sabato, 7 Dicembre, 2019

Spagna, far nascere l’esecutivo non sarà semplice

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Dopo sei mesi di stallo politico che hanno provocato la quarta tornata elettorale in quattro anni, il segretario socialista e premier uscente Pedro Sanchez e il leader di Podemos Pablo Iglesias, hanno firmato un accordo preliminare per la formazione di un governo di coalizione. La notizia dell’intesa è stata immediatamente salutata da Inigo Errejon, fondatore di Mas Pais, che con i suoi tre seggi andrà a sostenere l’ormai prossimo governo progressista. Ciò che nella scorsa primavera sembrava impossibile oggi è stato raggiunto in meno di due giorni. Podemos potrà entrare direttamente nel governo, con lo stesso Iglesias che ricoprirà la carica di vicepresidente. Gli incontri tra le parti sono iniziati, con la massima discrezione, subito dopo la chiusura delle urne. Sono stati i numeri due dei rispettivi partiti, Adriana Lastra per il PSOE e Irene Montero per Podemos, a mettere nero su bianco l’accordo firmato da Sanchez e Iglesias.

Ad ogni modo, far nascere l’esecutivo non sarà semplice. Nel Congresso, socialisti e sinistra hanno 158 seggi, lontani da quota 176, necessari per ottenere l’investitura del Primo Ministro.
Probabilmente l’accordo verrà sostenuto anche dai partiti regionalisti, che contano 10 deputati, 7 con il Partito Nazionalista Basco e uno a testa per il Blocco Nazionalista Galiziano, il Partito Regionalista della Cantabria e Teruel Existe. A questo punto, senza contare l’appoggio dei partiti catalani oppure una benevola astensione di Ciudadanos, la maggioranza resterebbe lontana appena otto scranni. Bisognerà vedere quale sarà la posizione dei 13 deputati della Sinistra Repubblicana Catalana – partito di Oriol Junqueras, leader indipendentista condannato a tredici anni di carcere – e dei separatisti baschi di Euskal Herria Bildu, rappresentati da 5 deputati. A questo punto, senza giri di parole, è possibile affermare che il destino politico della Spagna dipende da chi la Spagna la vorrebbe abbandonare.
“Sarà un governo progressista composto da forze progressiste che lavoreranno per il progresso. Non c’è spazio per l’odio tra gli spagnoli”, ha dichiarato il premier uscente Sanchez. “Come ho detto la sera delle elezioni – ha aggiunto Iglesias – dopo aver ascoltato i risultati, quella che è stata un’opportunità storica ad aprile è diventata una necessità storica”. Le parti fondamentali dell’accordo sono la creazione di nuovi posti di lavoro, la lotta alla corruzione, la difesa dell’ambiente e la normalizzazione della situazione catalana.

Amedeo Barbagallo

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