mercoledì, 5 Agosto, 2020

A proposito di noi. Nell’archivio del Senato anche l’Avanti! clandestino

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Il Parlamento ha messo nell’archivio on line anche l’Avanti! stampato in esilio a Parigi e le molte edizioni uscite clandestinamente durante la Resistenza. Si tratta di un regalo importante per gli studiosi e anche per gli appassionati che potranno consultarlo per le la prima volta. Cosa vi si trova e quale è la sua storia? Cominciamo dall’Avanti! in esilio (in un successivo articolo parleremo di quello clandestino).
Chiuso in Italia dalle “leggi fascistissime” il 31 ottobre 1926, il quotidiano socialista rinasce a Parigi quasi subito. Esce fino all’occupazione tedesca della Francia, nel 1940. E ancora (in ciclostile), nei Pirenei, dove Nenni si era rifugiato per sfuggire ai tedeschi e lo fa tutto da solo, aiutato dalla figlia Giuliana. Dal 1930 (dopo Ugo Coccia e la Balabanoff) sino al 1939, il direttore è lui. Si dimette in quell’anno (da direttore e anche da segretario del partito) perché la sua politica di “fronte popolare” contro il fascismo sembra sconfessata dall’accordo Hitler e Stalin. Lo sostituisce un triunvirato (Saragat, l’ex direttore Oddino Morgari e l’ex dirigente comunista Angelo Tasca). Dal 1930 al 1934, gli Avanti! sono due: uno diretto da Nenni, l’altro da Angelica Balabanoff, leader dell’ala massimalista del partito. Un errore che lei stessa riconoscerà, perché diventerà nel dopoguerra collaboratrice e amica di Saragat, dopo esserlo stata di Mussolini e di Lenin.

L’Avanti! in esilio è carico di storia e di sacrificio oltre ogni limite. Esce dapprima in poche, piccole pagine, poi acquista peso e autorevolezza. Compie una grande elaborazione culturale con il contributo, oltre che di Nenni, di Saragat e Carlo Rosselli. Già prefigura l’unità europea, seguendo l’intuizione di Turati sulla necessità degli “Stati uniti d’Europa“: vi scrivono infatti il segretario dell’Internazionale socialista Vandervelde e i più grandi nomi del socialismo europeo (da Otto Bauer a Kautsky e Adler). Condanna nel 1936 i processi di Mosca è già comprende l’essenza totalitaria dello stalinismo. Spiega sin dagli anni ‘30 la natura anacronistica del colonialismo prevedendone l’inevitabile sconfitta. Racconta la guerra di Spagna, cui tanti antifascisti italiani partecipano, con le corrispondenze straordinarie sul campo di Nenni stesso, combattente e leader politico nelle brigate internazionali.
Per dare un’idea di cosa sia stato l’Avanti! di Parigi, riportiamo qui alcuni passi tratti dal libro di Ugo Intini sulla storia del quotidiano socialista (Avanti!Un giornale, un’epoca).
L’Avanti! chiuso in Italia rinasce piccolo piccolo a Parigi quasi subito: il 12 dicembre 1926. Formato bonsai,ma con la sua testata indimenticabile e sempre uguale:simbolo di resistenza e continuità. Gli esuli hanno un tuffo al cuore quando lo vedono comparire. È un solo foglio a due facciate,grande un quarto del normale quotidiano,quanto una pagina standard per lettere di ufficio. Persino la scritta Avanti! è per la verità un poco sbilenca. Non si ha il coraggio,giustamente,di chiamarlo “giornale”, ma la fede è tanta. “Post fata resurgo” è lo slogan accanto alla testata:dopo i destini risorgo. E sarà anche quello impresso sulla prima tessera del partito distribuita, dal 1 gennaio 1927, in terra straniera (con l’immagine di una fiaccola protesa verso l’esterno da un braccio che passa attraverso le inferriate di un carcere buio). “Questo bollettino-si legge-a cui abbiamo voluto dare il titolo caro e augurale di Avanti!,registrerà le fasi della nostra ripresa. Noi vogliamo,voi vorrete che l’Avanti! soppresso in Italia riviva in Francia. Questo modesto foglio dal caro titolo ne esprime la volontà,ne è la certa premessa. È un impegno di onore che noi stiamo per assumere con i compagni che tutto rischiando sapranno far rivivere il Partito in Italia. Noi all’estero dobbiamo far rivivere l’organo glorioso,il vessillo della trentennale battaglia,l’Avanti!”. L’Avanti! rivive davvero in Francia. Il bollettino diventa presto un giornale prima di due e poi di quattro pagine,che esce regolarmente ogni settimana e che pur nella povertà estrema ha una sua dignità:grafica e di contenuto. Si riprendono in piccolo le tecniche di gestione che in grande si usavano per l’Avanti! in Italia. Ricominciano a comparire gli elenchi dei sottoscrittori,ma alla sottoscrizione per il giornale si aggiunge quella per il sostegno alle famiglie dei deportati e dei carcerati. Si fa appello al tesseramento. I compagni aggiungono al contributo in denaro il volontariato. Perché si paga solo la tipografia. Non si raggiungono che poche edicole di Parigi. La diffusione è fatta quartiere per quartiere dai militanti che se ne assumono l’incarico. E’ spesso promossa anche dalle sezioni del potente e organizzato partito socialista francese (SFIO). Ma soprattutto si sviluppa attraverso gli abbonamenti,che diventano decisivi,anche perché poche migliaia di lettori (si arriva a sette, otto mila) sono distribuiti su un territorio immenso,non solo in Francia,ma in tutta Europa e nelle Americhe. La spedizione degli abbonamenti si prepara a mano,mettendo per ciascun indirizzo la fascetta con il francobollo sul giornale da piegare. La sezione di Parigi organizza i turni settimanali:ogni giovedì sera, in Faubourg S. Denis,dove hanno sede anche la Concentrazione antifascista e il suo settimanale La Libertà diretto da Treves, le compagne e i compagni si riuniscono dopo una giornata di lavoro,piegano e incollano, incollano e piegano.
Il direttore è il giovane giornalista e dirigente del partito Ugo Coccia. Nel 1928 il suo posto sarà preso dalla Balabanoff,che è anche segretaria del partito. L’Avanti! fa quello che ha sempre fatto. Compaiono molte notizie dall’estero, perché i suoi corrispondenti sono, dall’Australia all’Argentina, dal Belgio agli Stati Uniti,gli emigrati socialisti:al tempo stesso giornalisti,attivisti di partito, diffusori e collettori di abbonamenti. Si fanno campagne di opinione:martellante e commossa quella per salvare a New York Sacco e Vanzetti dalla sedia elettrica. I compagni clandestini in patria mandano la cronaca italiana, che è in fondo quella meno convincente e a tratti patetica. Perché si insiste nel sottolineare crisi economica e malcontento, proteste e rivolte, spesso ingigantite dal desiderio di vederle più che dalla realtà,quasi che il regime sia costantemente sull’orlo del crollo. I commenti sono di Nenni,della Balabanoff,dei leaders più importanti. Piccoli corsivi fulminanti sbeffeggiano il regime. Si sottolinea ad esempio che nel Parlamento australiano c’è stato un parapiglia perché un deputato ha insultato un suo avversario chiamandolo “Mussolini”. Ma l’Avanti! degli esuli assolve,pur piccolo,qualche funzione in più di quella tradizionale. Con la “vita di Partito”,puntuale,minuziosa, informa che il Partito è appunto vivo e che i dirigenti,da Nenni a Modigliani,dalla Balabanoff all’ex comunista Tasca, battono città per città per aggregare,da Nizza a Bruxelles,i lavoratori e i compagni italiani in nuove sezioni,per far sapere all’opinione pubblica straniera che l’opposizione in Italia esiste ancora. La “piccola posta” tiene in collegamento amici e compagni sparsi per il mondo,che si scambiano attraverso di essa messaggi simili ai SMS di oggi. I dirigenti di Parigi si vedono continuamente, ma gli altri,specialmente quelli in Italia,faticano a diventare tali, perché hanno difficoltà a comunicare il proprio pensiero. Attraverso l’Avanti! dunque (ed è una funzione essenziale) compagni non conosciuti,che proprio per questo possono restare in Italia e svolgere attività clandestina, cominciano a scrivere sotto falsi nomi di battaglia e ad acquistare autorevolezza: da Lelio Basso a Rodolfo Morandi, da Guido Mazzali a Virgilio Dagnino. In Italia l’Avanti! arriva con una piccola tiratura aggiuntiva stampato su carta velina,”grande come un fazzoletto”,così che possa essere facilmente contrabbandato alla frontiera e passare di mano in mano pronto ad essere nascosto se un occhio indiscreto si avvicina. Non sempre con successo, perché nell’autunno del 1927 venti giovani militanti milanesi finiscono a San Vittore per aver diffuso clandestinamente il giornale. E’ oggi difficile immaginare quanto l’Avanti! sia per i compagni che operano in Italia un bene prezioso. Lo è per ragioni sia morali che pratiche, espresse ad esempio con parole toccanti in un comunicato pubblicato in neretto, proveniente da quello che si chiama “il centro interno”. “Il giornale è il segno tangibile-vi si legge-che esistono uomini che la pensano come noi, è il senso di appartenenza a una comunità più vasta. Ogni copia passa in decine di mani,le sue notizie corrono per centinaia di bocche,intorno ad essa si formano gruppi di resistenza”. L’Avanti tiene vivo il ricordo della storia socialista tra gli anziani e la fa conoscere ai loro figli. Il mito di Matteotti e dei martiri socialisti resta così vivo e si diffonde all’estero. Anche attraverso una attività collaterale che oggi si definirebbe di “merchandising”. “Francobolli Matteotti- si legge in neretto-Sono utilissimi per la propaganda. Si applicano sulle buste delle lettere e su tutta la corrispondenza. Servono a richiamare alla mente a chi cadono sott’occhio il regime di terrore che opprime la nostra Italia. Gli antifascisti hanno il dovere di farne larga diffusione. Costano 20 centesimi”. L’Avanti! onora i martiri del socialismo e naturalmente anche, con lunghi necrologi, i dirigenti che muoiono vecchi,malati e dimenticati in Italia:da Bacci a Lazzari,a Serrati.
Il ricordo tenuto vivo,la fiaccola della continuità faticosamente innalzata,sono per il fascismo una spina che costituisce anche un atto di accusa di fronte alla comunità internazionale, e risulta perciò ancora più irritante. L’Avanti! si sforza di far conoscere all’estero la verità su un regime che, affermatosi, vuole ormai indossare i panni della rispettabilità. Con enorme sacrificio, organizza persino la presentazione di un piccolo ma dignitoso stand alla Fiera Internazionale dell’editoria, a Colonia, nel maggio 1928. Là dove i grandi editori espongono i loro successi,i giornalisti dell’Avanti! mostrano su grandi pannelli le immagini del giornale incendiato a Milano dai fascisti. A Parigi,l’Avanti! è il cuore di una comunità,e anche di questo si alimenta. La pubblicità ritorna a essere quella modesta dei primi anni di vita,alla fine dell’800:soprattutto gabinetti medici per le più squallide malattie della povertà,dentisti,qualche sartoria. Però è efficace,perché propaganda cliniche e negozi dove si parla italiano, o addirittura di proprietari italiani,che fanno sconti e rateazioni per i lettori, alimentando un circuito economicamente importante,attraverso la conciliazione tra militanza e convenienza. “I nostri lettori – si legge – hanno interesse a servirsi delle ditte che fanno pubblicità sull’Avanti! A prescindere dal fatto ch’essi,presso i nostri inserzionisti,troveranno sempre la migliore accoglienza,essi avranno spesso delle riduzioni di prezzi qualora diranno di venire da parte dell’Avanti! D’altra parte,se per i semplici lettori quanto abbiamo detto costituisce una preghiera, per i compagni, il servirsi di coloro che fanno pubblicità sull’Avanti! diventa un obbligo. Così facendo,aiuteranno grandemente il giornale e faciliteranno l’incremento della pubblicità al nostro foglio che ne trarrà un considerevole aiuto”.
Una comunità ha le sue comunicazioni sociali(necrologi,nascite,matrimoni) e anche le sue feste,che servono tra l’altro all’auto finanziamento. Rinasce così la festa dell’Avanti!:un po’ dovunque, ma naturalmente soprattutto a Parigi. Le feste e le sottoscrizioni servono al finanziamento dell’Avanti!,del partito, ma, come si diceva precedentemente,anche per sostenere in Italia le famiglie dei compagni privati della libertà. Il “soccorso rosso” è richiesto in modo martellante,con piccoli riquadrati in neretto presenti in tutti i numeri del giornale. “Lavoratori- si legge spesso-non dimenticate i compagni reclusi e coatti! Soccorrete le loro famiglie!”. E i lavoratori in esilio non dimenticano,anche perché lunghe colonne riempiono l’Avanti! per raccontare la vita dei deportati attraverso la loro testimonianza diretta. Sono le pagine più belle. L’autore del testo naturalmente resta ignoto,per non sottoporlo a ulteriori punizioni,vengono cancellati i riferimenti precisi che possono farlo individuare dalla polizia, solita a leggere l’Avanti! con occhiuta attenzione. Ma il quadro della deportazione è ugualmente chiaro. E tocca il cuore dei compagni. Ecco, da un isolotto del Tirreno,una delle prime testimonianze. ”Carissimi, da circa otto giorni mi trovo in quest’isola desolata dove dovrò passare la bellezza di tre anni. Non soffro per me,che il mio sacrificio dedicato all’idea mi è lieve, ma soffro in modo intenso per le sofferenze che la mia prigionia infligge alla mia famiglia. Il nostro trattamento non è dissimile da quello dei coatti comuni. Dormiamo su due cavalletti di ferro con assicelle e pagliericcio. Peggio che in carcere! Dal mattino alle cinque di sera siamo liberi ma non si sa dove sbattere la testa. Il mondo civile dovrebbe protestare per tale nostra condizione che, prolungandosi, rappresenterà la rovina morale ed economica di migliaia di famiglie innocenti,oltre allo strazio morale e fisico di migliaia di galantuomini. Io, come i compagni di sventura, siamo però attaccati a un filo di speranza che questa nostra situazione non duri a lungo. In questo caso solamente spero ancora di rivedervi”.

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