sabato, 26 Settembre, 2020

A Washington l’accordo per un nuovo Medio Oriente

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, celebrando alla Casa Bianca la firma degli Accordi di ‘Abramo’ da parte di Israele, Emirati arabi uniti e Bahrein per la normalizzazione delle loro relazioni, ha detto: “E’ una giornata storica che segna l’alba di un nuovo Medio Oriente. Un obiettivo raggiunto grazie ai leader visionari di questi tre Paesi”.

Gli accordi di Washington sono stati sottoscritti dal premier israeliano, Benjami Netanyahu, e dai ministri degli Esteri di Emirati e Bahrein, Abdullah bin Zayed Al-Nahyan e Abdullatif al-Zayani.
Il leader israeliano ha sottolineato: “Siamo a un punto di svolta che annuncia una nuova alba di pace e che finirà per espandersi fino a includere altri Stati arabi. Alla fine, potrà porre fine al conflitto arabo-israeliano, una volta per tutte. Molto tempo dopo la fine della pandemia, la pace che facciamo oggi durerà ancora. A tutti gli amici di Israele nel Medio Oriente, quanti sono oggi con noi e quanti si uniranno domani, dico Salam Aleikum. Il popolo d’Israele conosce il prezzo della guerra, conosco il prezzo della guerra. Sono stato ferito in battaglia. Un soldato è morto nelle mie braccia. Mio fratello Yoni ha perso la vita salvando un ostaggio”.

 

L’emiratino Al-Nahyan, ringraziando Netanyahu, ha detto: “Sono qui per tendere una mano di pace e ricevere una mano di pace, stiamo assistendo a un cambiamento nel Medio Oriente che darà speranza al mondo intero. Ringrazio Netanyahu per aver scelto la pace e aver fermato l’annessione dei Territori palestinesi. La normalizzazione dei rapporti con Israele permetterà agli Emirati Arabi Uniti di sostenere con maggior forza i palestinesi nella realizzazione di un loro Stato indipendente. Questo non è uno slogan che abbiamo coniato per ottenere guadagni sul piano politico, dal momento che tutti vogliono creare un futuro prospero”.

 

Il ministro del Bahrein, Al-Zayani, ha evidenziato: “Per troppo tempo, il Medio Oriente è stato frenato dal conflitto e dalla sfiducia, provocando indicibili distruzioni e vanificando le speranze dei più giovani della Regione. Ora sono convinto che possiamo cambiare la situazione, affinché si raggiunga la soluzione dei due Stati. L’accordo di oggi è un primo passo importante e ora spetta a noi dare seguito a un accordo di pace israelo-palestinese. Oggi abbiamo dimostrato che un simile percorso è possibile e anche realistico. Ciò che solo pochi anni fa era solo un sogno, ora è realizzabile e possiamo vedere davanti a noi un’opportunità d’oro per la pace, la sicurezza e la prosperità per la nostra Regione”.
Tutti e tre i leader hanno ringraziato Trump per la sua ferma leadership e gli sforzi della sua squadra per raggiungere l’intesa. Una volta firmati i documenti, grandi sorrisi e mani sul cuore, ma nessuna stretta di mano a causa dell’epidemia di coronavirus.
Mentre alla Casa Bianca si celebravano gli Accordi di ‘Abramo’, dalla Striscia di Gaza sono stati lanciati due razzi e sono risuonate le sirene ad Ashkelon e Ashdod; due i feriti lievi causati dalle schegge.
Subito dopo il lancio dei missili, un portavoce di Hamas ha commentato: “Gli accordi di normalizzazione tra Bahrein, Emirati e l’entità sionista non valgono la carta sulla quale sono scritti. Il popolo palestinese continuerà la sua lotta fino a che non avrà ottenuto tutti i suoi diritti”.
Dunque, necessariamente il prossimo passo dovrà riguardare la nascita di uno Stato Palestinese per porre fine alla tragedia tra israeliani e palestinesi che dura da oltre settanta anni.
Gli accordi di ‘Abramo’ sono stati annunciati dalla Casa Bianca con una nota congiunta del 13 agosto in cui si indicava: “Una svolta diplomatica storica che farà avanzare la pace e al contempo sbloccherà  il grande potenziale nella regione”.
La speranza di Washington e di Gerusalemme, è che al passo rivoluzionario di Abu Dhabi segua quello degli altri Paesi del Golfo. Tra questi, uno potrebbe essere l’Oman. A spingere il Golfo in questa direzione c’è la comune opposizione verso l’Iran e la sfida posta dall’atteggiamento sempre più aggressivo della Turchia di Recep Tayyip Erdogan nella regione.
La settimana scorsa il ministro per l’Intelligence israeliano, Eli Cohen, ha stimato: “Entro 3-5 anni l’interscambio (con gli Emirati) raggiungerà i 4 miliardi di dollari annui; i settori interessati sono difesa, energia, salute, turismo, tecnologia e finanza. Il primo risultato concreto è arrivato ieri con la firma di un memorandum of understanding tra la Banca Nazionale di Dubai e la Banca Hapoalim israeliana; sempre alla vigilia della firma, il ministro dell’Industria e del Commercio del Bahrein, Zayed bin Rashid Al Zayani, e il ministro della Cooperazione regionale israeliano, Ofir Akunis, hanno discusso al telefono di cooperazione economica.
Il presidente americano Donald Trump alla cerimonia della firma degli Accordi di ‘Abramo’, parlando dal balcone, davanti ai circa 200 ospiti, riuniti e distanziati nel giardino della Casa Bianca per l’emergenza Covid, ha sottolineato: “Siamo qui questo pomeriggio per cambiare il corso della storia. Oggi è una giornata incredibile per il mondo intero. Firmando l’accordo per la normalizzazione dei loro rapporti, Israele, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti stanno scegliendo un futuro in cui arabi e israeliani, musulmani, ebrei e cristiani possano vivere insieme, pregare insieme e sognare insieme, vicini, in armonia”.
Il presidente Trump, il primo ministro israeliano Netanyahu e i ministri degli Esteri di Bahrein ed Emirati hanno firmato copia dell’accordo in arabo, ebraico ed in inglese.
Gli Stati Uniti incassano questo importante successo diplomatico diventando garanti di un accordo storico che scavalca il ruolo istituzionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

 

Salvatore Rondello

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