Marylin rifiuta, dietro suggerimento del suo agente, e il ruolo viene assegnato a Audrey Hepburn. Il film diventerà una delle pellicole più famose del Novecento grazie anche all’iconica e intramontabile Audrey.

Jack Nicholson non vuole il ruolo di Michael Corleone ne “Il Padrino” (1972), poi andato ad Al Pacino.

James Caan rifiuta la parte di Randle Patrick “Mac” McMurphy nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975), pensando che il regista Miloš Forman non fosse poi così bravo. Il ruolo è andato a Jack Nicholson, che ha vinto l’Oscar come miglior attore.

Nel 1977, Burt Reynolds rifiuta il ruolo di Han Solo, protagonista di Star Wars, lasciando campo libero ad Harrison Ford, che per sbarcare il lunario alternava al lavoro di attore con quello di falegname autodidatta, e alla sua leggendaria carriera.

Per il ruolo del dottor Sam Loomis nel film “Halloween – La notte delle streghe” (1978), John Carpenter contatta Christopher Lee, che commette il più grande errore della sua carriera declinando a causa dello scarso compenso. La parte andrà a Donald Pleasence.

Julia Robert diventerà “Pretty Woman” (1990), solo dopo il rifiuto di Daryl Hannah a interpretare il ruolo di Vivian, la Cenerentola degli anni Novanta, perché lo riteneva poco credibile.

Dopo aver letto il copione di “Ghost – Fantasma” (1990), Bruce Willis respinge al mittente la proposta di interpretare il protagonista Sam al fianco di Demi Moore, la moglie da cui divorzierà nel Duemila. Dopo i successivi no di Tom Cruise, Tom Hanks e Al Pacino, alla fine viene ingaggiato Patrick Swayze, che sarà protagonista del film campione mondiale d’incassi di quell’anno.

Michel Pfeiffer rifiuta il ruolo di Clarice Starling ne “Il silenzio degli innocenti” (1991). Al suo posto, sarà ingaggiata Jodie Foster. Il film vincerà i cinque Oscar più importanti, tra cui migliore attrice alla Foster.

Pur essendo uno degli attori feticcio di Quentin Tarantino, Michael Madsen, nel 1994, rifiuta il ruolo di Vince Vega in “Pulp Fiction”, per interpretare Virgil, uno dei fratelli Earp, in “Wyatt Earp”, di Lawrence Kasdan, un flop che era meglio evitarsi. Kevin Costner, dopo aver abbandonato “Tombstone”, voleva comunque fare un western a modo suo. Ma il mondo non era ancora pronto e il tonfo al botteghino è da manuale. Al posto di Madsen arriva John Travolta, che rilancerà la sua carriera grazie a un cult da Palma d’Oro e da Oscar. Sempre lo stesso anno, Travolta dice no a “Forrest Gump”, convinto si trattasse di un filmetto da nulla. Sarà Tom Hanks a interpretarlo, ottenendo un grande successo in tutto il mondo.

Questa fa il paio con “Via col vento”: Matthew McConaughey e Gwyneth Paltrow sono stati la prima scelta di James Cameron per Jack e Rose, i giovani protagonisti di “Titanic” (1997), che poi saranno interpretati da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. Super Leo, a sua volta, si è sfilato dal ruolo di Patrick Bateman in “American Psycho” (2000), poi assegnato a Christian Bale.

Keanu Reeves è stato chiamato per il ruolo di Neo in “Matrix” (1999) dopo il no di Will Smith.

Massimo Decimo Meridio è il protagonista de “Il Gladiatore” (1999). Ridley Scott propone il ruolo a Mel Gibson che rifiuta, spianando la strada al grande successo internazionale di Russell Crowe.

Dougray Scott era già stato scelto per la parte di Wolverine nel primo “X-Men” (2000), ma rinuncia per fare il cattivo in “Mission: Impossible 2”. Il ruolo andrà a Hugh Jackman.

Denzel Washington ha rifiutato più volte il ruolo di Michael Clayton (2007), che alla fine sarà interpretato da George Clooney.

Anche per “The Blind Side” (2009), la prima scelta non fu Sandra Bullock, che per questa interpretazione vincerà l’Oscar come migliore attrice. La parte di Leigh Anne Tuohy era stata proposta inizialmente a Julia Roberts, che preferì “Appuntamento con l’amore”.

Emily Browning proprio non ne ha voluto sapere della saga di “Twilight” (2008), così il ruolo di Bella Swan è andato a Kristen Stewart, che diventerà ricca e famosa proprio grazie a questo personaggio.

Mel Gibson ha rifiutato il ruolo di Odino, andato poi a sir Anthony Hopkins nel francise Marvel di Thor (2011).

Antonio Salvatore Sassu

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