martedì, 23 Luglio, 2019

Acciaierie Terni. È una liquidazione, ma non si dice

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La città dell’AcciaTerni acciaierieio, Terni, potrebbe vedere la scomparsa delle tute blu, dopo che l’azienda ieri mattina ha inviato 550 lettere di licenziamento.
Ieri è saltata la trattativa al Mise tra ThyssenKrupp, sindacati e governo sul piano industriale per l’Ast di Terni: l’azienda ha riaperto le procedure di mobilità per i suoi dipendenti, sospese a settembre. Ma la tensione è salita alle stelle, gli operai hanno scioperato per l’intera giornata e dopo la manifestazione hanno bloccato la stazione di Terni.
I licenziamenti e la dismissione dell’impianto rappresentano il banco di prova di un governo che in precedenza aveva promesso e garantito sulla salvaguardia dei posti di lavoro alla Thyssen Krupp della città umbra.
“Siamo infuriati per il comportamento del Governo” ha commentato così Andrea Difino, segretario provinciale del Psi di Terni, nonché uno dei dipendenti che ha ricevuto la lettera di licenziamento da parte della Thyssen, spiegando: “Non sono state proposte delle iniziative da parte del Governo per quella che è comunque una questione di rilevanza europea, la produzione dell’acciaio”.

E ha aggiunto: “Quello che fa rabbia è che l’Italia non solo non ha una politica industriale e soprattutto in campo siderurgico. L’acciaieria di Terni rappresenta il 40% del Pil della Regione Umbria e ben lo 0,5% di quello italiano. Il Governo non è stato in grado, ancora una volta di prendere un’iniziativa concreta per garantire la produzione industriale di questo Paese, la produzione di un acciaio come quello di Terni che è di alta qualità”.

L’esponente socialista ha poi esposto i dubbi che circolano a Terni: “In molti pensano che in realtà il Governo abbia preso degli accordi in sede europea con i tedeschi per dismettere la sede ternana. Prima di tutto perché non si è cercato un compratore come per Taranto, e questo perché lì si tratta di vendere a indiani e i tedeschi non vogliono concorrenza extraeuropea, poi il Governo non si è impegnato in prima persona, ma ha fatto solo da mediatore durante il tavolo delle trattative”. Infine Difino spiega come sono andate le cose: “La Thyssen continuava a sostenere che la sede di Terni non è redditizia e voleva un piano industriale con tagli per 100 milioni di euro, di cui 40 dai licenziamenti, i sindacati allora hanno proposto dei contratti di solidarietà che arrivavano a far risparmiare anche 40 milioni di euro l’anno all’azienda e questo – conclude il socialista – mette in evidenza che in realtà non si vuole risparmiare, né chiudere un forno, ma la dismissione dell’acciaieria di Terni”.

Il Governo continua a dirsi preoccupato per le conseguenze di un licenziamento di massa nella città ternana, dimenticando di essere stato il fautore dell’abolizione dell’art.18. “Dopo diversi incontri fra le parti senza alcun esito il Governo, sollecitato dalle parti, ha accompagnato progressivamente il tentativo negoziale cercando di agevolare il raggiungimento di un’intesa. In questo non è stato aiutato dalle rigidità manifestatesi che hanno contribuito a mantenere un clima molto difficile in termini di relazioni industriali tra le parti. Nonostante questo irrigidimento su alcuni aspetti della trattativa, il governo – ha commentato il Ministro Guidi – aveva progressivamente individuato i punti intorno ai quali si sarebbe potuta raggiungere un’intesa come era stato auspicato in occasione del primo intervento che aveva già portato al ritiro della procedura di mobilità avviata dall’azienda”.

“È importante che il governo si dichiari impegnato ‘a tenere in piedi il dialogo tra le parti’ nella vertenza dell’Ast di Terni, ma non è vero che ha fatto ‘modificare radicalmente il piano industriale’ come sostiene oggi il ministro competente”. Replica così, Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm, alle dichiarazioni rilasciate dalla titolare del dicastero dello Sviluppo economico, Federica Guidi, a margine della giornata europea della concorrenza. “Il testo di mediazione che ci ha consegnato l’esecutivo – ricorda Ghini – ha riconfermato, invece, i medesimi investimenti proposti dalla multinazionale tedesca ThyssenKrupp il 17 luglio scorso e ciò significa la riduzione della capacità produttiva del sito siderurgico ternano”.
Nel frattempo i sindacati sono tutti sul piede di guerra: CGIL-CISL- UIL hanno proclamato per giovedì 16 ottobre uno sciopero generale a Terni.

Maria Teresa Olivieri

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