domenica, 17 Novembre, 2019

A proposito di referendum (propositivo)

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A distanza di poco più di due anni dal referendum del 4 dicembre 2016, che ha bocciato la riforma della Costituzione, si ritorna a parlare ( purtroppo o per fortuna?) di riforme costituzionali. Questa volta tocca al Movimento 5 Stelle fare la proposta, con il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta Riccardo Fraccaro.
Il testo della proposta (eversiva) di riforma inserisce nell’art.71 della Costituzione una nuova modalità di iniziativa legislativa popolare, la quale scatta al raggiungimento di 500 mila firme. Se le Camere non approvano la proposta di legge popolare entro 18 mesi si svolge un referendum propositivo, previo giudizio della Corte Costituzionale; nel caso in cui, invece, le Camere approvino una proposta difforme si andrebbe al ballottaggio tra le due proposte; quella popolare contro quella parlamentare.

Nell’ormai famoso “Contratto di Governo” dell’Esecutivo giallo-verde si legge che il referendum propositivo “vuole rappresentare uno strumento di stimolo e impegno per l’attività delle Camere”; inoltre la possibilità che l’oggetto del referendum riguardi la proposta popolare e la proposta parlamentare alternativa darebbe “spazio al Parlamento per elaborare una soluzione che potrebbe rivelarsi più meditata ed equilibrata di quella proposta dai promotori” e conseguentemente “il Parlamento non sarebbe affatto escluso dalla nuova procedura di democrazia diretta e, anzi potrebbe uscirne rafforzato nella sua legittimazione e autorevolezza”.

Si tratta sicuramente di un progetto di riforma innegabilmente innovativo, ma non può essere visto come un punto di congiunzione tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa; né tantomeno come un rafforzamento della capacità del Parlamento di poter costruire uno stretto legame tra istituzioni e società. Il meccanismo dell’eventuale ballottaggio rischierebbe addirittura di creare una contrapposizione e una competizione tra popolo e Parlamento.

I problemi non finiscono qui: infatti il referendum propositivo grillino non prevede quorum per la validità della consultazione popolare, facendo inevitabilmente sfociare il tutto in uno “stapotere” (o dittatura) delle minoranze; e ciò appare, a ben vedere, molto singolare se si considerano le critiche che non molto tempo fa venivano mosse dall’attuale maggioranza di Governo ( e non solo) alla riforma Renzi/Boschi fallita nel 2016. Ulteriore punto critico è la mancata previsione di un limite di materie, sicchè potrebbe essere possibile indire dei referendum anche sulle leggi tributarie e di bilancio, e addirittura sulle leggi penali, contro ogni principio costituzionale (tra tutti il principio della riserva di legge penale di cui all’art 25 Costituzione).

Detto ciò, non si disdegna ovviamente la possibilità che nel nostro ordinamento venga introdotto un istituto di democrazia diretta qual è il referendum propositivo (previsto peraltro in altri ordinamenti europei ed extraeuropei); ma se si vuole farlo bisogna necessariamente prevedere un quorum strutturale di validità, nella misura del 50% +1 degli aventi diritto al voto, il più adeguato quando si tratta di referendum.

Diceva Norberto Bobbio nel suo saggio intitolato “Quali alternative alla democrazia diretta?” – recentemente pubblicato da Mondoperaio in occasione dei 70 anni dalla fondazione della rivista – che “ se la democrazia è difficile, la democrazia diretta è ancora più difficile”; e ancora “ la democrazia diretta, la democrazia dell’agorà contrapposta alla democrazia dell’aula, era un regime adatto ai piccoli Stati, a quegli Stati, appunto, le cui dimensioni permettevano ai cittadini di riunirsi tutti insieme in piazza”. Ecco, i nostri nuovi padri costituenti dovrebbero leggere di più Bobbio e meno Scanzi; si eviterebbe, cosí, di creare tanti piccoli Toninelli,Fraccaro o Di Maio. L’Italia intera gliene sarebbe grata!

Giovanni Nigro
FGS Calabria
Responsabile nazionale FGS Riforme Istituzionali

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