giovedì, 1 Ottobre, 2020

Abolito finanziamento ai partiti. Pastorelli, dubbi di costituzionalità

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Abolito finanziamento partitiSi fa dura l’azione a tenaglia contro i partiti politici. Dopo l’Italicum, che mira a lasciare in piedi solo le tre principali forze politiche, arriva il voto sul finanziamento pubblico. Il testo, approvato dal Consiglio dei ministri, prevede che, per poter accedere ai benefici previsti dal decreto, i partiti debbano dotarsi di uno statuto. Fin qui niente di male. Ma, il punto dolente riguarda proprio le modalità specifiche: per quello che riguarda le detrazioni fiscali e le erogazioni liberali, infatti, è richiesto che i partiti abbiano almeno un candidato eletto alla Camera, al Senato, al Parlamento europeo o in un consiglio regionale o delle province autonome. Se non dovessero esserci eletti, sarà sufficiente aver presentato candidati in almeno 3 circoscrizioni, per la Camera, o in 3 regioni per il Senato o «in un consiglio regionale o delle province autonome» o 1 circoscrizione per le Europee.

Diversa è la situazione per quello che riguarda il 2 per mille Irpef. A quest’ultimo beneficio sono ammessi solo i partiti iscritti nel registro che abbiano eletto almeno un candidato alle elezioni della Camera, del Senato o del Parlamento europeo. Escluse, dunque, le elezioni regionali e non è sufficiente la semplice presentazione di candidati.

«Una decisione dal sapore anticostituzionale», spiega il tesoriere del PSI Oreste Pastorelli. Secondo il deputato socialista, infatti, «chi ha chiaro il compito dei partiti nel funzionamento della democrazia non dovrebbe lasciarsi abbagliare dagli slogan facili». Spiega Pastorelli, infatti, che «il riferimento deve essere innanzitutto la Costituzione che, all’articolo 49 che sancisce chiaramente che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”». In quest’ottica «non riusciamo proprio a spiegarci come mai si sia voluto creare una discriminante per l’accesso alle donazioni libere e le detrazioni fiscali rispetto al 2 per mille Irpef. Imporre la possibilità del 2 per mille solo a chi ha un eletto alla Camera, Senato o Parlamento europeo significa, di fatto, voler precludere la possibilità a qualunque cittadino che voglia creare e far crescere un partito in regola con le norme previste di ricevere il 2 per mille».

Pastorelli sottolinea ancora più chiaramente: «Stiamo parlando di una questione di democrazia. Noi ribadiamo che la politica non deve essere fatta solo da chi ha i soldi. Lo vediamo ogni giorno, soprattutto chi come me si occupa di ambiente, cosa significhi lasciare la politica nelle mani delle lobby. Se io metto in campo delle proposte e non ho i soldi per portarle avanti, i cittadini che mi riconoscono la capacità di difendere i loro interessi devono potermi dare il 2 per mille affinché io possa finanziare la mia azione politica. Negarglielo per legge è assurdo».

Quale è stata, dunque, la postura dei socialisti in Aula? «I socialisti su questo punto hanno presentato degli emendamenti alla Camera come al Senato. Proprio alla Camera hanno dovuto ritirarli perché dichiarati inammissibili dai i tempi stretti. Era un decreto blindato quindi abbiamo scelto di non partecipare al voto e ci siamo astenuti (dichiarazione di voto di Lello Di Gioia). Ora sicuramente su questo ci saranno dei ricorsi».

Roberto Capocelli

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