venerdì, 20 Settembre, 2019

A Fano per darci una mano

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Il ritrovo abituale di settembre dei socialisti italiani si svolgerà dal 13 al 15 del mese a Fano, dove un socialista, Massimo Seri, é stato confermato sindaco. Si terranno tavole rotonde con esponenti di altri partiti, ma si svolgerà anche un approfondimento tematico per tutta la giornata di sabato che poi sfocerà nelle comunicazioni dei vari gruppi la cui sintesi finale da sottoporre alla Direzione il segretario Vincenzo Maraio ha affidato a me. La Direzione si occuperà anche di deliberare in ordine al nuovo simbolo del partito dopo il referendum che si é svolto tra gli iscritti.

Una festa, un momento di riflessione politica e una conferenza programmatica insieme: questo é diventato quest’anno il nostro abituale ritrovo che si terrà a Fano. Sul fatto che i socialisti si ritrovino e facciano discussioni per tre giorni, questo é di per sé un fatto positivo ed emblematico del collante che ci tiene uniti, e che ancora una volta rappresenta la condivisione di una storia e di una identità. Non rinunciamo alla parola socialista, proprio perché siamo e saremo sempre impegnati ad elevarne il significato, anche quello assunto dagli anni settanta ai primi anni novanta, e che in tanti, in troppi, prima hanno maldestramente criminalizzato e oggi tendono a dimenticare.

Siamo uniti anche da un’identità, quella del socialismo riformista e laico anche se non laicista, attento a difendere le grandi conquiste della cultura liberale, da troppi e in troppe nazioni oggi messe in discussione. Pensiamo alla recente trovata della democrazia illiberale, che rappresenta l’ossimoro pericoloso che unisce Putin e Bolsonaro. Ma anche a riaffermare e perseguire quelle elementari nozioni di equità e di umanità che hanno scritto pagine memorabili, attraverso i socialisti, nella storia italiana. Sulle recenti scelte politiche si sono registrate divergenze d’opinione che mi auguro possano essere affrontate attraverso un confronto fraterno, ma anche libero e costruttivo. Le rinviamo alle riunioni degli organi nel prossimo futuro.

Restano i temi su cui dovremmo discutere e deliberare per mettere in moto un contesto di azioni politiche conseguenti, anche con l’apporto di tecnici della comunicazione come Masia, che ci raggiungerà nella giornata di domenica. Diversi sono gli argomenti che verranno trattati. Dall’immigrazione, con proposte concrete che sottoporrò all’attenzione dei compagni, alla giustizia, in cui le nostre idee sulla separazione delle carriere dei magistrati e sulla scissione del Csm saranno, mi auguro, ribadite, ai temi del lavoro e dell’Europa, la soluzione dei quali nodi non dipende da alcuno spirito santo, ma dalla crescita che si raggiunge solo accelerando con gli investimenti e detassando imprese e lavoratori. E poi la scuola, l’ambiente, la riforma elettorale (si parla di un proporzionale puro, ma con quale sbarramento?). Tanta carne al fuoco e la cucina sarà affidata a cuochi d’esperienza forse al pari di quelli oggi in voga nelle nostre tv. Venite dunque a Fano, in questa cittadina marchigiana, dove l’accento si confonde ancora col romagnolo, una terra ospitale e allegra, dove ci aspetta anche il mare e qualche buon piatto di pesce.

 

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

1 commento

  1. Daniele Leoni on

    Caro Mauro,
    non è vero che noi simo una piccola comunità. Adriano Olivetti era socialista. Basterebbe raccogliere qualche briciola del suo insegnamento per ritrovare la nostra strada.

    VOGLIA DI COMUNITA’

    C’è una matrice che unisce la Leopolda di Matteo Renzi (il prossimo mese alla decima edizione), il Meeting di Rimini che ha da poco celebrato la sua quarantesima edizione e l’incontro annuale di Ivrea SUM ospitato in casa Olivetti, organizzato memoria di Gianroberto Casaleggio. L’incontro di Ivrea è il più giovane (alla terza edizione). E anche il meno popolare. Mi ricordo le prime edizioni del Meeting di Rimini, alle cui sessioni partecipavo quando ero un giovanotto. Non andavo da fedele ma da curioso alla ricerca di stimoli positivi. Era voglia di comunità. La voglia di cercare ciò che unisce e di mettere in secondo piano ciò che divide. Anche alla Leopolda renziana si respira l’atmosfera della comunità, Anche a Ivrea, dove i 5 Stelle cercano lo spirito di comunità di Adriano Olivetti.

    Ciò che divide.
    Quando Luigi Di Maio insiste sullo stop alle trivelle e agli inceneritori commette, a mio parere, un gravissimo errore.
    I sondaggi esplorativi per la ricerca di giacimenti minerari sono fondamentali alla conoscenza del sottosuolo e della crosta terrestre che, lungi dall’essere solida, fluttua su un mantello viscoso. L’Italia è geologicamente in continuo movimento e lo studio della tettonica è fondamentale per la prevenzione delle catastrofi naturali. Paradossalmente le catastrofi sono strettamente legate alla bellezza del nostro territorio, fatto di valli , di montagne e di scenari naturali strepitosi.
    Il Metano è l’oggetto della ricerca fatta con le trivelle. Il metano non è solo un gas fossile ma è anche il risultato di fenomeni geologici che si verificano nel mantello ad alte pressioni e temperature. Lo dimostra la sua presenza rilevante nei pianeti del nostro Sistema Solare anche dove è molto improbabile la vita organica che produce i giacimenti fossili. Il metano è quindi una risorsa rinnovabile. Si potrebbero scrivere centinaia di pagine sul metano, sui benefici e sulle ricadute delle attività industriali e di ricerca legate ad esso.
    Anche sugli inceneritori ci vuole più attenzione perché, per la frazione non di rifiuti non riciclabile, l’alternativa sarebbe la discarica con effetti molto più pesanti sull’ambiente. L’ideale è l’incenerimento controllato, a temperature elevate e con filtri efficienti per l’abbattimento delle polveri.
    In definitiva divide tutto ciò che crea tabù su procedimenti o prodotti e non si concentra invece sul risultato che si vuole ottenere. L’obiettivo corretto sarebbe adottare procedimenti che non generino inquinamento e che non sprechino risorse. Procedimenti che generino invece ricadute positive sull’economia ed effetti moltiplicatori stimolando la ricerca. Ma si capisce subito che un obiettivo, se ponderato in questo modo, mal si adatta a parole d’ordine da urlare nei cortei.

    Sintonie inaspettate.
    L’opposizione di Matteo Renzi, nel 2018, ad un’alleanza PD 5 Stelle era motivata dal pericolo della convergenza fra le correnti della “decrescita felice”. Queste correnti hanno una presenza consistente in entrambi gli schieramenti, seguono un’ideologia distruttiva per l’economia e avvilente per la parte creativa della personalità umana. L’alleanza con la Lega avrebbe disinnescato questa mina, come in effetti è avvenuto per la TAV e per il gasdotto Trans Adriatic Pipeline. I 5 Stelle, a loro volta, avrebbero dovuto attenuare le pulsioni xenofobe della Lega e il populismo grottesco di Salvini. Ma non ci sono riusciti. Anzi, le divergenze hanno esaltato la visibilità della Lega provocando la sua crescita nelle elezioni intermedie e nei sondaggi, a scapito dei 5 Stelle. I sondaggi d’opinione hanno però dimostrato anche il decollo nell’apprezzamento degli elettori per Giuseppe Conte che ha dimostrato grande intelligenza ed equilibrio nel districarsi fra i contendenti e nell’imporre, quando necessario, la sua volontà. L’ha fatto per la TAV e per l’elezione del nuovo premier europeo Ursula Von Der Leyen. Infine Giuseppe Conte ha dato il colpo di grazia a Matteo Salvini giudicando inattendibile la sua marcia indietro quando ha ritirato la sfiducia al Governo.
    Di fronte a un Movimento 5 Stelle indebolito e disorientato e al rischio di una campagna elettorale distruttiva Matteo Renzi, forte della sua influenza sui gruppi parlamentari del PD, ha dato il via libera ad un accordo, ribaltando la sua posizione dell’anno scorso. Con un tempismo incredibile Beppe Grillo, forte della sua influenza sugli iscritti e sui parlamentari del Movimento, ha riconosciuto la leadership di Giuseppe Conte nominandolo al suo livello: “elevato!”. Così la politica italiana, se tutto va bene, nel prossimi quattro anni sarà retta da un quadrunvirato: Sergio Mattarella, Giuseppe Conte, Beppe Grillo, Matteo Renzi. Due uomini di Diritto e due Tribuni trascinatori di folle, uno di estrazione politica e uno dello spettacolo! Quattro elevati che vedono lontano e che potrebbero trovare, fra di loro, sintonie inaspettate.

    Repubblica, regole e democrazia.
    “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Così il primo articolo della nostra costituzione. “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Così l’articolo 49. La costituzione non dice come i partiti debbono eleggere o nominare il loro gruppo dirigente o come redigere le liste dei candidati. Dice solo che il metodo deve essere democratico. Il Movimento 5 Stelle ha la piattaforma Rousseau, un sistema operativo che consente la registrazione degli iscritti, la partecipazione degli iscritti alla vita interna del Partito compresi i corsi di formazione alla vita politica e ai ruoli nella Pubblica Amministrazione. Rousseau consente anche agli iscritti di redigere proposte di legge che vengono sistematicamente votate e sottoposte ai gruppi consiliari dei comuni e delle regioni e a gruppi parlamentari italiani ed europei. Rousseau consente agli iscritti di candidarsi alle elezioni a tutti i livelli e regola il processo interno di selezione dei candidati. E’ uno strumento molto potente, sviluppato e cresciuto nel corso degli anni, in permanente evoluzione, senz’altro democratico, che consente la formazione del gruppo dirigente. Consente anche al gruppo dirigente la gestione della base degli iscritti al Partito e il sondaggio dei suoi umori. Certo: Partito! Perché la nostra Costituzione lo chiama così, indipendentemente dal “nickname” (popolo, movimento, alleanza, forza ecc.). Che Rousseau funzioni lo dimostrano i quasi centomila votanti per l’OK al Governo Conte e l’80% di si. E’ vero che la piattaforma è stata sviluppata e gestita da una società privata (come avviene, in occidente, per tutti gli strumenti professionali), ma è anche vero che viene pagata, con una quota mensile, dai parlamentari eletti dei 5 Stelle.
    Nei partiti tradizionali sono le correnti e i gruppi che gestiscono la vita interna e la selezione del gruppo dirigente. Ogni corrente partecipa al congresso con pacchetti di tessere. Poi, ogni tanto, qualcuno contesta questo sistema definendolo mafioso. Tutto sommato mi sembra che il sistema Rousseau sia molto migliore, più efficace ed economico, più adeguato ai tempi. Dovrà senz’altro essere migliorato e adattato alla democrazia rappresentativa con regole che dovranno affermarsi sia all’interno del Partito che nella liturgia delle Istituzioni. La mia impressione è che, siccome funziona bene, altri presto adotteranno un sistema analogo, per primo il Partito Democratico. Anche il centro destra ne avrebbe bisogno.
    Segno dei tempi! l’importante non rinunciare alle riunioni fra gli iscritti perché è fondamentale incontrarsi di persona per il confronto delle idee anche se la redazione delle proposte e le votazioni si fanno con Rousseau.

    Ciò che unisce.
    Il crollo del ponte Morandi di Genova è stata una sberla che ha dimostrato l’inadeguatezza della classe dirigente. Inadeguato chi progetta. Inadeguato chi costruisce. Inadeguato chi gestisce. Ma inadeguato anche chi ha il dovere di controllare, cioè tutti i Governi e i ministri delle Infrastrutture almeno dal 1990 in poi, quando fu fatto il primo intervento di manutenzione radicale su uno dei piloni. Se i tiranti di uno dei piloni erano fortemente deteriorati la logica vuole che anche gli altri fossero nelle stesse condizioni. Ma non è stato fatto nulla e nessuno si è preoccupato. La brutta sensazione che tutto, in Italia, nel corso della vita del ponte Morandi, abbia funzionato così.
    Il ponte Morandi fu inaugurato il 4 Settembre 1967. Nello stesso periodo il primo personal computer, Olivetti Programma 101, veniva lanciato nel mercato mondiale dopo aver vinto una battaglia campale contro tutto il top management dell’imprenditoria italiana. I Cuccia, i Valletta con l’intenzione di “salvare” l’Olivetti dichiararono: ”La società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grandi difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”. Qualche mese dopo ci fu la vendita del ramo elettronico perché Olivetti si concentrasse esclusivamente nel settore delle macchine per scrivere e delle calcolatrici meccaniche.
    L’idea d’Impresa di Adriano Olivetti troneggia ancora, dopo la sua morte nel 1960, ci ricorda le tante possibilità distrutte da chi prese il suo posto. La classe dirigente del mezzo secolo successivo è quella delle infinte occasioni mancate. Il Movimento 5 Stelle si ispira al miracolo del primo dopoguerra di Ivrea. Lo fa in mezzo ad un mare di contraddizioni. L’idea di comunità di Adriano Olivetti riecheggia anche nella Leopolda di Renzi oltre che in Silicon Valley. A proposito di ponti: quello sullo stretto di Messina, progettato a regola d’arte, già appaltato dopo un iter di mezzo secolo fu cancellato da Mario Monti, degno erede della classe dirigente dei Cuccia e dei Valletta. Ripristinare il progetto del Ponte di Messina potrebbe essere il simbolo di una nuova unità, ma probabilmente è solo una mia illusione.
    190904 Daniele Leoni

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