giovedì, 21 Marzo, 2019

Abenomics, la scommessa continua

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Abe-vince-GiapponeUna bassa l’affluenza alle urne – ha votato poco più del 52% degli aventi diritto – sette punti in meno rispetto alle elezioni del 2012, record negativo dal secondo dopoguerra a oggi. E una vittoria, piuttosto scontata del primo ministro Shinzo Abe, leader del Partito liberal-democratico (Pld), vittoria accolta non positivamente dai mercati finanziari: l’indice Nikkei 225, il principale listino azionario nipponico ha infatti chiuso in rosso dell’1.57%, scontando le perdite registrate venerdì da Wall Street e l’incertezza dello yen, ai minimi da sette anni. Sul fronte delle Borse europee i fattori che hanno spinto gli investitori ad approcci prudenti sono stati il crollo ulteriore del prezzo del petrolio – che dopo aver dimezzato il suo valore in sei mesi – oggi è sceso a 56 dollari il barile; le elezioni presidenziali in Grecia fissate per mercoledì 17 dicembre, e la possibilità che la Fed – sempre mercoledì – alzi i tassi prima del previsto.

LE INTENZIONI DI ABE – Per quanto concerne il voto giapponese di domenica, questo è stato impostato come un referendum sull’Abenomics (crasi tra Abe ed Economics), ossia la serie di riforme concepite e attuate dal primo ministro e dalla Bank of Japan (la banca centrale giapponese) – guidata da Haruhiko Kuroda – nel tentativo, (per ora) vano, di rivitalizzare l’economia del Giappone. Il focus del nuovo governo Abe sarà non solo l’economia, ma anche le riforme costituzionali: il leader conservatore ha ottenuto una comoda maggioranza di oltre due terzi alla Camera bassa della Dieta del Giappone (quella dei rappresentanti, ndr) che gli consentirà di riprendere in mano le leggi respinte dalla Camera Alta della Dieta del Giappone (quella dei consiglieri, ndr) e cambiare la Costituzione, in particolare l’articolo 9 che impedisce a Tokyo di avere un esercito nelle sue piene funzioni.

IL CROLLO DEL PIL E IL PROBLEMA DELL’IVA – Sul fronte dei risultati della politica economica ultra – espansiva, la cosiddetta Abenomics, nei primi 20 mesi di attuazione non ha ancora sortito gli effetti sperati, essendo il Paese, lo scorso novembre, entrato ufficialmente in recessione tecnica, la terza dal 2008. E a parlare sono i dati – reali e impietosi – che registrano una contrazione della produzione industriale, del Pil e del potere d’acquisto, dunque dei livelli salariali. Contestualmente sono aumentati i disoccupati, l’indice di povertà e il debito pubblico è al 241%. Per quanto concerne i consumi delle famiglie, questi si sono contratti in seguito all’aumento di tre punti percentuali dell’Iva – dal 5 all’8% – scattato lo scorso aprile. Prima di sciogliere la Camera bassa, a novembre Abe ha annunciato il rinvio di un ulteriore aumento dell’Iva al 10% – in un primo momento previsto a partire da ottobre 2015, fatto poi slittare a partire dall’aprile 2017 – senza dimenticare che il suo progetto prevede un obiettivo di imposta indiretta sui consumi al 18%. Nonostante i dati sull’economia nipponica, il primo ministro ha annunciato l’intenzione di continuare nel cammino dell’Abenomics attraverso tre azioni: accelerare sul quantitative easing (creazione di moneta da parte della banca centrale e la sua iniezione – con operazioni di mercato aperto – nel sistema finanziario ed economico, ndr) , puntare su investimenti strategici ed elaborare un piano per la crescita economica che – secondo gli analisti finanziari – deve passare attraverso una riduzione del carico fiscale. I risultati della tornata elettorale indicano dunque un’ulteriore promozione dell’Abenomics che rischia di tradursi in un salto mortale con Abe, preferito a un “salto nel vuoto con Banri Kaidea”, leader dell’opposizione democratica.  

Silvia Sequi

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